Le indagini svolte tra gli anni ’60 e ’70 avevano già permesso di individuare, al di sotto della pieve romanica l’esistenza di un tempio di epoca etrusca rivolto verso il corso dell’Arno, realizzato su un podio e dotato sul fronte da un grande altare costruito in pietra.
La presenza etrusca a Socana era nota fin dagli anni 20 e 30 del Novecento, quando furono rinvenuti alcuni reperti nel terreno retrostante la chiesa, ma solo in occasione dei lavori di ristrutturazione della pieve, avvenuti tra il 1969 e il 1974, nell’area attorno all’abside furono i resti dell’altare sacrificale, le mura del recinto sacro assieme a mura di epoca medioevale e i resti di due absidi laterali. L’ara, simile a quella del Tempio C di Marzabotto, è realizzata in blocchi di pietra arenaria, tenuti insieme con grappe in piombo, presenta modanature lungo tutto il suo profilo. La campagna di scavi 2025 conclusa in giugno ha permesso di indagare l’area circostante la pieve per ricostruire il contesto all’interno del quale si inseriva l’edificio di culto piu’ antico. In particolare è stato eseguito un approfondito saggio di scavo all’interno della struttura dell’altare, solo in minima parte esplorata nel corso delle precedenti indagini, che ha permesso di analizzare i dettagli e le tecniche di costruzione impiegate per realizzare la struttura, nonché, attraverso l’analisi dei reperti ceramici rinvenuti, di datare la sua costruzione circa tra il VI e il V sec. a.C.. Al di sotto della struttura sono stati inoltre esplorati alcuni livelli che sembrerebbero suggerire una possibile fase di frequentazione dell’area a scopo cultuale antecedente alla costruzione dell’altare stesso
“Il santuario etrusco di Pieve a Socana si conferma come un punto nevralgico, un luogo di culto che dialogava con il paesaggio e con il fiume Arno”, spiega il professor Jacopo Tabolli dell’Universita’ per Stranieri di Siena, uno degli scopritori dei bronzi di San Casciano dei Bagni che e’ anche il direttore scientifico del progetto. L’area e’ una delle aree più importanti e affascinanti dell’Etruria antica, tra le pochissime in cui si tramanda, nel nome del paese di Rassina, l’antica denominazione del popolo etrusco, Rasna. Secondo Tabolli, “le scoperte effettuate nel corso della campagna di scavo di quest’anno relative al grande altare confermano il potenziale archeologico di questo luogo di confine nell’antichità, zona di incontro e preghiera lungo la valle del fiume Arno che è ancora tutta da scoprire”.


