ROMA, 24 APRILE – A distanza di 75 anni, una delle testimonianze più significative della pittura etrusca alto-ellenistica è nuovamente accessibile al pubblico. I Musei Vaticani hanno annunciato il completamento del restauro della copia al vero della Tomba Campanari di Vulci, opera del pittore e archeologo Carlo Ruspi (1786–1863), ora riallestita in esposizione permanente nel percorso del Museo Gregoriano Etrusco.
La Tomba Campanari, risalente alla fine del IV – inizi del III secolo a.C., fu scoperta nel 1833 da Secondiano Campanari: poco dopo la scoperta, l’originale dell’apparato pittorico fu irrimediabilmente perduto a causa di un tentativo fallito di distacco dei dipinti murali. Rimasta come unica testimonianza diretta, la scena con Ade e Persefone era stata riprodotta con estrema accuratezza da Carlo Ruspi tra il 1835 e il 1837 mediante la tecnica della tempera su carta.

Oggi, il recente restauro e la ricollocazione dell’opera nel contesto espositivo del museo rappresentano un evento di notevole rilievo per la valorizzazione del patrimonio etrusco. Come evidenziato da Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani, l’iniziativa non solo restituisce alla comunità scientifica e al pubblico un documento artistico di rilevanza storica, ma riafferma l’impegno dell’istituzione nella tutela, conservazione e promozione del patrimonio culturale.
Durante la conferenza stampa di presentazione, svoltasi giovedì 10 aprile e introdotta da Barbara Jatta, è stato illustrato il complesso intervento conservativo. All’incontro sono intervenuti: Maurizio Sannibale, presidente della Pontificia accademia romana di archeologia e curatore del reparto di Antichità etrusco-italiche dei Musei; Chiara Fornaciari da Passano, responsabile del Laboratorio di restauro opere su carta; Flavia Serena di Lapigio, restauratrice del Laboratorio di restauro polimaterico; e Marco Innocenzi, restauratore del Laboratorio di restauro dipinti e materiali lignei.
Carlo Ruspi, figura eminente della cultura antiquaria ottocentesca, fu tra i primi a riconoscere la necessità di documentare sistematicamente le testimonianze figurative etrusche. Le sue riproduzioni, realizzate con finalità conservativa e divulgativa, costituiscono ancora oggi un corpus di straordinaria importanza storico-artistica. Oltre alla Tomba Campanari, il Museo Gregoriano Etrusco conserva copie integrali di sei tombe tarquiniesi e della celebre Tomba François di Vulci, quest’ultima riprodotta da Ruspi nel 1862.
La reintroduzione della Tomba Campanari nel percorso museale rappresenta non soltanto un recupero di eccezionale valore artistico e documentario, ma anche un omaggio alla lungimiranza di coloro che, come i Campanari e Ruspi, dedicarono la loro opera alla riscoperta e alla conservazione della civiltà etrusca. (@etruscantimes)

