ORVIETO, 9 APRILE 2026 — E’ stato presentato sabato 11 aprile, presso il Museo Etrusco “Claudio Faina”, il volume Poesia che tace. Letture e congetture sulla pittura etrusca di Francesco Roncalli, una raccolta di studi che sintetizza decenni di riflessione su uno dei linguaggi più complessi dell’arte etrusca. Nato a Roma nel 1938, etruscologo di fama mondiale, Roncalli è stato curatore del Museo Gregoriano Etrusco (Musei Vaticani) per circa un ventennio, tra gli anni Sessanta e i primi Ottanta, oltre che professore all’Università Federico II di Napoli.
Promossa dalla Fondazione per il Museo “Claudio Faina”, la presentazione si è aperta con i saluti istituzionali del presidente Andrea Solini Colalè e del sindaco di Orvieto Roberta Tardani. Sono poi seguiti gli interventi di Gianluca Tagliamonte, professore di Etruscologia e Antichità italiche all’Università del Salento, a Lecce, e di Giuseppe M. Della Fina, vice presidente della Fondazione orvietana, che ha anche dedicato al volume una recensione su Il Giornale dell’arte, sottolineandone l’ampiezza e la coerenza del percorso scientifico.

Il libro di Roncalli (Volumnia Editrice, Perugia 2025, 450 pagine) raccoglie contributi dispersi tra riviste, atti di convegni e cataloghi di mostre, cui si aggiunge un saggio finale inedito, offrendo così una visione organica della pittura etrusca come «una delle produzioni dell’artigianato artistico etrusco più riuscite e cariche di significati». Centrale è il metodo di lettura proposto dall’autore, che egli stesso definisce «una lettura che ha più dell’ascolto che dell’indagine», maturata a contatto diretto con i materiali del Museo Gregoriano Etrusco, «con gli oggetti lì a portata di occhio e di mano, le biblioteche un po’ più lontane».
Nel volume emerge anche il dialogo con alcune delle figure più rilevanti dell’etruscologia, da Massimo Pallottino a Giovanni Colonna, da Mauro Cristofani a Mario Torelli, in un confronto che testimonia l’apertura a «approcci metodologici nuovi di varia matrice: iconologica, antropologica, storica». L’orizzonte interpretativo resta tuttavia ancorato a una cautela critica che rifugge semplificazioni: evitare «interpretazioni precipitose ignare della distanza culturale» e, al tempo stesso, riconoscere la necessità di comprendere i valori simbolici delle immagini.
Il titolo stesso del volume richiama una celebre definizione attribuita a Simonide di Ceo: «La pittura è poesia che tace». Ed è proprio questo il nucleo del lavoro di Roncalli, come osserva Della Fina: «lo sforzo […] è stato quello di provare a farla parlare e di rendere noi in grado di ascoltarla».
La presentazione ha assunto un significato particolare per Orvieto, città alla cui fase etrusca Roncalli ha contribuito in modo determinante. A partire dal 1977 ha infatti diretto a lungo gli scavi nell’area sacra di Cannicella, riprendendo e rinnovando le indagini avviate nell’Ottocento e offrendo un contributo fondamentale alla conoscenza del santuario e, più in generale, della topografia sacra dell’antica Velzna. (@EtruscanTimes)

