Fondazione Luigi Rovati: disponibile il video dell’incontro sul Retico

MILANO, 18 MAGGIO – È disponibile sul video della Fondazione Luigi Rovati di Milano il video relativo al secondo incontro del ciclo di studi sulle lingue e scritture dell’Italia preromana focalizzato su alfabeti, letture, significati, funzioni, storia, società. L’incontro si e’ tenuto l’8 marzo e, dopo quello sull’Etrusco, e’ stato dedicato al Retico.

Ha coordinato Giovanna Bagnasco Gianni, ordinario di Etruscologia e Antichita’ Italiche all’Università Statale di Milano. L’ospite e’ la linguista storica Simona Marchesini di Alteritas, laureata in Archeologia Classica a Pisa e che ha conseguito il dottorato in Glottologia (vergleichende Sprachwissenschaft) a Tübingen. Marchesini e’ specialista di Lingue frammentarie dell’Italia preromana, cui ha dedicato, oltre a varie monografie (tra cui Prosopographia Etrusca, Gentium Mobilitas, Roma 2007; Le lingue frammentarie dell’Italia antica, Milano 2007), numerosi articoli e corpora epigrafici (Monumenta Linguae Messapicae, Wiesbaden 2002; Monumenta Linguae Raeticae, Roma 2015). “I Reti erano i lontani cugini degli etruschi”, ha detto, introducendo la conferenza in cui ha parlato anche delle 250 iscrizioni rimaste che si possono ricondurre al Retico.

Il ciclo di incontri sulle lingue dell’Italia preromana, organizzato in collaborazione con l’Istituto di Studi Etruschi e Italici, nasce in coincidenza con l’’esposizione presso il Museo d’Arte della Fondazione di due importanti prestiti archeologici legati ai temi della lingua e della scrittura: la Stele di Lemno e la Stele di Vicchio.

L’Italia antica era un mosaico di popoli: Etruschi, Celti, Veneti, Reti, Umbri, Piceni, Latini, Osci, Apuli, Bruzi, Siculi. Ciascuno aveva la propria lingua e praticava la scrittura in una grande varietà di situazioni e di tipologie linguistiche.

Il Retico è una lingua estinta considerata preindoeuropea e paleoeuropea parlata anticamente dai Reti, un popolo alpino che viveva tra le odierne Italia nordorientale, Austria, Svizzera e Germania meridionale, e che viene identificato archeologicamente con la cultura di Fritzens-Sanzeno. “Non abbiamo abitanti, ne’ citta’ o necropoli, ci sono pochi inumati nella provincia di Bolzano ma la maggior parte delle tombe sono di incenerati, ed e’ cosi’ difficile fare l’esame del Dna”, ha detto Marchesini. Tre autori antichi, Tito Livio, Pompeo Trogo e Plinio il Vecchio, hanno sostenuto la discendenza dei Reti dagli Etruschi. Archeologi e storici dell’800, come Barthold Georg Niebuhr, Karl Otfried Müller, Theodor Mommsen, Wolfgang Helbig, Gaetano De Sanctis e Luigi Pareti, hanno ribaltato questa teoria e sostenuto che siano stati gli Etruschi a migrare dai territori alpini del Nord Italia nel Centro Italia, e che quindi siano loro a discendere dai Reti, e non viceversa.

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