ROMA, 10 GIUGNO 2026 – La pubblicazione del rapporto Attività Operativa 2025 del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) offre una fotografia puntuale dell’azione svolta nell’ultimo anno contro furti, scavi clandestini, esportazioni illecite, falsificazioni e traffici internazionali di opere d’arte e reperti archeologici. Il volume, realizzato nel marzo 2026, raccoglie dati, operazioni, restituzioni e attività di cooperazione, ma soprattutto ribadisce una visione: il patrimonio culturale non è soltanto materia da proteggere, bensì memoria condivisa, identità dei territori, responsabilità civile.

Nella prefazione, il Generale di Brigata Antonio Petti, comandante dei Carabinieri TPC, definisce il patrimonio culturale italiano «il DNA della nostra identità nazionale» e «un pilastro della memoria collettiva globale». È da questa premessa che nasce il senso del rapporto: non una semplice rendicontazione statistica, ma il bilancio di una missione che, scrive Petti, continua a fare del Comando una «sentinella della cultura», impegnata a impedire che «la storia dei territori» venga «dispersa o mercificata».
I numeri del 2025 sono rilevanti. L’attività operativa ha portato al recupero complessivo di 84.527 beni culturali, a fronte di 307 eventi delittuosi denunciati. Sono stati denunciati 1.123 individui, effettuate 496 perquisizioni, perseguite 3 associazioni a delinquere con 41 soggetti coinvolti e recuperati beni per un valore stimato di oltre 73 milioni di euro. Sul fronte preventivo, il rapporto registra 1.510 controlli ad aree archeologiche, 2.128 controlli ad aree tutelate da vincoli paesaggistici o monumentali, 2.088 controlli ad esercizi antiquariali e commerciali e 33.564 beni sottoposti ad accertamento fotografico in banca dati.
Il settore archeologico resta uno dei punti più sensibili. Nel 2025 sono stati recuperati 37.561 reperti archeologici, di cui 7.371 integri, 16.647 frammentati e 13.543 monete. Il dato conferma quanto lo scavo clandestino non rappresenti solo un reato contro un oggetto, ma una perdita di contesto: ogni reperto sottratto alla terra senza metodo scientifico cancella informazioni su paesaggi antichi, necropoli, abitati, commerci, rituali e comunità.
In questo quadro si inserisce anche lo zoom sugli Etruschi. Il rapporto segnala, tra le principali operazioni nazionali, il sequestro del 26 febbraio 2025, tra Roma e Guidonia Montecelio, di 59 reperti archeologici etruschi, apuli e magnogreci di altissimo pregio, detenuti senza titolo da un professionista romano. Poche settimane dopo, il 26 marzo 2025, il Nucleo TPC di Genova ha sequestrato presso una casa d’asta 2 vasi etruschi, estendendo poi l’indagine a Roma, dove l’8 aprile sono stati sequestrati altri 71 reperti archeologici, per un valore superiore a 200.000 euro. Sono casi che mostrano come l’eredità etrusca continui a essere esposta al rischio della dispersione sul mercato, soprattutto quando vasi, bronzi, ceramiche o monete vengono separati dai territori d’origine e trasformati in merce.
La pubblicazione, edita dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, è stata coordinata dal Ten. Col. Massimiliano Quagliarella, con studio e analisi del Magg. Salvatore Rapicavoli e del Brig. Ca. Q.S. Leonardo D’Amico, testi a cura del Ten. Col. Lanfranco Disibio e del Magg. Salvatore Rapicavoli, rassegna stampa del Lgt. C.S. Alessandro Rizzo e realizzazione grafica e immagini del Brig. Ca. Q.S. Vincenzo Palumbo.
Il rapporto insiste sull’evoluzione tecnologica del contrasto. La Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti resta, nelle parole di Petti, «il cuore pulsante» delle ricerche, affiancata da SWOADS, sistema potenziato dall’intelligenza artificiale per il monitoraggio del web e dei social media. È una risposta necessaria a un mercato illecito che si muove ormai tra case d’asta, piattaforme online, collezioni private e reti transnazionali.
La pubblicazione di Attività Operativa 2025 diventa così non solo un rapporto annuale, ma un documento sulla vulnerabilità della memoria culturale. Proteggere un vaso etrusco, una moneta, un frammento o un dipinto significa restituire senso alla storia. Come conclude Petti, proteggere il passato è «un atto di profonda responsabilità verso le generazioni a venire». (@EtruscanTimes)

