MONTALTO DI CASTRO (VT), 15 SETTEMBRE 2025 – Dal palco del Teatro Lea Padovani, per tre giorni, oltre cinquanta relatori e una platea di archeologi, ricercatori, storici e curatori museali italiani e stranieri, ridisegneranno il profilo di una città che fu tra le più ricche e potenti dell’Etruria, e che oggi continua a sorprendere con le sue rivelazioni: Vulci.

Il XXXI Convegno dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, in programma dal 16 al 18 ottobre 2025, è promosso insieme alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale e alla Fondazione Vulci. Alla guida dell’iniziativa il presidente dell’Istituto, prof. Giuseppe Sassatelli, la responsabile della Soprintendenza, Simona Carosi, e il direttore scientifico della Fondazione, Carlo Casi. Sarà uno degli appuntamenti annuali più ambiziosi nella storia quasi centenaria dell’Istituto, capace di riunire in un unico programma esperienze, ricerche e prospettive diverse.
Cinquant’anni dopo
Il titolo scelto, “Vulci e il suo territorio. 50 anni dopo”, richiama il convegno del 1975 che per primo consacrò Vulci a oggetto monografico di riflessione. Cinque decenni dopo, il quadro archeologico e storico è radicalmente mutato: scavi sistematici, nuove tecnologie di indagine e una rinnovata sensibilità interdisciplinare hanno arricchito il patrimonio di conoscenze, restituendo all’antica città un posto centrale nel dibattito etruscologico.
Programma e sezioni tematiche

Il convegno al Teatro Lea Padovani è organizzato in cinque grandi aree tematiche, che affronteranno il popolamento, i materiali, le collezioni, la religione e i rapporti di Vulci con l’esterno.
La formazione della città e il rapporto con il territorio aprirà i lavori con contributi di Carlo Casi sulla preistoria e protostoria della Valle del Fiora, di Vincenzo d’Ercole, Francesco di Gennaro e Marco Pacciarelli sulle origini urbane tra Bronzo Finale e Primo Ferro, e di Giorgio Pocobelli sul suburbio. Seguiranno le relazioni di Simona Carosi, Mariachiara Franceschini, Paul P. Pasieka e Carlo Regoli sul porto di Regisvilla, e di Orlando Cerasuolo e Luca Pulcinelli sull’entroterra vulcente alle soglie della romanizzazione.

Materiali e contesti si concentrerà sulla documentazione archeologica, dai primi sepolcreti al periodo arcaico. Carlo Casi, Vincenzo d’Ercole e Francesco di Gennaro discuteranno la variabilità delle pratiche funerarie, mentre Francesco Quondam, Carmen Esposito, Lorenzo Fiorillo, Pasquale Miranda e Marco Pacciarelli affronteranno l’articolazione planimetrica delle necropoli più antiche. Saranno poi presentate relazioni di Stefano Bruni sul Geometrico vulcente, Alessandro Naso e Giacomo Bardelli sui bronzi nel Mediterraneo, Rosa Lucidi sul bucchero pesante e Vincenzo Bellelli sulla ceramica a figure nere. All’indomani, cioè venerdì 17 ottobre, Anna Maria Moretti Sgubini parlerà Su alcune sculture di scuola vulcente, Iefke van Kampen sulle botteghe della Scultura vulcente, e Fernando Gilotta e Moretti Sgubini aggiungeranno qualche considerazione sulle ceramiche della Polledrara. La relazione di Daniele F. Maras sarà sui Tutes di Vulci e la prosopografia dei cippi funerari a finta porta.
La sezione Collezioni e vecchi scavi proporrà uno sguardo critico sul destino dei reperti vulcenti. Sara De Angelis presenterà i cinquant’anni del Museo Archeologico al Castello della Badia; Laura Michetti, Christian Mazet e Alessandro Conti rileggeranno i vecchi scavi nelle necropoli sud-orientali; Cecile Colonna analizzerà le collezioni conservate al Caninet des Médailles di Parigi, mentre Alexandra Villing e Christian Mazet si occuperanno delle collezioni al British Museum di Londra. Valentino Nizzo rifletterà su dispersioni e recuperi, mentre Alessandro Mandolesi, Giulio Paolucci e Stephan Steingräber approfondiranno i casi Torlonia, François e Monaco. Infine, Mariachiara Franceschini, Paul P. Pasieka, Maurizio Sannibale e Vittorio Mascelli ricostruiranno il contesto della Cista con Amazzonomachia e dello specchio Durand.
Le dimensioni del sacro offrirà un affondo sulla religione vulcente. Simona Carosi e Sara Scarselletta presenteranno la produzione votiva e i culti di età tardo-arcaica ed ellenistica; Mariachiara Franceschini e Paul P. Pasieka proporranno una lettura del nuovo tempio arcaico; Serena Sabatini e Irene Selsvold discuteranno culti minori e aree sacre; Carlo Regoli illustrerà i culti dell’acropoli.
L’ultima sezione prevista per sabato 18 ottobre, Vulci e l’altro. Città di confine e di apertura, allargherà lo sguardo oltre i confini locali. Barbara Barbaro tratterà il complesso del Gran Carro di Bolsena, Paola Rendini la media valle dell’Albegna, Andrea Zifferero i rapporti con Chiusi e Roselle, Marina Micozzi, Alessandra Coen e Achim Weidig le influenze italiche. Anna Depalmas affronterà i rapporti con la Sardegna, Biancalisa Corradini e Alessandro Conti il caso di Castro, mentre Corinna Riva e Maja Mise analizzeranno la produzione anforica nel Mediterraneo centrale.
Gli organizzatori e la cornice

Il convegno nasce dalla collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, la Soprintendenza ABAP per l’Etruria meridionale e la Fondazione Vulci. Un intreccio di ruoli e competenze che riflette la natura stessa di Vulci: luogo di ricerca, di tutela e di valorizzazione. La direzione scientifica di Giuseppe Sassatelli, Simona Carosi e Carlo Casi garantisce un equilibrio tra prospettiva accademica, impegno istituzionale e radicamento territoriale.
Vulci oggi
Oggi Vulci è molto più di un sito archeologico: è un laboratorio a cielo aperto e, allo stesso tempo, un polo culturale capace di coniugare ricerca, tutela e divulgazione. Le scoperte degli ultimi scavi internazionali e progetti come Vulci nel Mondo e Ritorno a Vulci hanno mostrato come la città etrusca possa diventare un osservatorio privilegiato per studiare le dinamiche della dispersione dei reperti e la rilettura critica delle indagini passate.
Ma Vulci è anche un luogo dove archeologia e comunità dialogano costantemente. La valorizzazione del Parco e del Museo al Castello della Badia, le mostre temporanee e i percorsi didattici hanno trasformato l’area in una risorsa viva per il territorio, capace di attrarre studiosi e turisti da tutta Europa. L’attenzione alla sostenibilità, con progetti di fruizione digitale e itinerari inclusivi, può rendere Vulci un modello di gestione integrata del patrimonio.
Non meno importante è il suo ruolo di piattaforma internazionale. Le collaborazioni con università italiane e straniere, i progetti con musei come il British Museum o il Cabinet des Médailles, le ricerche condivise con istituti nordici e tedeschi testimoniano la capacità di Vulci di farsi nodo in una rete globale di conoscenze. Qui si sperimentano nuove tecnologie di scavo, si testano metodologie digitali e si incrociano prospettive storiche, antropologiche e archeometriche. (@EtruscanTimes)


