MARZABOTTO, 6 LUGLIO 2025 – “Lo scavo si conclude, ma la ricerca continua: davanti a noi si aprono nuove sfide e nuove prospettive. La storia non ha ancora finito di parlare.” Con queste parole la Elisabetta Govi, professoressa di Etruscologia e Archeologia Italica all’Università di Bologna, ha chiuso la trentottesima campagna di scavo nell’area archeologica di Marzabotto (antica Kainua), inaugurando al contempo l’iniziativa “La città continua a raccontarsi”, che ha aperto lo scavo al pubblico.
Archeologhe e archeologi del Dipartimento di storia, culture, civiltà dell’Università di Bologna hanno illustrato ai visitatori i risultati delle ultime cinque settimane di indagini, condividendo metodi, scoperte e interrogativi ancora aperti, in un’ottica di dialogo tra ricerca scientifica e comunità.

Grazie alla collaborazione tra l’Università di Bologna e il Museo Nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto, il cuore della ricerca è stato condiviso con la comunità. “Perché”, come sottolinea Elisabetta Govi “il legame tra passato e presente si costruisce insieme”.
Il Tempio di Uni

Le ricerche di quest’anno si sono concentrate nel piazzale antistante il Tempio di Uni, dove lo scorso anno è stata scoperta, in modo del tutto inatteso, una grande fornace di epoca romana con il relativo prefurnio. Un ritrovamento che apre nuove prospettive sulla storia di Kainua e sulla sua continuità di vita oltre l’età etrusca. La collocazione di un impianto artigianale in un’area precedentemente sacra suggerisce che il tempio fosse ormai fuori uso e che la sua funzione cultuale fosse cessata, permettendo un riutilizzo pratico dello spazio. La scoperta, di cui da’ notizia la pagina Facebook Marzabotto Etrusca imperniata sugli scavi archeologici nella Città Etrusca di Kainua dell’Università di Bologna, si aggiunge ad altri indizi già noti di una frequentazione romana del sito: dalla villa rustica con fornaci nell’area nord-orientale, alla grande canaletta romana che attraversa il piazzale del tempio di Uni, fino alle monete imperiali rinvenute nei pressi del tempio di Tinia e ai numerosi segni di riuso delle strutture etrusche. Tuttavia, la fornace recentemente indagata presenta caratteristiche che la distinguono: le sue dimensioni e la sua complessità lasciano ipotizzare un’attività produttiva strutturata, che implicava l’approvvigionamento di materie prime, la presenza di maestranze specializzate, reti di trasporto e una committenza organizzata.
Questi nuovi elementi impongono un ripensamento del ruolo di Marzabotto in epoca romana. Finora si riteneva che la fase romana fosse limitata a una presenza sporadica e rurale; ora emergono indizi di una realtà più articolata, con un impianto artigianale stabile, inserito in un contesto territoriale probabilmente più attivo e connesso di quanto si fosse immaginato.
L’antica città etrusca di Kainua, situata nei pressi di Bologna e abitata tra la fine del VI e l’inizio del IV secolo a.C., è uno dei centri meglio conservati e più significativi della Valle del Po. Sebbene i primi scavi risalgono alla fine del XIX secolo, è solo dal 1988, grazie all’impegno del professor Giuseppe Sassatelli, ora presidente dell’Istituto nazionale di studi etruschi, che sono iniziate indagini sistematiche e continuative con un preciso orientamento scientifico. Da allora, la Sezione di Archeologia del Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna è attiva a Marzabotto da quasi quarant’anni.

La fase meglio documentata delle ricerche è la cosiddetta Fase III, quella etrusca, in cui la città venne rifondata con un impianto urbano regolare. Pur ispirandosi ai modelli ellenici dell’epoca, l’assetto urbanistico si distingue per la rigorosa orientazione secondo i punti cardinali, riflesso dei principi cosmologici e rituali che caratterizzano la tradizione urbanistica etrusca. Con il tempo, Kainua perse la sua identità urbana: nel II secolo a.C., l’area fu occupata solo da una piccola villa rustica romana, costruita ai margini dell’antico abitato. (@EtruscanTimes)

