Tra ambiente e città nascenti: a Pisa il confronto internazionale su clima e società nell’età etrusca

PISA, 27 MAGGIO 2026 – Tecniche avanzate di stoccaggio dell’acqua e del cibo, sistemi di irrigazione agricola e attività estrattive testimoniano come le comunità dell’Italia centrale della prima Età del Ferro avessero già sviluppato una profonda conoscenza del paesaggio e delle risorse ambientali. Questo il tema del convegno che si è tenuto dal 25 al 27 maggio 2026 presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, dedicato alle relazioni uomo-ambiente nell’Italia della prima Età del Ferro.

Il workshop internazionale, dal titolo Climate, landscape and human impact in Italy during the etruscan period, ha riunito paleoclimatologi, paleobotanici, archeologi e storici impegnati nello studio delle società sviluppatesi nell’Italia centro-tirrenica tra il 1000 e il 500 a.C., ed è stato organizzato in collaborazione con University of Toronto, Università degli studi della Tuscia – Dipartimento di scienze ecologiche e biologiche, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Sapienza università di Roma, Centro Interdipartimentale di Ricerca per lo Studio degli Effetti del Cambiamento Climatico, Fondazione Anna Maria Catalano ONLUS.

L’Età del Ferro rappresenta una fase cruciale della storia dell’Italia antica, caratterizzata dalla progressiva formazione di insediamenti protourbani nell’area tirrenica e dallo sviluppo delle prime strutture urbane etrusche. In Toscana e nell’Italia centrale numerosi siti archeologici hanno restituito testimonianze di attività agricole, metallurgiche e sistemi di gestione delle risorse idriche collegati alla crescita delle comunità del periodo: secondo il testo di presentazione del convegno, mentre le culture villanoviana ed etrusca continuano da lungo tempo ad attirare l’attenzione degli studiosi, resta ancora limitata la conoscenza del contesto climatico e ambientale nel quale queste comunità si svilupparono. Le evidenze archeologiche, come si evince dagli abstract, mostrano una gestione consapevole delle risorse naturali e del territorio, elemento ritenuto centrale per comprendere l’evoluzione economica e sociale dell’epoca.

Frederick Schmidt – University of Cambridge

Collega direttamente ambiente, agricoltura e nascita delle prime città il contributo presentato da Frederick Schmidt (University of Cambridge), Fanny Gaveriaux (Università di Milano) e Laura Motta (University of Michigan), dal titolo Etruscan Arable Landscapes: New Archaeobotanical Insights from Tarquinia, che analizza i resti botanici provenienti da Tarquinia e mette in discussione il tradizionale modello della cosiddetta ‘triade mediterranea’ basata su cereali, vite e olivo. L’intervento di Charles Monroe (University of Oxford), Pre-Roman Hydraulic Engineering: Were Cuniculi Added to Rural Central Italy in Response to an Increase in Precipitation? ha analizzato i cunicoli dell’Italia centrale pre-romana, gallerie sotterranee usate soprattutto per il drenaggio delle acque. Secondo lo studio, queste opere potrebbero essere state realizzate tra il V e il II secolo a.C. come risposta a un aumento delle precipitazioni, dimostrando l’elevata competenza idraulica delle comunità italiche antiche.

Charles Monroe – University of Oxford

Il programma scientifico ha puntato ad approfondire il rapporto reciproco tra clima, ambiente e comunità della prima Età del Ferro attraverso un confronto interdisciplinare tra studiosi provenienti da diversi ambiti di ricerca, e si è inserito nel quadro delle ricerche interdisciplinari dedicate agli effetti delle variazioni climatiche sulle società antiche e sulla gestione del territorio. (@EtruscanTimes)

+ posts

Ultime Notizie

Vulci nel Mondo

Il più grande database online di reperti dall' Etruria

Notizie correlate