ROMA, 30 SETTEMBRE 2025 – Nel maggio dell’anno scorso Luana Toniolo è stata nominata direttrice del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, il più importante museo etrusco al mondo. Archeologa veneta, classe 1983, con un passato professionale intenso tra Pompei e i musei della Campania, Toniolo ha raccolto la sfida di rilanciare un’istituzione che custodisce capolavori universalmente noti – dal Sarcofago degli Sposi di Cerveteri all’Apollo di Veio, dalle Lamine d’oro di Pyrgi alle straordinarie oreficerie Castellani – ma che fatica a imporsi nella geografia delle mete imprescindibili di Roma.

Etruscan Times l’ha incontrata a Villa Giulia, nel suo ufficio sopra al Ninfeo e nel pieno di una stagione che vede il museo trasformarsi in una vera fucina di attività culturali, scientifiche e di ricerca.
-Direttrice, vorrei partire da un ricordo personale: al momento della sua nomina al Museo nazionale etrusco, suo padre le ha confidato un episodio che lei non conosceva, una visita a Villa Giulia quand’era ancora in passeggino. Oggi ci è tornata da direttrice: che cosa ha significato per lei?

“È stata una rivelazione curiosa e toccante. Mio padre mi ha raccontato che ero stata qui a Villa Giulia a quattro anni: io non ne avevo memoria, eppure in qualche modo questa esperienza rimossa è diventata un simbolico ritorno alle origini. Naturalmente conoscevo già il museo come studentessa e visitatrice, ma viverlo da direttrice è un’altra cosa.

Quando sono arrivata, sapevo di non essere un’etruscologa di formazione: ma questa distanza mi ha forse aiutato ad avere uno sguardo critico e pragmatico sulle necessità del museo. Mi sono concentrata subito su due aspetti: la valorizzazione della Villa, un vero e proprio gioiello rinascimentale, e il ripensamento del percorso espositivo, che necessitava di una revisione per dialogare meglio con i visitatori.”
-L’attuale percorso museale mostra i suoi anni e i suoi limiti: è complicato, difficile, non-intuitivo, specie per chi si avvicina per la prima volta alla civiltà etrusca. Mi sembra che anche il suo predecessore, Valentino Nizzo, avesse mosso i primi passi per una trasformazione. Ma quali sono le linee guida di questo nuovo ripensamento?

“Abbiamo istituito un comitato scientifico e, assieme, deciso di superare la tradizionale impostazione topografica. Le nuove linee guida sono due. La prima è cronologica, dalle origini fino alla romanizzazione: la quale non va letta solo come conquista militare, ma come un processo complesso di scambi, integrazione e trasformazioni. La seconda è tematica: per ogni periodo vogliamo mettere in luce le specificità dei centri più rappresentati al museo, in particolare Veio, Cerveteri e Vulci, con i loro rapporti con il mare, i commerci, i miti greci. A questo si aggiungeranno strumenti multimediali, plastici digitali, pannelli multilivello e QR code differenziati per specialisti e pubblico generalista. L’obiettivo è un museo più comprensibile, emozionante e inclusivo.
E una delle novità del riallestimento riguarderà il corridoio iniziale, quello in salita dove si accede nelle sale, che avrà una funzione quasi emotiva, sensoriale: il visitatore deve sentire che gli etruschi… ci stanno a guardare. Al di là del Sarcofago degli sposi, che stiamo restaurando, daremo una migliore collocazione all’Apollo di Veio e alle Lamine di Pyrgi.”
-Le Giornate Europee del Patrimonio 2025 sono state l’occasione per presentare anche altre importanti novità. Cosa hanno visto i visitatori?
“Il 27 e 28 settembre 2025 abbiamo aperto due nuovi allestimenti immersivi. Le sale 6 e 8, al piano inferiore, ospitano infatti la riproduzione della tomba Maroi di Cerveteri e la ricostruzione della Tomba del Letto Funebre di Tarquinia. Sono ambienti rinnovati, dove digitale ed esplorazione tattile si combinano: videoproiezioni, modelli 3D di oggetti di corredo e tipologie di tombe, un percorso che spiega il culto dei defunti e l’evoluzione dell’architettura funeraria. Il progetto “Etru senza barriere: etruschi 4.0” mira a un museo accessibile fisicamente, cognitivamente e sensorialmente, capace di parlare a tutti, inclusi bambini e persone con disabilità.
Parallelamente abbiamo inaugurato un nuovo allestimento immersivo dedicato alla Collezione Castellani: non solo gioielli, ma un racconto che intreccia pittura, fotografia e storia sociale, con videoproiezioni, vetrine olografiche e una quadreria animata.”
-Può darci alcuni dettagli in più su questa nuova vita della Collezione Castellani?
“Oltre alla sala immersiva, nel nuovo progetto che stiamo elaborando ci saranno in esposizione quasi mille gioielli, contro i circa trecento di prima, compresi anche gioielli di altro genere: ad esempio pre-colombiani o di ispirazione cinese. L’allestimento è fruibile anche in LIS (lingua dei segni italiana, ndr). Ricostruendo uno spazio, che era bello ma andava svecchiato e ripulito dal linoleum, abbiamo affiancato una quadreria ottocentesca con immagini famose di donne che indossavano quei gioielli: si tratta di dipinti di Ingres, tele della Tate, foto Alinari.

È un progetto che considero un fiore all’occhiello: restituisce alla città e al mondo l’importanza dei Castellani, protagonisti dell’oreficeria ottocentesca e della storia culturale (e del gusto) non solo romana ma più in generale europea.”
Entro il 2026 riapre Villa Poniatowski

-In parallelo ai riallestimenti, state lavorando su spazi nuovi, da Villa Poniatowski alle Concerie. Quali prospettive si aprono?
“Sì, i cantieri sono ovunque, ed è un bene. Immagino che abbia visto anche i ponteggi sulla facciata. Entro il 2026 riapriremo Villa Poniatowski, ed è partito il cantiere di Concerie Riganti, uno spazio mai aperto al pubblico prima, con 1000 metri quadri di nuovi spazi espositivi, un auditorium e persino un ristorante, oltre che un grande spazio per mostre temporanee e reperti provenienti dai nostri depositi.

Già a breve sarà accessibile anche il giardino risistemato di Villa Poniatowski, che ha restituito qualità architettonica a uno spazio prima degradato. E anche le Fontane del Ninfeo, l’Arno e il Tevere, nel cuore di Villa Giulia, ricominceranno a essere alimentata dall’Acquedotto Vergine, l’unico degli undici principali acquedotti di Roma antica rimasto ininterrottamente in funzione sino ai nostri giorni. E da venerdì 10 ottobre il Ninfeo, restaurato l’anno scorso, si aprirà all’arte contemporanea con una mostra di Keita Miyazaki.
L’obiettivo è trasformare Villa Giulia in un complesso dinamico e polifunzionale, senza snaturarne la missione scientifica.”
-Il museo non è solo conservazione, ma anche produzione di nuova conoscenza. Penso, per esempio, agli scavi di Veio.

“Esatto. Da settembre 2024 il Museo gestisce direttamente il parco archeologico di Veio. In collaborazione con il team della Sapienza guidato da Laura Maria Michetti, il Museo di Villa Giulia ha condotto una campagna di scavo nel santuario di Portonaccio. Uno scavo per certi versi difficile perché alcune parti erano state scavate nel passato non con le metodologie attuali, ma fruttuosa. Presenteremo i primi risultati a dicembre a Orvieto: dati nuovi che chiariscono aspetti importanti della storia di Veio. Credo fermamente che un museo debba essere anche centro di ricerca: solo così le collezioni possono continuare a “parlare” in modo vivo e aggiornato.”
-Villa Giulia custodisce capolavori unici, eppure non sempre riesce a intercettare i flussi turistici di Roma. Come affrontare questo nodo?
“È una sfida cruciale. Chi ha pochi giorni a Roma privilegia il Colosseo e i Musei Vaticani, ed è difficile intercettare quel pubblico. Per questo stiamo lanciando una campagna di comunicazione capillare, con ledwall nelle stazioni e nelle metropolitane, e vogliamo lavorare a stretto contatto con tour operator e scuole. Il museo deve farsi conoscere, e deve proporsi non solo come “il museo degli Etruschi”, ma come un hub culturale della città.”
Villa Giulia come un laboratorio vivo
-A proposito di hub culturale: negli ultimi mesi avete ospitato installazioni contemporanee, eventi di danza, letteratura, musica. Qual è la sua idea di museo oggi?

“Penso a Villa Giulia come a un laboratorio vivo. La sua missione primaria è raccontare gli Etruschi, ma credo sia fondamentale dialogare con la contemporaneità. L’installazione dell’artista Pietro Ruffo, che sarà inaugurata ufficialmente sabato 4 ottobre, è un esempio di questa apertura. Un museo deve fare anche arte, letteratura, danza, deve stimolare pubblici diversi. Non è una perdita di identità, ma un arricchimento.”
-Lei ha citato i pubblici diversi. Uno dei nodi è il rapporto con le nuove generazioni. Come state affrontando questo tema?
“Con gli adolescenti non è semplice. Siamo attivi su Instagram, ma meno su altri social. Per i più giovani cerchiamo però modalità alternative: ad esempio, organizziamo 4 volte all’anno le notti al museo, in cui bambini e genitori dormono tra le collezioni, un’esperienza memorabile che li avvicina al patrimonio.”
-Insomma, Villa Giulia sembra diventata un cantiere di attività. Come vive, personalmente, questo ritmo frenetico?
“Con grande energia, non siamo moltissimi ma giovani e motivati, siamo circa quaranta tra funzionari e custodi. L’entusiasmo compensa le difficoltà. Io stessa ho accelerato molti progetti, perché credo che Villa Giulia debba sfruttare questa stagione di opportunità. Questi musei sono come figli: ci si lega in modo speciale, e io voglio accompagnare Villa Giulia in questo cambiamento quando vedremo maturare tanti di questi cantieri.”
-Qual è la sua visione di lungo periodo per questa Villa, ricordo, costruita per papa Giulio III, colto umanista e grande amante delle arti, secondo un progetto iniziale del 1551–53?
“Voglio che sia riconosciuto per quello che è: il più importante museo etrusco del mondo, ma anche un luogo che produce conoscenza, che si rinnova, che dialoga con la città e con il mondo. Penso ai nostri prestiti alla grande mostra che si aprirà a San Francisco, o alla nostra collaborazione con il museo dell’Acropoli di Atene per una importante mostra che si è tenuta a Creta. Penso al ruolo delle tecnologie digitali per rendere la visita più inclusiva. Penso al racconto degli Etruschi come civiltà mediterranea, capace di dialogare con Grecia e Roma.
Il mio obiettivo è che Villa Giulia diventi non solo un museo moderno, ma offra una esperienza culturale totale, capace di emozionare, educare e ispirare.”
(@EtruscanTimes)

