Pieve a Socana, nuove scoperte sul santuario etrusco sull’Arno

AREZZO, 16 LUGLIO – Nuove scoperte archeologiche a Pieve a Socana in provincia di Arezzo. A mezzo secolo dagli ultimi scavi, lo studio dell’altare etrusco monumentale gia’ rinvenuto sotto la pieve dedicata a Sant’Antonino ha permesso di raccogliere dati utili per comprendere meglio culti e pratiche religiose dell’Etruria settentrionale.

Le indagini svolte tra gli anni ’60 e ’70 avevano già permesso di individuare, al di sotto della pieve romanica l’esistenza di un tempio di epoca etrusca rivolto verso il corso dell’Arno, realizzato su un podio e dotato sul fronte da un grande altare costruito in pietra.

SocanaLa presenza etrusca a Socana era nota fin dagli anni 20 e 30 del Novecento, quando furono rinvenuti alcuni reperti nel terreno retrostante la chiesa, ma solo in occasione dei lavori di ristrutturazione della pieve, avvenuti tra il 1969 e il 1974, nell’area attorno all’abside furono i resti dell’altare sacrificale, le mura del recinto sacro assieme a mura di epoca medioevale e i resti di due absidi laterali. L’ara, simile a quella del Tempio C di Marzabotto, è realizzata in blocchi di pietra arenaria, tenuti insieme con grappe in piombo, presenta modanature lungo tutto il suo profilo. La campagna di scavi 2025 conclusa in giugno ha permesso di indagare l’area circostante la pieve per ricostruire il contesto all’interno del quale si inseriva l’edificio di culto piu’ antico. In particolare è stato eseguito un approfondito saggio di scavo all’interno della struttura dell’altare, solo in minima parte esplorata nel corso delle precedenti indagini, che ha permesso di analizzare i dettagli e le tecniche di costruzione impiegate per realizzare la struttura, nonché, attraverso l’analisi dei reperti ceramici rinvenuti, di datare la sua costruzione circa tra il VI e il V sec. a.C.. Al di sotto della struttura sono stati inoltre esplorati alcuni livelli che sembrerebbero suggerire una possibile fase di frequentazione dell’area a scopo cultuale antecedente alla costruzione dell’altare stesso

“Il santuario etrusco di Pieve a Socana si conferma come un punto nevralgico, un luogo di culto che dialogava con il paesaggio e con il fiume Arno”, spiega il professor Jacopo Tabolli dell’Universita’ per Stranieri di Siena, uno degli scopritori dei bronzi di San Casciano dei Bagni che e’ anche il direttore scientifico del progetto. L’area e’ una delle aree più importanti e affascinanti dell’Etruria antica, tra le pochissime in cui si tramanda, nel nome del paese di Rassina, l’antica denominazione del popolo etrusco, Rasna. Secondo Tabolli, “le scoperte effettuate nel corso della campagna di scavo di quest’anno relative al grande altare confermano il potenziale archeologico di questo luogo di confine nell’antichità, zona di incontro e preghiera lungo la valle del fiume Arno che è ancora tutta da scoprire”.

Per Maria Gabriella Carpentiero (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio), il progetto si inserisce in “una più ampia rilettura del sistema insediativo casentinese”, con l’obiettivo di offrire nuove chiavi di lettura storica. “Abbiamo potuto analizzare da vicino uno dei rarissimi altari monumentali etruschi ancora esistenti”, aggiunge Marco Pacifici, direttore dello scavo, sul sito web del Ministero della cultura: “I dati raccolti – dalle tecniche murarie ai reperti ceramici – costituiscono una base preziosa per gli studi. Il coinvolgimento delle giovani archeologhe ha garantito un approccio scientificamente rigoroso”. (@EtruscanTimes)
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