Le grandi tombe dipinte d’Etruria in dialogo tra Tarquinia e Orvieto

TARQUINIA, 10 LUGLIO 2026 – Alcuni dei più straordinari esempi di pittura funeraria etrusca sono stati riuniti al Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia nella mostra In viaggio nel Regno delle Ombre. Capolavori della pittura etrusca fra Tarquinia e Orvieto, aperta fino al 15 novembre e curata da Vincenzo Bellelli, direttore del PACT (Parco archeologico Cerveteri e Tarquinia) e Maria Cristina Tomasetti.

L’esposizione nasce da un’importante collaborazione tra il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia e il Museo Archeologico Nazionale di Orvieto. In occasione del riallestimento del museo orvietano, le celebri Tombe Golini I e II sono state trasferite temporaneamente a Tarquinia, dove rimarranno visitabili, dando vita a un dialogo senza precedenti tra due delle più importanti metropoli dell’Etruria.

Luigi Oliva, direttore del ICR

La mostra è stata inaugurata giovedì 7 luglio a Palazzo Vitelleschi, sede del museo di Tarquinia, in una affollata cerimonia alla presenza di Luigi Oliva, direttore del ICR (Istituto centrale per il restauro), di Sergio Pomponio, prefetto di Viterbo, e di Francesco Sposetti, sindaco di Tarquinia. “Una città e un museo che sono importanti per la storia del restauro”, ha osservato Oliva, ricordando che si trattò di uno dei primi interventi condotti dal suo Istituto dopo la guerra”.

Gli affreschi come “macchine del tempo”

Da sinistra, F. Sposetti, V. Bellelli, C. Tomassetti

L’arrivo, sia pure temporaneo, degli affreschi di Orivieto ha coinciso con l’apertura al pubblico del nuovo allestimento nel museo delle pitture di quattro tombe tarquinensi, reso possibile dai fondi del Pnrr. “Questi affreschi sono macchine del tempo“, ha notato il direttore Bellelli, evidenziando come l’operazione comprenda e valorizzi tre aspetti essenziali: la tutela di beni archeologici che furono staccati dalle pareti delle tombe (quando si pensava ancora che quello fosse il modo migliore di preservarli), la loro conservazione e restauro secondo tecniche più aggiornate e l’accessibilità di un bene storico-artistico

Il tavolo multimediale del nuovo allestimento

Le Tombe Golini sono considerate tra i massimi capolavori della pittura etrusca. Le loro vivaci decorazioni, lo straordinario stato di conservazione e la ricchezza delle scene dipinte offrono una testimonianza unica delle concezioni etrusche dell’aldilà, dei banchetti rituali e dell’identità delle élite aristocratiche. Insieme alla Tomba François di Vulci, i cui affreschi sono stati recentemente acquisti dal governo italiano ed esposti a Villa Giulia, e insieme alle grandi tombe dipinte di Tarquinia, sono considerate uno dei vertici della pittura etrusca del IV secolo a.C. 

L’ingresso di Palazzo Vitelleschi

Scoperte nel 1863 dall’agricoltore Domenico Golini (da cui prendono il nome) nella necropoli dei Settecamini, tra Orvieto e Porano, le due tombe risalgono alla seconda metà del IV secolo a.C., nel periodo ellenistico dell’Etruria, quando Volsinii (l’odierna Orvieto) era una delle principali città della Dodecapoli. Le pitture originali furono staccate nel 1950 per motivi conservativi e sono oggi conservate nel Museo Archeologico Nazionale di Orvieto. La mostra di Tarquinia rappresenta quindi una rara occasione per ammirarle fuori dalla loro sede abituale.

L’Istituto Centrale per il Restauro presenta un telaio a espansione

Tra le altre principali novità della mostra figura anche la ricomposizione, per la prima volta, della Tomba Bruschi, accompagnata da reperti di eccezionale valore, tra cui la panoplia completa rinvenuta nei pressi delle Tombe Golini, la celebre Anfora dei Centauri dalla Golini I e una raffinata testina in bronzo probabilmente proveniente dalla Tomba Bruschi.

L’ambiente immersivo del nuovo allestimento delle quattro tombe

L’esposizione è nella Sala d’Armi al terzo piano del museo, mentre al secondo ha riaperto la Sala delle Tombe Dipinte, dotata di un nuovo sistema di illuminazione, strumenti per migliorare l’accessibilità e un tavolo multimediale che accompagna il visitatore alla scoperta di alcuni dei più celebri monumenti dipinti della necropoli, tra cui la Tomba del Triclinio, la Tomba delle Bighe, la Tomba della Nave e la Tomba delle Olimpiadi, tornata da poco da Milano dove è stata ammirata, prima alla Fondazione Rovati poi a Casa Italia, in occasione dei giochi invernali.

Telaio a espansione

Un ruolo centrale è riservato anche al lavoro di conservazione. L’Istituto Centrale per il Restauro ha infatti prestato il prototipo del suo primo telaio a espansione, uno strumento innovativo sviluppato per il delicato intervento di sostegno, movimentazione e riallestimento delle pitture tombali.

 (@EtruscanTimes)

Redazione
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