Spighe di farro dal fondo del Lago di Bolsena: scoperte al Gran Carro

BOLSENA, 4 AGOSTO 2026 – Spighe di farro ancora integre deposte come offerte rituali oltre tremila anni fa, vasi che confermano le origini più antiche dell’abitato e grandi strutture lignee che emergono lentamente dal fondale del lago. La campagna di scavi 2026 nel sito sommerso del Gran Carro di Bolsena consegna agli archeologi altri nuovi tasselli per ricostruire la storia di uno dei contesti protostorici più straordinari d’Italia.

Si sono concluse le operazioni di ricerca e tutela coordinate dal Servizio di Archeologia Subacquea della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio nell’ambito del programma triennale finanziato dal Ministero della Cultura. Le indagini, condotte dagli archeologi subacquei di L’Anfora Archeologia Mare Ambiente e dai restauratori di CSR Restauro Beni Culturali, hanno interessato diversi settori del villaggio sommerso restituendo dati significativi sia sull’evoluzione dell’insediamento sia sullo stato di conservazione degli eccezionali reperti lignei e ceramici, monitorati anche grazie alla collaborazione con l’Istituto Centrale per il Restauro.

Tra le novità più importanti figura il recupero di alcuni recipienti attribuibili con certezza all’età del Bronzo Finale. Il ritrovamento conferma definitivamente che il Gran Carro era già frequentato nella fase protovillanoviana, colmando un tassello fondamentale nella ricostruzione della storia dell’abitato e anticipandone le origini rispetto a quanto documentato finora.

Ma è soprattutto nell’area dell’Aiola, il suggestivo tumulo sacro che domina il complesso archeologico, che gli scavi hanno riservato le sorprese più affascinanti. Le nuove deposizioni confermano una pratica rituale già emersa nelle precedenti campagne: all’interno dei vasi sono state rinvenute spighe di farro perfettamente conservate, offerte vegetali lasciate intenzionalmente durante cerimonie religiose che testimoniano il profondo legame tra fertilità, agricoltura e dimensione del sacro nelle comunità protostoriche.

Accanto ai cereali sono stati recuperati oggetti di corredo analoghi a quelli presenti nelle tombe villanoviane della prima età del Ferro, un elemento che rafforza i collegamenti culturali tra il Gran Carro e le popolazioni dell’Italia centrale agli albori della civiltà etrusca.

Le ricerche stanno inoltre portando alla luce grandi elementi lignei nascosti alla base dell’Aiola e in parte coperti dal rivestimento di pietre del tumulo. Gli archeologi stanno ancora studiandone funzione e cronologia, ma le prime evidenze fanno pensare a strutture monumentali finora sconosciute che potrebbero contribuire a chiarire il significato del luogo di culto.

Il Gran Carro continua così a confermarsi un archivio archeologico unico. Le particolari condizioni del Lago di Bolsena hanno infatti preservato materiali organici, legni e reperti che normalmente si deteriorano rapidamente nei siti terrestri, offrendo agli studiosi una rara finestra sulla vita quotidiana e sulle pratiche rituali delle comunità che vissero tra la fine dell’età del Bronzo e gli inizi dell’età del Ferro.

La campagna 2026 è stata anche un’occasione per portare il lavoro degli archeologi direttamente al grande pubblico. Due troupe della Rai hanno seguito le ricerche, documentando per la prima volta un’intervista subacquea realizzata dalla responsabile scientifica Barbara Barbaro grazie a uno speciale gran facciale messo a disposizione dal Nucleo Carabinieri Subacquei di Roma. Il dispositivo, dotato di telecamera integrata e sistema di comunicazione con la superficie, insieme all’impiego di un ROV, ha consentito di raccontare in tempo reale le operazioni di scavo direttamente dal fondale del lago.

Ogni nuova campagna conferma come il Gran Carro rappresenti uno dei laboratori più promettenti dell’archeologia subacquea italiana. Sotto le acque del Lago di Bolsena continua infatti ad affiorare la memoria di una comunità che, a tremila anni di distanza, conserva ancora intatti i segni della propria spiritualità, delle proprie tradizioni e del rapporto profondo con l’ambiente lacustre. (@EtruscaTimes)

Redazione
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