ROMA, 23 APRILE – Esposte due anni fa all’Ara Pacis accanto a reperti sicuramente non autentici, due aquile imperiali in marmo dovevano servire a sensibilizzare il pubblico sulla contraffazione nel settore dell’arte classica. Invece, erano false anche loro.

Inaugurata nel maggio 2023, la mostra “Lex – Giustizia e diritto dall’Etruria a Roma” si proponeva di illustrare, attraverso 80 opere, il concetto di giustizia nell’antichità romana. Il percorso si muoveva da alcune premesse a carattere storico sul ruolo del diritto nella società etrusco-italica e nel tessuto della Roma monarchica, per poi sottolineare l’importante passaggio da una tradizione orale ai vincoli dei dispositivi fissati dalla scrittura. Tuttavia, alcune dei pezzi esposti si sono rivelati essere riproduzioni moderne presentate come autentiche testimonianze del I secolo d.C.

L’indagine, condotta dai finanzieri del comando provinciale di Roma sotto il coordinamento della procura di Roma, è nata da controlli specifici per contrastare il riciclaggio di denaro nel settore del commercio di beni culturali. Gli investigatori hanno analizzato con attenzione le opere esposte e hanno scoperto che alcune di esse erano in realtà creazioni moderne abilmente camuffate: a cominciare dalle due aquile imperiali e da una testa di Atena. La magistratura ha sequestrato i reperti contraffatti e il catalogo della mostra. Le indagini sono ancora in corso per individuare tutti i responsabili dell’operazione. Per ora, risultano indagati il curatore dell’esposizione, l’archeologo Vincenzo Lemmo, e il collezionista che ha prestato le opere, Fabrizio Casprini.

