Tra Etruschi e intelligenza artificiale: Roberto Marcucci racconta i 130 anni de “L’Erma” di Bretschneider

ROMA, 14 MAGGIO 2026 — Negli uffici de L’Erma di Bretschneider, a pochi metri dal “Palazzaccio”, il monumentale Palazzo di Giustizia della capitale, il tempo sembra essersi stratificato come in una sezione archeologica. I libri sono ovunque. Sui tavoli, sulle mensole, accatastati in equilibrio precario vicino alle finestre, ordinati in una vetrina all’ingresso. Monografie, riviste, cataloghi di mostre, corpora epigrafici, archeologia classica, etruscologia, diritto romano. Un atlante materiale di oltre un secolo di studi umanistici.

Una vetrina con i volumi più antichi della casa editrice

Qui, dove il mondo antico continua a essere stampato, tradotto, discusso e oggi persino “interrogato” dall’intelligenza artificiale, Roberto Marcucci accoglie Etruscan Times con il tono cordiale di chi appartiene a una generazione di editori ancora convinti che i libri siano anzitutto relazioni umane. (All’incontro sono presenti anche Giovanni Ligabue, uno stretto collaboratore del presidente de L’Erma, e per un attimo anche Elena Montani, moglie di Marcucci e responsabile dell’Editorial Department della casa editrice.)

Quest’anno “L’Erma” celebra i suoi 130 anni. La casa editrice nacque infatti nel 1896 grazie a Max Bretschneider, un editore sassone che si era trasferito in Italia ed era innamorato del mondo classico e della comunità internazionale degli archeologi, filologi e storici dell’antichità che orbitavano attorno agli istituti stranieri della capitale. Dopo le devastazioni delle due guerre mondiali e la rifondazione del 1945, il marchio è diventato uno dei nomi più autorevoli dell’editoria archeologica e umanistica internazionale.

Marcucci, che è entrato nella casa editrice nel 1974, racconta la lunga storia familiare con una naturalezza che alterna memoria privata e storia culturale europea. «Mio nonno Max cominciò come libraio presso Loescher», ricorda. «Ed è proprio facendo il libraio che diventò editore. Entravano studiosi, archeologi, persone interessate al mondo classico. Lui era tedesco, innamorato dell’antico, e fu quasi naturale trasformare quella rete di rapporti in editoria».

Poi arrivarono le guerre. Durante la Prima guerra mondiale Bretschneider, pur vivendo ormai stabilmente in Italia con moglie e figli, fu richiamato alle armi nel suo paese natale. «Gli sequestrarono tutto. Rischiò di morire combattendo contro gli italiani». Ancora più traumatico fu il secondo conflitto mondiale. Quando gli Alleati entrarono a Roma, la famiglia venne internata perché di origine tedesca. «Portarono mia madre, mio nonno e mia nonna in un campo verso Salerno». Nel 1945 nacque ufficialmente “L’Erma”. «Fu una ripartenza. Un pezzo della ricostruzione italiana».

Massimo Pallottino (quarto da sinistra) a Pyrgi per il primo giorni di piccone, 28 maggio 1957

Marcucci arriva nella casa editrice appena terminato il servizio militare. Laureato in economia, ammette che non capiva quasi nulla di editoria: «Ho imparato sbagliando». Ma soprattutto incontrando i grandi archeologi del Novecento: Massimo Pallottino, Pietro Romanelli, Achille Adriani, Giacomo Caputo, Tonio Hölscher. Il ricordo di Pallottino torna più volte durante la conversazione: il Padre dell’Etruscologia era un amico di famiglia, frequentava la stessa chiesa neogotica della madre di Marcucci (soprannominata Piccolo duomo di Milano, ndr). «Era una persona molto in gamba, ma anche un vero “boss”. Pubblicai un libro di Alessandro Morandi sull’epigrafia italica. Pallottino si arrabbiò moltissimo. Mi disse: “Hai fatto una cavolata”. Vedeva quel lavoro quasi come una concorrenza. Poi però quel libro si esaurì più volte ed è diventato uno dei nostri più richiesti».

L’Erma e i suoi cento titoli l’anno

L’aneddoto illumina uno degli aspetti più interessanti della filosofia editoriale de “L’Erma”: il rapporto costante tra rigore scientifico e rischio culturale. «La nostra linea rossa», spiega Marcucci, «è sempre stata la scientificità. L’autorevolezza di chi scrive. Ovviamente sbagliamo anche noi. Ma cerchiamo di mantenere un livello alto». Nel 1974 “L’Erma” pubblicava circa quindici titoli l’anno. Oggi ne pubblica cento. Una crescita costruita soprattutto sulle monografie e sulle grandi riviste scientifiche, tra cui Archeologia Classica, Epigraphica e il Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma. «Le riviste sono fondamentali», spiega. «Forse fanno il venti, venticinque per cento del fatturato, ma danno stabilità».

La trasformazione tecnologica dell’editoria accademica è stata radicale. Quando Marcucci iniziò, tutto veniva fatto con macchine da scrivere, carta carbone e schedari manuali. «Avevamo questi enormi roller pieni di cartoncini», racconta indicando con le mani un archivio immaginario. «Ogni volta che qualcuno chiedeva un libro esaurito, segnavamo la richiesta. Quando arrivavamo a cinque richieste, ristampavamo il volume». Da questo sistema nacque la grande intuizione delle ristampe anastatiche, avviate da suo zio, Giorgio Bretschneider (che in seguito andò a fondare una sua casa editrice, ora guidata dal figlio Boris), con le collane Studia Historica, Studia Iuridica e Studia Philologica: riportare sul mercato testi scientifici introvabili, ma ancora fondamentali per gli studiosi.

«Le humanities hanno un’obsolescenza lentissima», spiega Marcucci prendendo dallo scaffale una ristampa di fine Ottocento. «Questo libro del 1891 continua a vendere. Magari poco, ma continua». «L’intuizione», precisa, «fu quella di capire che certi libri non morivano mai davvero. Bastava trovare il modo di rimetterli in circolazione». Oggi quella stessa logica si traduce nel print on demand. «Il nostro obiettivo è che ogni libro che pubblichiamo resti disponibile per sempre». E sempre oggi, ogni libro de “L’Erma” nasce cartaceo e, in parallelo, ne viene fatta (e indicizzata) la versione digitale.

Fontes Antiqui Sabinorum (a cura di Laura M.Michetti, Daniele F. Maras, C. Smith, E. Tassi Scandone)
Archeologia del commercio e del consumo a Napoli nella tarda età imperiale (di Luana Toniolo)

Ma il cuore dell’intervista con Etruscan Times riguarda inevitabilmente il mondo etrusco. Quando gli chiediamo quanto conti l’etruscologia nel catalogo della casa editrice, Marcucci si gira verso Giovanni Ligabue, sorride, prende un foglio pieno di appunti numerici. «Ho fatto il conto pochi giorni fa. Centocinquantuno titoli collegati agli Etruschi». Un numero considerevole in termini assoluti, meno in termini percentuali rispetto agli oltre tremila titoli del catalogo storico. «Pubblichiamo circa tre libri all’anno di argomento etrusco. Pochi rispetto alla produzione complessiva, ma spesso tra i titoli più significativi del catalogo specialistico».

Memoria e identità ai confini di Chiusi (di Mattia Bischeri)

Perché? «Bella domanda», ammette. «Probabilmente perché il mondo etrusco è più piccolo rispetto al mondo classico in generale. Meno cattedre, meno studiosi, meno domanda». Eppure “L’Erma” ha pubblicato alcuni volumi fondamentali per l’etruscologia contemporanea e collabora con studiosi come Laura Maria Michetti, Daniele Federico Maras, Alessandro Naso, Francesco Buranelli e Maurizio Sannibale. «Con Laura Michetti abbiamo un rapporto bellissimo, è anche tra i giurati del Premio “L’Erma”. Con Maras pure: Daniele ha lavorato qui fisicamente per anni». Marcucci ricorda anche alcuni titoli recenti: «Sta per uscire un volume sulla necropoli di Tolle, a Chiusi, di Mattia Bischeri, un collaboratore di Jacopo Tabolli. E cerchiamo di seguire le nuove generazioni dell’etruscologia».

Tra i progetti imminenti, Marcucci cita la nuova collana diretta da Alessandro Naso e da Silvia Paltrineri, dedicata all’Italia preromana. «Si chiamerà più o meno L’Italia prima di Roma. Venti titoli. Partiremo dai Liguri. L’idea originaria era di Lorenzo Braccesi, che era un caro amico».

L’obiettivo è ambizioso: ricostruire il mosaico delle culture italiche precedenti all’unificazione romana, aggiornando una tradizione divulgativa ormai superata. Ricorda anche che nel loro catalogo ci sono due libri illustrati per bambini di argomento etrusco: Barth il piccolo principe etrusco di Elisabetta Putini e Costanza Baccani, e Discovering the Etruscans di Paula Kay Lazrus.

La dimensione internazionale

Marcucci insiste molto sulla dimensione internazionale dell’editoria archeologica. Il 20-30 per cento dei volumi dell’Erma vengono venduti all’estero atttraverso la Casalini Libri. Gli Stati Uniti rappresentano ormai il principale mercato di esportazione. Secondo un recente studio interno, 2700 biblioteche del mondo hanno i libri de “L’Erma” (vedi la cartina). E ogni anno Marcucci, che ormai si avvicina agli 80 anni pur dimostrandone molti meno, partecipa ai grandi congressi americani di archeologia classica, frequenta fiere in Europa, vola regolarmente a Pechino, dove il prossimo giugno parteciperà per la quinta volta alla Fiera del Libro.

In scuro i paesi figurano nelle biblioteche i volumi de “L’Erma”

Proprio la Cina è uno dei temi più sorprendenti della nostra conversazione. «L’interesse cinese per i classics è incredibile». Parliamo della loro scuola di studi classici aperta ad Atene, sul modello di quelle storiche di Italia, Francia, Germania, dei rapporti che hanno in Cina Oliviero Diliberto e Sandro Schipani, della scelta della Repubblica Popolare Cinese di basare parte del suo nuovo diritto civile sul diritto romano (e non sulla common law anglosassone). «Ogni anno decine di studenti cinesi vengono in Italia a studiare latino, greco, diritto romano. Sono bravissimi. Delle macchine da studio». Secondo Marcucci, l’Italia non ha ancora compreso il potenziale geopolitico di questa relazione culturale. «Noi abbiamo un patrimonio di conoscenze enorme ma non siamo capaci di sfruttarlo abbastanza». «I cinesi», racconta ancora, «mi dicono spesso: “Dopo la nostra, la vostra è una delle più grandi civiltà antiche”. Questa idea del dialogo tra civiltà storiche li affascina moltissimo».

Da qui il discorso scivola naturalmente verso il futuro della casa editrice e verso il tema che oggi entusiasma maggiormente il presidente de “L’Erma”: l’intelligenza artificiale applicata ai testi scientifici. È probabilmente il momento più sorprendente dell’intera intervista. Senza soffermarsi sui temi della successione — si limita a confidare il “sogno” che il più giovane dei suoi due figli, oggi impegnati in un progetto hi-tech in California, possa un giorno lavorare al suo fianco — Marcucci racconta come il suo interesse per l’intelligenza artificiale sia nato quasi per caso alla Fiera del Libro di Pechino. Un imprenditore informatico indiano si avvicinò allo stand della casa editrice e gli mostrò un software capace di interrogare semanticamente un PDF. «Gli diedi venti pagine di un nostro libro. Lui fece alcune domande e il sistema rispondeva».

Da quell’incontro è nato un progetto ambizioso: creare un’intelligenza artificiale “chiusa”, addestrata esclusivamente sui testi scientifici de “L’Erma”. «Non vogliamo un sistema che prende informazioni dal web. Vogliamo una IA alimentata solo da testi scientifici controllati». Il progetto preliminare comprende circa quattrocento titoli tra riviste, corpora e collane.

Roberto Marcucci mostra il nuovo progetto de “L’Erma” con l’intelligenza artificiale

Il presidente ci mostra sullo schermo del computer alcune dimostrazioni. Il sistema risponde in oltre settanta lingue, individua immagini, fornisce riferimenti bibliografici e cita direttamente le pagine dei volumi. «Se chiedi quali reperti etruschi siano stati trovati a Pompei», spiega Marcucci, «il sistema consulta automaticamente gli Studi Pompeiani, i volumi di Massimo Osanna, le riviste archeologiche caricate nel database e ti restituisce una risposta documentata».

La vera ossessione di Marcucci è comunque un’altra: superare l’isolamento linguistico dell’italiano accademico. «Viviamo in un’isola linguistica. Gli studiosi italiani spesso non vengono citati all’estero, nei libri pubblicati dalle case editrici di Cambridge, Oxford o Yale, soprattutto per l’ostacolo della lingua». Con questa IA, sostiene, un ricercatore ungherese o cinese potrebbe interrogare direttamente un volume italiano nella propria lingua. «Questo potrebbe cambiare moltissimo».

La materialità (e l’eleganza) del libro

Gli chiediamo se non tema che l’accessibilità digitale possa distruggere il mercato del libro scientifico. «È una possibilità. Però immaginiamo modelli diversi: accessi premium, moving wall come JSTOR, fondazioni che finanziano la digitalizzazione del patrimonio pregresso. Dobbiamo sperimentare». Non c’è alcun atteggiamento nostalgico nelle sue parole. Anzi, colpisce la curiosità quasi giovanile con cui guarda alle trasformazioni tecnologiche. «È bello misurarsi con queste sfide».

Eppure, mentre parla di algoritmi, banche dati e traduzioni automatiche, Marcucci continua a muoversi dentro un ufficio che sembra uscito dal Novecento. Prende libri dagli scaffali, li apre, ne accarezza la carta, ricorda l’autore, la collana, la tipografia. La materialità del libro rimane centrale. «Ancora oggi il nostro fatturato è ottanta per cento carta e venti per cento digitale». E racconta con divertimento una scena recente: una ragazza seduta su una panchina di Piazza Cavour che leggeva un grosso libro cartaceo. «Le ho detto: “Brava, complimenti”. In Germania sui mezzi pubblici leggono ancora. Qui molto meno».

Vulci. L’area urbana e il suburbio (di Giorgio F. Pocobelli)

La conversazione torna infine agli Etruschi, quasi inevitabilmente. Parliamo del volume di Giorgio Pocobelli su Vulci, dei progetti di interoperabilità digitale tra musei e database internazionali, delle collaborazioni con le Università. Poi, quasi improvvisamente, si interrompe. Guarda i libri attorno a sé. «Forse la nostra forza è proprio questa», dice sorridendo. «Abbiamo libri che sembrano interessare a pochi. Però nel grande mondo, alla fine, qualcuno li vuole sempre».

E forse è davvero questa la lezione più profonda dei centotrent’anni de “L’Erma” di Bretschneider: la convinzione che il sapere specialistico, apparentemente marginale, custodisca ancora una funzione essenziale nella costruzione della memoria culturale globale. All’ombra del Palazzaccio, tra gli Etruschi e l’intelligenza artificiale, Roberto Marcucci continua a scommetterci. (@EtruscanTimes)

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