TUSCANIA (VT), 23 luglio 2025 – La necropoli etrusca di Sasso Pinzuto, situata nei pressi dell’antica città di Tuscania, continua a restituire preziose testimonianze del passato. Dal 2022, il Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies (CAMNES, Firenze) e l’Università di Napoli Federico II conducono sistematiche campagne di scavo in quest’area, una delle più importanti dell’Etruria meridionale.
Questa necropoli, già oggetto di esplorazioni irregolari nell’Ottocento, comprende oltre 130 tombe a camera scavate nella roccia tufacea, databili tra il VII e il VI secolo a.C. In particolare, le tombe monumentali, protette da tumuli in parte scavati e in parte costruiti in opera quadrata, si concentrano nel settore nord della necropoli, dove dominano l’antica strada etrusca scavata nel tufo – poi inglobata nella via Clodia in epoca romana – e guardano verso l’acropoli con la basilica romanica di San Pietro.
Un edificio cultuale etrusco accanto ai tumuli
Nel 2024, le ricerche hanno portato all’identificazione della fondazione di un edificio quadrangolare (circa 6 metri per lato), probabilmente destinato a scopi cultuali. Edificato con blocchi di tufo squadrati e posto in prossimità di una platea tufacea, l’edificio si configura come un oíkos, ovvero una struttura che – secondo il modello delle élite etrusche – fungeva da luogo cerimoniale per commemorazioni funerarie e pratiche rituali.

Queste strutture sono raramente conservate e ancor meno comprese nella loro funzione originaria. Come sottolineato da Alessandro Naso, professore di Etruscologia alla Federico II e direttore scientifico del progetto, “gli oíkoi di epoca arcaica sono una chiave interpretativa fondamentale per ricostruire il rapporto tra architettura, ritualità e ideologia aristocratica nel mondo etrusco”.
Il ritrovamento della teca e il vasellame del neonato
Durante la campagna del 2025, che è alle battute finali, è stata scoperta una teca inviolata nella trincea di fondazione del muro meridionale dell’edificio. Lunga circa 80 cm e coperta da una lastra di tufo, la teca ha restituito un piccolo corredo di cinque vasi in bucchero, attualmente in microscavo per analizzarne il contenuto originale.
Tra gli oggetti spicca un poppatoio con beccuccio forato, che indica con alta probabilità una sepoltura infantile, risalente alla prima metà del VI secolo a.C. Il rinvenimento assume particolare rilievo sia per lo stato di conservazione, sia per il contesto cultuale in cui si colloca, sottolineando il valore simbolico attribuito alla morte perinatale presso le comunità aristocratiche etrusche.
Le immagini: testimonianze tangibili dal passato
Le fotografie che accompagnano questa nota illustrano proprio i vasi in bucchero rinvenuti nella teca, esposti temporaneamente in una teca trasparente all’interno di una struttura museale. L’illuminazione radente evidenzia la lavorazione della ceramica: superfici brunite, profili slanciati e forme funzionali – come l’askòs con beccuccio o la ciotola piatta – riconducibili a un rituale funerario specifico e destinato, con ogni probabilità, a un neonato.
Un appuntamento con l’archeologia pubblica
A coronamento della campagna di scavo, giovedì 24 luglio 2025 alle ore 17:30 si terrà una conferenza in Località Quarticciolo, vicino a Tuscania. Sarà un’occasione per ammirare i vasi e conoscere i risultati degli scavi direttamente dalla voce dei ricercatori dell’Università Federico II.
Inoltre, sarà possibile visitare lo scavo dalle 10:00 alle 12:00 su prenotazione (cell. 320 5534785), un’opportunità rara per vedere dal vivo una scoperta ancora in corso e comprendere il lavoro archeologico in tutte le sue fasi.
Prospettive future
Il progetto prevede una giornata di studi nel 2026 dedicata agli oíkoi etruschi di Sasso Pinzuto, Vulci e Cortona, per approfondire non solo l’architettura, ma anche i processi di abbandono e distruzione di questi edifici, che potrebbero essere stati smantellati intenzionalmente. La scoperta della teca e del suo contenuto apre così nuove piste di ricerca sulla relazione tra architettura, ritualità e infanzia nel mondo etrusco arcaico. (@EtruscanTimes)


