
ROMA, 20 GIUGNO – In occasione delle ultime Giornate Europee dell’Archeologia, Valentino Nizzo, professore di etruscologia all’Università “L’Orientale” di Napoli ed ex direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, ha rilanciato il caso dello “scempio urbanistico” che ha devastato la Necropoli del Sorbo di Cerveteri.

“Pochi giorni fa sono stato a Cerveteri, ho visto il settore di una necropoli molto famosa diviso a meta’ dalla costruzione di alcune palazzine che hanno completamente devastato alcune tombe a tumulo come quelle della Banditaccia. Oggi si trovano all’interno di una scuola. E’ un monito a non compiere piu’ scempi di questo tipo, dobbiamo evitare che questa perdita di memoria si possa ripetere, che il nostro paesaggio, i nostri beni storici siano cancellati. Puo’ avvenire anche in siti UNESCO importanti”, ha detto Nizzo a Pomeriggio 24 di RaiNews24, ricordando la consapevolezza che si e’ creata negli ultimi decenni sull’importanza dell’archeologia preventiva e osservando che “a volte e’ necessario ripensare i nostri progetti per salvare questa memoria condivisa e collettiva”.

Nizzo aveva visitato la zona all’inizio di giugno: “Uno scempio, una ferita inconcepibile anche perchè realizzata in un’epoca (fine anni ’60 del ‘900) in cui le leggi avrebbero potuto impedirlo e le necropoli di Cerveteri erano già da decenni un monumento ammirato in tutto il mondo, una bandiera della cultura etrusca. Nessuno può dire di non essersi accorto di quello che c’era mentre realizzava le fondamenta di quegli edifici, in una delle necropoli ceretane nota almeno sin dalla scoperta della tomba Regolini Galassi nel 1836″, aveva scritto sul suo profilo Fb. Cerveteri ospita un sito archeologico unico al mondo: la Necropoli della Banditaccia, che si estende per oltre due chilometri ed è stata iscritta nel 2004 nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO, in quanto “rappresenta un capolavoro del genio creativo dell’uomo”. Le necropoli più antiche, risalenti alla fase pre-etrusca villanoviana (IX-VIII sec. a.C.), si trovano a sud della Banditaccia, nelle aree oggi note come Necropoli del Sorbo (a ovest) e Cava della Pozzolana (a est).
Proprio nell’area del Sorbo si è consumata, negli anni Sessanta e ancora nel 1996, quella che Giovanni Zucconi ha definito “la grande razzia del patrimonio archeologico di Cerveteri” (La storia mai raccontata del Sorbo, in Orticaweb). Le tombe a fossa e i pozzetti a cremazione, rilevati agli inizi del ‘900 da Raniero Mengarelli, sono stati completamente obliterati da costruzioni moderne.
Negli anni ‘30, in epoca facista, lo stesso Mengarelli riuscì a bloccare i primi tentativi di urbanizzazione grazie a una ferma opposizione nei confronti del Podestà di Cerveteri. Ma nel 1967, la situazione precipitò: Giovanni Colonna, all’epoca giovanissimo funzionario della Soprintendenza, si batté con determinazione per difendere il sito quando il prefetto emise un’ordinanza che dichiarava illegali gli scavi e restituì l’area ai costruttori, “al punto da essere rimosso di peso da una tomba dai carabinieri”, ha rievocato sempre su Fb l’archeologo Enrico Benelli. Colonna, oggi il decano degli etruscologi italiani, “ricevette pure una reprimenda dai suoi superiori, che gli dissero che era stato fortunato che i costruttori, nella loro magnanima bontà, avevano deciso di non chiedere i danni per i ritardi subiti dal cantiere”.
Oggi, proprio sopra l’area devastata della necropoli, sorge la scuola elementare Giovanni Cena; Nel giardino antistante si apre la fila di tombe etrusche. I giovani studenti, con l’appoggio del collegio docenti e dall’associazione Associazione culturale ArchèoTheatron, hanno dato vita a un percorso formativo volto alla valorizzazione del sito e alla riscoperta dell’identità culturale del territorio, ma anche alla tutela del prezioso patrimonio archeologico. Da questo lavoro sono nate iniziative come il Festival Internazionale per gli Etruschi e la conferenza-spettacolo multimediale su Pier Paolo Pasolini, pensata per stimolare una riflessione profonda sul concetto di paesaggio.
Le Giornate Europee dell’Archeologia si sono da poco concluse, lasciando nel pubblico una nuova consapevolezza sull’importanza della conoscenza e della salvaguardia del patrimonio. Il riscatto è possibile, ma la tutela non può restare un compito solo tecnico o affidato alle sole istituzioni: deve trasformarsi in un’azione partecipata, condivisa e sentita come una responsabilità collettiva, perché il territorio è un bene comune, che appartiene a tutti.

