VITERBO, 30 SETTEMBRE 2026 – Dopo la visita del ministro della Cultura Alessandro Giuli al Parco di Vulci, e al termine di una stagione di scavi particolarmente intensa, con sette missioni di ricerca, undici università e oltre cento studiosi impegnati sul campo, arriva ora un nuovo passaggio destinato a rafforzare il rapporto tra il territorio e la ricerca: la firma della Convenzione Quadro triennale tra l’Università degli Studi della Tuscia (Unitus) e la Fondazione Vulci. L’accordo mette in rete ricerca scientifica, alta formazione, tecnologie digitali, restauro e tutela dell’ambiente, creando una collaborazione che unisce le competenze dell’Ateneo con le strutture e le attività del Parco.
A sottoscrivere l’intesa sono state Tiziana Laureti, rettrice dell’Università della Tuscia che ha sede a Viterbo, e Laura Allegrini, presidente della Fondazione Vulci. La convenzione stabilisce una collaborazione istituzionale, scientifica, didattica, culturale e tecnologica, mettendo in relazione le competenze dell’università con quelle della Fondazione e con le attività che si svolgono nel sito archeologico.

Per Laureti, l’accordo rappresenta «un atto rilevante che mette in connessione organica l’Ateneo viterbese con un’importante realtà culturale del territorio, consentendo di ottimizzare reciprocamente know-how e risorse». La convenzione prevede campagne di scavo archeologico, cantieri-scuola, tirocini e attività di alta formazione attraverso dottorati, master e summer school. Una parte importante della collaborazione riguarderà inoltre l’innovazione applicata ai beni culturali, con l’impiego di rilievi 3D, GIS, realtà aumentata e intelligenza artificiale.
L’accordo, che ha una durata di tre anni, non si limita però all’archeologia. Tra gli obiettivi figurano anche la tutela della biodiversità e dell’ambiente, in una prospettiva che considera patrimonio archeologico e patrimonio naturalistico come componenti di uno stesso paesaggio culturale.
L’Etruscologia e la Tuscia

Per l’Università della Tuscia, istituita come ateneo statale nel 1979, la collaborazione si inserisce in un percorso di ricerca e formazione già profondamente legato al patrimonio archeologico del territorio. Nei percorsi dedicati all’archeologia e ai beni culturali trova spazio anche Etruscologia e antichità italiche, settore disciplinare specificamente dedicato allo studio della civiltà etrusca.
La presenza di un ateneo nel cuore dell’antica Etruria rende particolarmente significativo il rapporto con la Fondazione Vulci. La convenzione permette infatti di avvicinare ulteriormente formazione universitaria e ricerca sul campo, offrendo nuove opportunità a studenti e giovani ricercatori all’interno di uno dei contesti archeologici più importanti dell’Etruria meridionale.

Non si tratta soltanto di una collaborazione accademica. L’obiettivo è costruire un rapporto stabile nel quale ricerca, formazione e valorizzazione possano procedere insieme, utilizzando anche le competenze tecnologiche dell’università e trasformando il Parco in un luogo sempre più aperto alla sperimentazione.
Il laboratorio e il Comitato di Coordinamento
Tra le prime attività operative previste dall’intesa figurano quelle del Laboratorio di Restauro Archeologico del Parco, dedicato in particolare ai materiali lapidei e ceramici. Per coordinare e monitorare i progetti è stato istituito un Comitato di Coordinamento, guidato da Salvatore De Vincenzo per l’Università della Tuscia e da Carlo Casi, direttore scientifico della Fondazione Vulci. (@EtruscanTimes)

