ROMA, 11 MARZO 2026 — «Le nostre ricerche ci consentono sempre di più di intravedere e ricostruire le fasi dell’abitato e del santuario precedenti al momento più noto della storia di Pyrgi, cioè la fase legata alla figura di Thefarie Velianas». È da questo punto, dalla necessità di guardare prima del celebre tiranno ceretano noto per le lamine d’oro, che Laura Maria Michetti, professoressa ordinaria di Etruscologia alla Sapienza Università di Roma, ha sviluppato la sua conferenza dedicata alle nuove ricerche al porto di Caere.

L’incontro si è svolto martedì 10 marzo 2026 presso l’Istituto Svedese di Studi Classici a Roma, nell’ambito del ciclo Salotto Etrusco. Fondato nel 1925, l’istituto è uno dei principali centri internazionali dedicati allo studio dell’antichità classica e del Mediterraneo antico, e ospita regolarmente seminari, conferenze e progetti di ricerca che coinvolgono studiosi provenienti da diversi paesi.

Ad aprire la serata è stato Hampus Olsson, Senior Lecturer in Classical archaeology and ancient history presso l’istituto, che ha presentato la relatrice ripercorrendone i principali ambiti di ricerca — dall’archeologia del sacro alla produzione ceramica arcaica — e ricordando il suo impegno scientifico nell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici e nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, oltre alla direzione di importanti ricerche archeologiche a Veio e a Pyrgi.

Michetti dirige oggi lo scavo universitario nel porto ceretano. «È uno dei grandi scavi della Sapienza», ha ricordato. «Sono ormai trascorsi settant’anni dall’avvio delle prime indagini, affidate dalla Soprintendenza a Massimo Pallottino, e mantiene ancora oggi una forte dimensione formativa e didattica». La studiosa ha inoltre notato con piacere la presenza tra il pubblico di numerosi studenti, dottorandi e giovani ricercatori che partecipano direttamente alle attività di scavo.
L’ampliamento dello sguardo a fasi più antiche

Ripercorrendo la storia delle ricerche, Michetti ha ricordato il momento che ha segnato in modo decisivo la notorietà internazionale del sito: la scoperta delle lamine d’oro, oggi conservate nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. «Grazie a questo straordinario documento storico e letterario, Thefarie Velianas entra a pieno titolo nella storia del Mediterraneo», ha osservato.
Proprio il peso di quella scoperta ha contribuito a concentrare per decenni l’attenzione degli studiosi su una fase relativamente tarda della storia del sito. «La figura di Thefarie Velianas ha in qualche modo monopolizzato la nostra conoscenza della storia di Caere e del suo porto», ha osservato Michetti. «Siamo alla fine del VI secolo a.C., ed è in effetti la fase che conosciamo meglio».
Negli ultimi anni, invece, le ricerche hanno progressivamente ampliato lo sguardo verso le fasi più antiche del porto. «Già da tempo l’attenzione si è spostata anche su ciò che precede Thefarie», ha spiegato la studiosa, ricordando come nuovi studi abbiano contribuito a collocare il sovrano ceretano nel più ampio quadro della storia politica della città. Quel periodo coincide con una fase di forte espansione mediterranea di Caere, negli anni successivi alla cosiddetta battaglia del Mare Sardo, quando la città etrusca intensificò i rapporti con il mondo greco e con Cartagine e consolidò il proprio ruolo nei traffici del Tirreno.
In questo contesto Pyrgi appare come un approdo molto più antico della monumentalizzazione del santuario. Il porto era già inserito nelle reti economiche e politiche del Mediterraneo prima della costruzione dei grandi edifici sacri legati alla fase di Thefarie Velianas. Le indagini più recenti stanno contribuendo a chiarire proprio questa fase precedente, in particolare nel settore dell’abitato. «Stiamo mettendo in luce, con grande fatica e notevoli difficoltà interpretative, isolati che rimandano a fasi anteriori», ha spiegato Michetti. In uno dei settori più recenti dello scavo sono stati intercettati livelli di vita databili alla fine del VII secolo a.C. «Al di sotto di una struttura in opera quadrata abbiamo potuto sondare livelli databili alla seconda metà del VII secolo», ha osservato.
Le nuove ricerche stanno inoltre rivelando strutture legate alle attività produttive del porto. «Lo scavo di quest’area ci sta fornendo una quantità crescente di dati sulle attività artigianali», ha spiegato la studiosa. Tra i risultati più significativi figura anche un grande edificio individuato lungo la strada che attraversava l’abitato. «Una grande struttura palaziale, un vero palazzo, nel senso di un grande edificio polifunzionale», lo ha definito Michetti. «Questo palazzo doveva essere una delle principali strutture coinvolte nella gestione delle attività portuali», ha aggiunto, indicando il possibile legame tra le funzioni economiche dell’insediamento e la vicina area sacra. (@EtruscanTimes)

