TORGIANO, 13 GENNAIO 2026 – Sono una settantina i reperti etruschi rinvenuti nella Tomba 58 della necropoli dell’Osteria a Vulci in mostra fino al prossimo 5 luglio al Museo del Vino di Torgiano, in provincia di Perugia.
Con il progetto ‘TraMusei’ della Fondazione Lungarotti, su impulso della Soprintendenza archeologia per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale e Fondazione Vulci, che vede anche la collaborazione della Direzione Generale Biblioteche del Ministero della Cultura, il Muvit-Museo del Vino di Torgiano presenta reperti davvero straordinari.
La scoperta della Tomba 58, peculiare per tipologia architettonica e per ricchezze custodite, avviene nel corso della campagna di scavo della Fondazione Vulci a cura della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale e risale ad aprile 2023.
L’apertura del sepolcro nell’ottobre dello stesso anno porta alla luce un patrimonio inviolato costituito da anfore da trasporto, olle e pithoi ad impasto, vasellame in bucchero e in ceramica etrusco-corinzia, coppe, oggetti in ferro, oltre a manufatti in bronzo come il calderone con i resti di un grappolo d’uva, le cui analisi di laboratorio lasciano ipotizzare quale vitigno di appartenenza un ‘antenato’ del Sangiovese, risvolto scientifico interessante dal punto di vista enologico a conferma del rilievo del vitigno in Italia centrale.
Tra le anfore, ne risalta una riportante l’iscrizione ‘io (sono) di Velχa Felusna’, da intendere come un’originale ‘etichetta’ che indica la proprietà della cantina o comunque di quella partita di vino, un’anticipazione dei brand che dominano la società del marketing. Il vasto e prezioso corredo restituisce il vero e proprio rituale del banchetto funebre etrusco, il ruolo fondamentale del vino nelle libagioni e nei sacrifici in offerta agli dei, oltre che di viatico per l’aldilà, simbolo di continuità tra i vivi e i morti e medium tra le due dimensioni.
La Tomba, maschile, è databile all’ultimo quarto del VII secolo a.C. ed è indicativa di un elevato ceto sociale, offrendo ulteriori informazioni storiche sull’aristocrazia etrusca e sul pregnante significato attribuito al simposio quale affermazione di status e potere anche nella vita ultraterrena.
La centralità del vino nei simposi tra élite in Etruria, dove a differenza della Grecia le donne partecipavano, è testimoniata dai dipinti parietali rinvenuti nelle sepolture che, in assenza di una letteratura, unitamente ai raffinati corredi funebri, diventano importanti mezzi conoscitivi.


