Ossa che parlano: a Tarquinia l’archeozoologia decifra i rituali etruschi

TARQUINIA (VT), 29 SETTEMBRE 2025 — Parlare oggi di ritualità etrusca significa affrontare una sfida complessa: restituire senso a gesti, pratiche e simboli che raramente lasciano tracce evidenti. È qui che l’archeozoologia, sostenuta dalle tecnologie digitali, può fare la differenza, trasformando ossa e resti animali in indicatori preziosi per decifrare le dinamiche del culto. Con questo obiettivo si è svolto il 25 settembre, al Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia, il workshop “Uomini & Animali @ Tarquinia & Gravisca, un dialogo fra due aree sacre: ‘complesso monumentale’ e santuario emporico”, tappa centrale del progetto PRIN 2022.

Giovanna Bagnasco Gianni (a sinistra)
Da sinistra, Giovanna Bagnasco Gianni e Francesco Sposetti

L’incontro ha riunito, in una occasione di confronto e discussione, specialisti di università e istituzioni italiane e internazionali, offrendo un raro esempio di dialogo interdisciplinare. Protagonista è stata Giovanna Bagnasco Gianni, professoressa di Etruscologia all’Università degli Studi di Milano, direttrice del CRC “Progetto Tarquinia” e e coordinatrice dell’unità milanese del progetto PRIN.

La giornata si è aperta con i saluti del Direttore del PACT, Vincenzo Bellelli, ospite del workshop, di Rossella Zaccagnini, funzionaria della SABP per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, del sindaco di Tarquinia, Francesco Sposetti, in compagnia dell’assessora Monica Calzolari, e del Presidente dell’Università Agraria di Tarquinia, Alberto Riglietti.

A seguire, Bagnasco Gianni ha introdotto i lavori del workshop ponendo l’accento sul valore dei resti faunistici come testimoni silenziosi di pratiche rituali, da interpretare in parallelo con dati archeologici, epigrafici e antropologici come dimostrano i dati esposti da Cristina Cattaneo, docente di medicina legale all’Università degli studi di Milano.

Stefano Valtolina

Il progetto ha potuto contare anche sul contributo di Stefano Valtolina, professore di Informatica all’Università degli Studi di Milano, che ha illustrato gli strumenti digitali sviluppati dal suo team in dialogo con gli archeologi: database avanzati, tecniche di data mining e sistemi di visualizzazione delle sequenze stratigrafiche.

Ornella Prato

Grazie a queste tecnologie, l’analisi dei depositi diventa più precisa e capace di individuare pattern ricorrenti. Ornella Prato, archeozoologa del Natural History Museum di Londra, ha presentato i risultati delle analisi comparate, sottolineando come le ricorrenze faunistiche possano svelare rituali condivisi o specificità locali.

Il confronto tra Tarquinia e Gravisca

Un secondo asse del progetto è rappresentato dal santuario emporico di Gravisca. Lucio Fiorini, professore di Archeologia classica all’Università degli Studi di Perugia, ha delineato il contesto archeologico del sito, evidenziando la ricchezza dei dati architettonici e stratigrafici che dialogano con le evidenze faunistiche.

Claudia Minniti

A completare il quadro è stata Claudia Minniti, professoressa di Archeozoologia alla Sapienza Università di Roma, che ha esposto i primi risultati sulle ossa animali di Gravisca, mettendo in luce differenze e affinità con Tarquinia in termini di specie selezionate, parti anatomiche privilegiate e tracce di macellazione e combustione.

Il confronto tra i due siti, in particolare per la fase tardo-arcaica, ha già evidenziato differenze significative nella presenza di specie, associazioni ricorrenti fra resti animali e materiali votivi ed epigrafici, e selezioni intenzionali di specifiche ossa. Segni di taglio e bruciatura confermano l’esistenza di pratiche rituali codificate. L’obiettivo dichiarato è arrivare a definire un catalogo di gesti rituali riconoscibili, da applicare anche ad altri santuari dell’Italia preromana. (@EtruscanTimes)

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