ROMA, 7 FEBBRAIO 2026 – In un post su Facebook, Valentino Nizzo, professore dei Etruscologia all’Orientale di Napoli ed ex-direttore del Museo nazionale etrusco, ha commentato l’articolo di Etruscan Times sullo spostamento della prossima serata finale del Premio Strega (80ma edizione), dal Ninfeo di Villa Giulia, dove si è quasi sempre tenuto, a piazza del Campidoglio.
Valentino Nizzo a un convegno su Vulci
“Tutto quello che si è fatto per dare un senso e uno spessore a quel rapporto, restituire la dimensione di luogo a quella che era diventata una location, diffondere l’idea del nesso narrativo tra libri e cultura materiale, tra storia e storie, tra cose e persone, svanisce così, nel vuoto della pretesa celebrazione di un ricorrenza ottantennale.
Com’era avvenuto nel 2016, l’anno prima del mio arrivo, quella volta all’Auditorium. La volontà di uscire dagli spazi angusti del Ninfeo c’è sempre stata, da quando la mondanità ha preso il sopravvento sulla letteratura. Nulla di male, tuttavia, se l’una può stemperare l’altra. Mondani non dovrebbero essere in fondo anche i musei nella loro pretesa, spesso disattesa, di restituire quotidianità e vita a oggetti e persone altrimenti spenti dal tempo?
In questo senso mi sento di obiettare rispetto all’articolo che non era affatto lo Strega a dare visibilità a Villa Giulia e agli Etruschi, ma l’esatto contrario. Basta leggere (come ho fatto in più occasioni pubbliche) le parole con le quali la Maria Bellonci realizzò il suo sogno cultural-popolare di un premio divenuto epico riuscendo a trasferirlo da un albergo alle fragili architetture rinascimentali del ninfeo, cornice troppo spesso muta del mito letterario.
Sono certo che non si tratta di un addio definitivo, ci sarà un nuovo ritorno.
L’inadeguatezza di uno o più ministri richiamata nell’articolo non potrà mai scalfire il senso profondo di un sogno culturale, almeno finché sopravviverà alla mondanità spicciola un briciolo di cultura.” (@Etruscan Times)