Un porto etrusco nella laguna di Orbetello?

ORBETELLO (GR), 3 GIUGNO – Guidato dal geoarcheologo Jean-Philippe Goiran, un team italo-francese ha realizzato un carotaggio unico di 5,5 metri dal fondo della laguna di Orbetello, con l’obiettivo di ricostruire l’evoluzione ambientale e portuale dell’area in epoca etrusca. Secondo Goiran, i porti etruschi non possono essere individuati attraverso resti strutturali in pietra – come quelli greci o romani – poiché gli Etruschi utilizzavano prevalentemente materiali deperibili come il legno, lasciando poche tracce visibili.

Jean-Philippe Goiran

Per questo motivo, invece di cercare testimonianze architettoniche, Goiran si affida ai sedimenti lagunari, capaci di conservare indizi indiretti ma cruciali: resti vegetali, modifiche morfologiche e tracce di attività umana. È il metodo della geoarcheologia, disciplina che integra geoscienze e archeologia per studiare le interazioni tra uomo e ambiente nel passato. Il carotaggio sedimentario, in particolare, consente di estrarre colonne di sedimento da analizzare strato per strato, offrendo una lettura temporale dell’evoluzione del sito. Il primo carotaggio a Orbetello è stato effettuato nell’aprile 2024, dopo mesi di preparazione e il superamento di ostacoli tecnici, burocratici e climatici.

I tomboli della laguna di Orbetello

La laguna, separata dal mare da due cordoni sabbiosi, è stata scelta dopo una precedente missione a Pyrgi, che non aveva prodotto risultati utili. Questo contesto potrebbe aver offerto un riparo naturale alle imbarcazioni etrusche. I sedimenti raccolti permetteranno di chiarire le antiche connessioni tra laguna e mare, la navigabilità e le trasformazioni ambientali nel tempo. Le analisi saranno multidisciplinari: studio di pollini, molluschi, ostracodi e rilettura di fonti storiche romane. L’obiettivo è di ricostruire le condizioni ambientali del passato e individuare eventuali strutture portuali sommerse o interrate.

Vincenzo Pascucci

Oltre a Goiran (Università di Lione), il progetto è condotto da Adele Bertini (Università di Firenze), Alessandro Conforti (CNR – Istituto per lo Studio degli Impatti Antropici e Sostenibilità in Ambiente Marino) e Vincenzo Pascucci (Università di Sassari). Il team traccerà l’evoluzione della laguna dalla sua formazione a oggi, non per studiarne il funzionamento attuale, ma per confrontarlo con quello antico e capire se la sua eventuale scomparsa sia prossima, inevitabile o invece reversibile.

Le attività proseguiranno nei prossimi mesi, con ulteriori campionamenti. I sedimenti – veri e propri archivi naturali – conservano resti di piante e animali, e possono colmare i vuoti lasciati da fonti storiche e cartografiche. Il piano prevede otto carotaggi nella laguna di levante, in aree archeologicamente rilevanti presso le mura e nei bacini coevi alla cinta etrusca. Altri carotaggi saranno effettuati al centro della laguna per ricostruzioni paleoambientali, mentre uno interesserà un antico canale naturale sotto la Diga Leopoldina, che un tempo metteva in comunicazione le due lagune, di Levante e di Ponente.(@EtruscanTimes)

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