Musetta al Museo Archeologico di Firenze: una nuova mascotte per i giovani visitatori

FIRENZE, 27 NOVEMBRE 2025 — Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze ha  presentato Musetta, la nuova mascotte pensata per accompagnare i più giovani nel loro incontro con l’archeologia. Ideata da Claudia Noferi, curatrice della sezione etrusca del MAF, e uscita dalla matita di Silvia Bolognesi, illustratrice ed archeologa anch’essa, Musetta è una piccola archeologa curiosa e intraprendente, che vuole rendere il percorso museale più accogliente, immediato e coinvolgente per i ragazzi, trasformando la scoperta del mondo etrusco in un’esperienza narrativa.

Claudia Noferi, curatrice della sezione etrusca del MAF

Introdotta con un video su facebook, l’archeologa topolina si inserisce all’interno del più ampio rinnovamento didattico e comunicativo del museo, che comprende anche l’allestimento della nuova Sala della Chimera.

La presenza di Musetta rappresenta un ponte tra il nuovo impianto espositivo e il pubblico più giovane, facilitando l’orientamento e stimolando la curiosità attraverso illustrazioni, materiali dedicati e un tono narrativo capace di alleggerire la distanza tra reperto e visitatore. L’iniziativa fiorentina riflette una trasformazione più ampia che negli ultimi anni sta attraversando molti musei archeologici, in Italia e all’estero.

Daniele Maras, direttore del MAF, alla presentazione della Sala della Chimera

La didattica museale non è più confinata al semplice affiancamento della visita, ma diventa parte integrante della missione culturale del museo. L’archeologia, tradizionalmente percepita come complessa o distante dai più giovani, viene oggi tradotta attraverso linguaggi più intuitivi, attività immersive e percorsi che valorizzano la dimensione del gioco, dell’immaginazione e della partecipazione attiva. Questa tendenza nasce dall’esigenza di rendere il patrimonio più accessibile e di promuovere una relazione diretta con il passato: non solo osservare le testimonianze antiche, ma comprenderle attraverso esperienze pratiche, narrazioni visive, laboratori sensoriali, ricostruzioni e simulazioni.

Allo stesso tempo, cresce l’attenzione all’inclusione e alla diversificazione dei pubblici: i musei sperimentano modalità di fruizione calibrate sulle diverse età e competenze, con percorsi che sappiano essere sia rigorosi sia emotivamente coinvolgenti.

Molti musei stanno adottando approcci affini, confermando che il modello sperimentato a Firenze non è isolato, ma parte di un panorama in rapida evoluzione. In Toscana, il Museo Archeologico di Artimino offre da anni un ventaglio ricchissimo di laboratori per tutte le fasce scolastiche, dai giochi etruschi per l’infanzia alle simulazioni di scavo, dalle esperienze sensoriali legate ai profumi antichi fino ai percorsi dedicati alla lingua e all’arte etrusca. Qui la didattica è strutturata come un vero programma annuale, con proposte in museo, in classe e nei siti archeologici del territorio.

L’Associazione Musei Archeologici della Toscana ha ulteriormente consolidato questa direzione, proponendo laboratori tematici e percorsi itineranti che rendono la didattica un servizio territoriale, non solo museale. Realtà come GEA Archeologia, che portano nelle scuole attività legate allo scavo simulato, all’analisi dei reperti e alla sperimentazione dei materiali, mostrano quanto sia cresciuto il desiderio di connettere archeologia e apprendimento quotidiano, rendendo la disciplina un esercizio pratico oltre che teorico.

All’estero la stessa tendenza è ben riconoscibile: musei come il British Museum di Londra o il Louvre di Parigi hanno sviluppato mascotte, percorsi interattivi, mappe-gioco e programmi partecipativi che trasformano la visita in un’avventura su misura per i bambini. Molti parchi archeologici europei sperimentano inoltre la “storia vivente”: ricostruzioni, incontri con personaggi in costume, spazi tattili e laboratori manuali che parlano alle diverse forme di apprendimento.

Musetta non è dunque solo un personaggio simpatico, ma il segno di un cambiamento più ampio: i musei stanno ripensando il loro modo di raccontare il passato e di dialogare con i più giovani. Laboratori, percorsi immersivi, mascotte-guida e strumenti calibrati sulle diverse età mostrano come la funzione educativa sia ormai parte centrale dell’identità museale. Gli esempi italiani ed europei confermano una direzione comune: rendere la storia un’esperienza viva, capace di parlare al presente e di accompagnare la formazione dei visitatori di domani. (@EtruscanTimes)

 

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