MARZABOTTO, 4 AGOSTO 2026 – Due piccole statuette femminili in bronzo ancora lucenti come quando furono deposte oltre 2.500 anni fa, un rarissimo piatto bronzeo e, sopra di essi, i resti di due individui adulti che sembrano segnare la fine di un luogo sacro. È una delle scoperte più significative degli ultimi anni a Kainua, la città etrusca di Marzabotto, dove si è conclusa con risultati di eccezionale rilievo scientifico la 39esima campagna di scavo dell’Università di Bologna.
Gli archeologi hanno riportato alla luce un pozzo rituale nell’area sacra urbana dedicata alla dea Uni, una scoperta che offre nuove e preziose informazioni sui riti di fondazione delle città etrusche e sul profondo valore religioso attribuito all’acqua.

L’indagine, diretta dalla professoressa Elisabetta Govi dell’Universita’ di Bologna e finanziata dalla Direzione generale Musei del Ministero della Cultura, ha interessato un settore centrale del santuario cittadino. Lo scavo del pozzo, realizzato con la collaborazione del Gruppo Ravennate Archeologico (G.R.A.), ha restituito reperti in uno stato di conservazione eccezionale.
Sul fondo della struttura sono state rinvenute due statuette votive femminili in bronzo insieme a un rarissimo piatto bronzeo che conserva ancora la brillantezza originaria del metallo. Gli studiosi interpretano questi oggetti come offerte deposte durante il rito di fondazione del pozzo, collocabile tra la fine del VI e i primi decenni del V secolo avanti Cristo, cioè nella fase in cui nasceva la stessa Kainua.
Il ritrovamento suggerisce che la realizzazione del pozzo non fosse soltanto un intervento funzionale destinato all’approvvigionamento idrico, ma rappresentasse un momento altamente simbolico e religioso, inserito nel più ampio processo di fondazione della città.
Ancora più enigmatico appare quanto avvenne secoli dopo. Nel riempimento finale della struttura sono infatti emersi gli scheletri di due adulti, interpretati dagli archeologi come parte di un rituale di chiusura che sancì la cessazione dell’utilizzo del pozzo. Il significato preciso di questo gesto resta da chiarire, ma conferma che la struttura mantenne per tutta la sua esistenza una forte dimensione sacrale.
Riflettori puntati sull’area sacra
La scoperta si inserisce in uno dei complessi religiosi più importanti dell’Etruria padana. Nell’area sacra di Kainua sorgono infatti due grandi templi monumentali attribuiti dalle iscrizioni etrusche a Tinia, la principale divinità del pantheon etrusco assimilabile a Zeus-Giove, e alla sua consorte Uni, corrispondente a Hera-Giunone. Nello stesso settore è documentato anche il culto di Vei, divinità legata alla fertilità e assimilata a Demetra-Cerere.
Il ruolo dell’acqua nei rituali
Il nuovo ritrovamento contribuisce così a delineare con maggiore precisione il ruolo dell’acqua nei rituali religiosi etruschi, mostrando come elementi fondamentali della vita quotidiana fossero strettamente intrecciati con la sfera del sacro e con i cerimoniali che accompagnavano la fondazione degli insediamenti urbani.
Lo scavo rappresenta anche il risultato di una collaborazione ormai quasi quarantennale tra l’Università di Bologna, la Musei Nazionali di Bologna-Direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna diretti da Luigi Gallo e il MNEMA – Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto diretto da Denise Tamborrino. Una sinergia virtuosa che unisce in un unico flusso continuo la ricerca scientifica sul campo, la tutela ministeriale e la valorizzazione museale.
Proprio il prolungamento delle attività di scavo di due settimane rispetto alla durata ordinaria ha consentito di raggiungere il livello archeologico che ha restituito il pozzo rituale e i suoi eccezionali depositi votivi.
Le scoperte troveranno presto spazio anche nel rinnovato MNEMA, riaperto lo scorso giugno dopo un vasto riallestimento. Il nuovo percorso museale è stato concepito come un museo “in divenire”, capace di aggiornarsi continuamente con i risultati delle ricerche sul campo. Una volta completati gli studi e gli interventi conservativi, i nuovi bronzi e gli altri reperti entreranno a far parte dell’esposizione, permettendo ai visitatori di seguire quasi in tempo reale l’avanzamento delle indagini archeologiche.
La scoperta conferma ancora una volta come Kainua continui a rivelare aspetti inediti della civiltà etrusca. Se negli ultimi decenni gli scavi hanno consentito di ricostruire con precisione l’impianto urbanistico della città, questo pozzo rituale apre ora una nuova finestra sulla dimensione spirituale degli Etruschi, mostrando come la nascita di una città fosse accompagnata da complessi rituali religiosi destinati a legare per sempre la comunità alle proprie divinità e al territorio. (@EtruscanTimes)

