Matilde Marzullo e lo spazio sacro nelle tombe dipinte di Tarquinia

La conferenza di Matilde Marzullo a Viterbo

VITERBO, 27 GENNAIO 2026 – «Sin dai secoli delle prime scoperte, chiunque frequentasse le necropoli d’Etruria si è chiesto quali motivazioni abbiano spinto gli Etruschi a realizzare quella che è stata definita da Massimo Pallottino una vera e propria pinacoteca sotterranea». Con queste parole Matilde Marzullo ha aperto la sua conferenza dedicata alle tombe dipinte di Tarquinia, scegliendo di partire dalla lunga storia degli interrogativi che, dal Rinascimento a oggi, accompagnano uno dei fenomeni più noti e al tempo stesso più complessi dell’Etruria antica.

Rassegna “La Biblioteca Incontra”

L’intervento si è svolto alla Biblioteca Consorziale di Viterbo, nell’ambito della rassegna La Biblioteca incontra – stagione 1/2026 – come primo appuntamento dello Speciale dedicato agli Etruschi, realizzato in collaborazione con il “Progetto Tarquinia” dell’Università degli studi di Milano. L’incontro ha registrato una partecipazione particolarmente ampia, con quasi duecento persone presenti, molte in piedi, a conferma di un interesse diffuso per i temi affrontati e per le più recenti acquisizioni della ricerca etruscologica.

Ospite dell’appuntamento è stata Matilde Marzullo, professore aggiunto di Etruscologia all’Università degli Studi di Milano e responsabile del cantiere presso il sito del “complesso monumentale”, che ha tenuto una conferenza dal titolo Tombe di Tarquinia. Gli spazi dipinti tra realtà e rappresentazione. Dal 2009 Marzullo partecipa al Progetto Tarquinia, ora Centro di Ricerca Coordinata “Progetto Tarquinia”, diretto da Giovanna Bagnasco Gianni, occupandosi di settori di ricerca specifici legati alla ricostruzione del profilo storico della città antica e della necropoli. Membro corrispondente dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici, è autrice di numerosi contributi scientifici e di due volumi che costituiscono oggi un punto di riferimento per lo studio della pittura funeraria tarquiniese.

“Il primo capitolo della storia della pittura italiana”

Gli affreschi della tomba delle Olimpiadi di Tarquinia sono stati esposti alla Fondazione Rovati di Milano in coincidenza con i giochi invernali 2026

La conferenza ha preso avvio da un interrogativo di lunga durata storiografica: quali furono le motivazioni che spinsero gli Etruschi a realizzare quella “pinacoteca sotterranea” che Pallottino definì «il primo capitolo della storia della pittura italiana». Come ha ricordato Marzullo, il problema non riguarda soltanto l’origine dei modelli figurativi, ma investe il significato stesso delle immagini all’interno di un ambito culturale in formazione e la loro funzione nel contesto rituale e simbolico delle tombe.Al centro dell’intervento sono stati presentati i risultati di una ricerca pluriennale che ha condotto alla redazione del corpus completo delle tombe dipinte di Tarquinia, ospitato nel volume Grotte Cornetane: materiali e apparato critico per lo studio delle tombe dipinte di Tarquinia (2016) . Il lavoro ha previsto la raccolta sistematica di tutti gli ipogei noti “sin dal Rinascimento”, confluiti nel progetto Grotte Cornetane. Il corpus comprende oltre cinquecento tombe e riunisce dati archeologici, bibliografici, archivistici, storici, grafici e fotografici, integrati da strumenti multimediali e applicazioni di realtà aumentata, utili anche alla fruizione di monumenti oggi non più accessibili. Per la prima volta, le tombe tarquiniesi sono state analizzate in modo organico nelle loro componenti pittoriche e architettoniche, sia sopra sia sotto terra.

Un aspetto rilevante emerso dalla ricerca riguarda l’architettura degli ipogei, spesso considerata secondaria rispetto alla tradizione monumentale di Cerveteri. Le tombe a camera singola di Tarquinia, generalmente sobrie nelle soluzioni costruttive, sono state a lungo interpretate attraverso categorie elaborate per i tumuli ceretani, con il rischio di perdere di vista le loro specificità. Come ha sottolineato Marzullo, mentre a Cerveteri le camere funerarie riproducono con ricchezza di dettagli gli interni delle abitazioni aristocratiche, a Tarquinia questo rapporto non risulta mai esplicito, lasciando emergere una diversa concezione dello spazio funerario.

Matilde Marzullo (al centro) durante gli scavi a Tarquinia

Per quanto riguarda la pittura, la studiosa ha posto l’accento sull’importanza della decorazione lineare, spesso trascurata a favore delle più note scene figurate. L’analisi sistematica ha dimostrato che anche tombe caratterizzate da “una semplicissima decorazione lineare o una essenziale decorazione geometrica” partecipano pienamente alla costruzione del significato dell’ipogeo.

Nel volume Spazi sepolti e dimensioni dipinte nelle tombe etrusche di Tarquinia (2017), Marzullo ha potuto concentrarsi su questo aspetto, indagando “le ragioni, gli scopi, la valenza sociale e il ruolo dei monumenti” nel centro che più di ogni altro si distinse per la pittura parietale funeraria.

La conferenza ha inoltre affrontato l’evoluzione di questi sistemi decorativi nel lungo periodo, dal VII al I secolo a.C. Seguire le variazioni delle caratteristiche pittoriche e architettoniche consente di cogliere i cambiamenti intervenuti nelle tradizioni funebri etrusche e di comprendere meglio usi, costumi e credenze. Come è stato osservato, la particolarità di molti soggetti non risiede soltanto “nell’antichità della comparsa”, ma anche nella durata dell’attestazione, che in alcuni casi si estende per un arco temporale di diversi secoli.

Una lettura simbolica dello spazio funerario

Uno dei nuclei interpretativi dell’intervento ha riguardato il rapporto tra pittura e architettura considerati come un sistema unitario. I due linguaggi espressivi con cui gli Etruschi di Tarquinia costruirono il proprio spazio funerario simbolico risultano impostati, fin dalle fasi più antiche, secondo “due traiettorie strettamente interconnesse, orizzontale e verticale”. La pittura lineare, latente nell’architettura, ne chiarisce le suddivisioni e struttura lo spazio, mentre la decorazione figurata appare subordinata e di “minore pregnanza a fronte del senso complessivo dei monumenti”.

Tarquinia è candidata a capitale italiana della cultura 2028

Da questa impostazione deriva una lettura simbolica dello spazio funerario, in cui le scansioni prodotte dalla pittura lineare possono essere messe in relazione con i piani dell’esistenza secondo la concezione religiosa etrusca: il mondo ctonio, quello terrestre e quello celeste in senso verticale, e i momenti di separazione, transizione e reintegrazione in senso orizzontale. In questo quadro, la pittura lineare risulta “intrinsecamente legata alla natura stessa dell’ambiente funerario”, concepito come spazio sacro in cui, attraverso corrispondenze cosmiche tra realtà sensibile e soprasensibile, si rende possibile il passaggio dell’anima verso l’aldilà.

In conclusione, Marzullo ha ribadito che gli elementi architettonici e le immagini delle tombe tarquiniesi non devono essere interpretati come semplici riproduzioni della realtà. Non è un edificio specifico a essere rappresentato stricto sensu, ma “l’essenza stessa dello spazio consacrato”, costruita mediante un linguaggio simbolico che rimanda più a edifici cultuali che alla semplice “casa del morto”. In questa prospettiva si inseriscono anche elementi come i boschetti dipinti, che qualificano lo spazio come sacro e contribuiscono a definire quella particolare ambiguità semantica che caratterizza l’espressività tarquiniese.

La conferenza ha inaugurato un ciclo di tre incontri dedicati alle ricerche etruscologiche più recenti sulla città di Tarquinia. Il secondo appuntamento, previsto per aprile sempre a Viterbo, sarà dedicato ai risultati di uno studio bioarcheologico condotto su individui inumati all’interno dell’area sacra; il terzo, in programma a settembre, si concentrerà sui dati emersi dallo scavo di un pozzo sigillato. Il ciclo è promosso dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con l’associazione Terela – Associazione Archeologica aps, impegnata nella divulgazione dei risultati scientifici, nel sostegno agli scavi della Civita di Tarquinia e nel finanziamento di borse di studio per giovani archeologi. (@EtruscanTimes)

La registrazione della conferenza a Viterbo di Matilde Marzullo è disponibile su YouTube:

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