NAPOLI, 23 MAGGIO – Promosso dall’Università degli Studi di Napoli Federico II, in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), il 21 e 22 maggio Napoli ha ospitato il convegno internazionale “Recomposing the Past: Archaeological Museums on the Web”.

L’evento, che si è tenuto presso il Complesso di San Pietro Martire, ha riunito studiosi e professionisti provenienti da alcune delle più prestigiose istituzioni internazionali, con l’obiettivo di esplorare il ruolo sempre più strategico delle tecnologie digitali nella tutela, valorizzazione e diffusione del patrimonio etrusco.

A inaugurare i lavori è stato Alessandro Naso , professore di Etruscologia all’Università di Napoli Federico II e tra i principali promotori dell’iniziativa. Il suo intervento introduttivo era dedicato al tema della virtualizzazione del patrimonio disperso, sottolineando come il digitale non rappresenti solo un nuovo strumento per l’accesso e la condivisione delle conoscenze, ma anche una vera rivoluzione metodologica nello studio delle civiltà antiche.
A segnare un punto di svolta in questo campo è stato il progetto “Vulci nel Mondo” (VNM), tra i primi a coniugare archeologia e tecnologia digitale. Nato nel 2021 per iniziativa di Arturo Zampaglione, editore di Etruscan Times, VNM ha avviato un lavoro pionieristico di ricostruzione digitale dei reperti etruschi dispersi nei musei di tutto il mondo. In pochi anni, il portale www.vulcinelmondo.com è diventato il più grande database online dedicato all’Etruria antica, raccogliendo migliaia di oggetti conservati in collezioni pubbliche e private su scala globale. Il progetto ha restituito contesto, visibilità e narrazione a manufatti altrimenti isolati, proponendo un nuovo paradigma per la ricerca e la fruizione del patrimonio culturale.

A presentarlo, durante il convegno, svoltosi interamente in inglese, è stata Laura Maria Michetti, professoressa di Etruscologia alla Sapienza Università di Roma e presidente del comitato scientifico di VNM, insieme a Manuela Bonadies, anch’essa della Sapienza.

In linea con questo approccio, Martina Zinni (Università di Napoli Federico II) ha illustrato il progetto CaereMUSEum, dedicato alla città etrusca di Cerveteri, che propone un museo virtuale accessibile e ricco di contenuti formativi. Giovanna Bagnasco Gianni (Università di Milano Statale) ha parlato di T.Ar.C.H.N.A., primo museo virtuale bilingue dedicato a una città etrusca. Il progetto, concepito in una fase in cui le tecnologie digitali non erano ancora pienamente mature, aveva già l’ambizione di rendere il patrimonio etrusco fruibile da un pubblico internazionale. Oggi, T.Ar.C.H.N.A. guarda a nuovi traguardi con una visione sempre più inclusiva e interconnessa.
La prima giornata si è conclusa con una riflessione di Alessandra Caravale (CNR) sul ruolo dell’archeologia digitale nell’evoluzione dei musei online, evidenziando come piattaforme e banche dati stiano trasformando la fruizione del patrimonio in un’esperienza globale, partecipativa e in continua espansione.


La seconda giornata dei lavori è stata dedicata alle esperienze internazionali. Alexandra Villing (British Museum) ha aperto la sessione con il progetto di digitalizzazione dello scavo ottocentesco di Naukratis, seguita dagli interventi di Laurent Haumesser (Musée du Louvre) e Cécile Colonna (Bibliothèque Nationale de France), incentrati sulla digitalizzazione e visualizzazione dei reperti ceretani confluiti nel mercato antiquario parigino del XIX secolo.

Angela Pola (University of Oxford) ha presentato il Beazley Archive Pottery Database, frutto di oltre quarant’anni di documentazione sulla ceramica figurata. Claudia Carlucci (Sapienza) si è soffermata sul ruolo dei musei universitari come spazi d’incontro tra reale e digitale. Jacopo Tabolli e Claudia Petrini hanno illustrato le applicazioni web nel progetto di scavo di San Casciano dei Bagni, mentre la lectio magistralis di Paola Moscati (CNR), dal titolo evocativo “Penelope, between the loom and the web”, ha offerto una lettura simbolica del processo di ricomposizione digitale della memoria archeologica.
Il convegno non è stato solo un’occasione di confronto accademico, ma anche un momento cruciale per ripensare l’etruscologia come disciplina capace di dialogare con il presente. Le tecnologie digitali si rivelano strumenti potenti per ricostruire un patrimonio disperso, restituendogli unità, significato e accessibilità. Certo, i problemi non mancano, legati soprattutto alla rapida evoluzione delle tecnologie informatiche che richiede un costante e dispendioso aggiornamento. Ma l’intento delineato al convegno napoletano è ambizioso e oggi più che mai concreto: ricomporre ciò che la storia ha frammentato.


