Una conferenza sugli scavi alla Regia tra vecchie nuovi scavi

ROMA, 27 GENNAIO – Al centro del Foro Romano, spesso ignorato dai turisti che visitano la zona, si trova la Regia, un’area archeologica che custodisce segreti dai giorni più antichi di Roma. Il sito, che offre uno sguardo sulle fondamenta politiche e religiose di Roma, è stato giovedi’ scorso oggetto di un importante seminario – “La Regia: Vecchi scavi e nuovi prospettive di ricerca” – presso la Curia Julia.

L’evento, organizzato dal Parco archeologico del Colosseo, dal Ministero della Cultura e da Musei Italiani, ha visto la partecipazione di luminari dell’archeologia italiana tra cui Fausto Zevi, Alfonsina Russo, Andrea Carandini, Filippo Coarelli e Clementina Panella.

Approssimativamente di forma triangolare, situata lungo la via Sacra tra il Tempio di Vesta e il Tempio di Antonino e Faustina, il sito della Regia contiene i resti di un edificio tradizionalmente ritenuto essere il palazzo di Numa, successore di Romolo come re di Roma nel tardo VIII secolo a.C. L’importanza storica dell’area è ampiamente riconosciuta, anche se il suo status di residenza dei re-sacerdoti di Roma potrebbe appartenere alla leggenda.

Archeologi famosi hanno scavato alla Regia in fasi diverse dall’Ottocento ad oggi, tra cui Giacomo Boni (1859-1925), al centro dell’intervento di Sandro Consolato, e Christian Hülsen (1858-1935). Nel 1964, l’allora direttore dell’American Academy in Rome, Frank Brown, all’epoca Andrew W. Mellon Professor-in-Charge della Scuola di Studi Classici, intraprese uno scavo di due anni che fu un punto di riferimento per l’epoca. In cattive condizioni di salute, Brown non pubblicò i risultati, ma lasciò un archivio straordinario, completo di diari, foto, descrizioni dettagliate e disegni: tutto ora digitalizzato e disponibile nel Digital Humanities Center dell’Accademia.

La conferenza non solo ha affrontato diverse importanti domande di ricerca ancora aperte riguardanti il sito, come la sua funzione e le trasformazioni nel corso dei secoli, oltre ai suoi legami con strutture simili in altri siti, ma è stata anche un’opportunità per presentare un nuovo progetto di scavo (o meglio, una ri-escavazione) dell’area nel tentativo di rispondere alle domande  ancora aperte, rendendo anche il sito accessibile e comprensibile al pubblico in generale.

A nome dell’Accademia Americana, Valentina Follo, Curatrice della Norton-Van Buren Archaeological Study Collection e Responsabile del Classical Summer School, ha presentato “On Her Own Terms: The Archaeology of Esther Boise Van Deman“: un contributo dedicato al ruolo svolto dalla Van Deman (Fellow del 1909) come prima archeologa americana a Roma e a come il suo lavoro abbia contribuito alla trasformazione dell’archeologia da una prospettiva antiquaria a un approccio più sistematico e scientifico.

Follo ha poi presentato un intervento preparato da Darby Scott (Fellow AAR del 1966, Resident del 1979), ex studente di Brown ed ex Professore Mellon che non ha potuto partecipare alla conferenza di persona. Intitolato “Frank Brown, un archeologo americano a Roma”, queste note illustrano come il percorso scientifico che ha portato Brown a scavare la Regia nel 1964-66 fosse interconnesso con l’evoluzione dell’archeologia italiana nel periodo precedente e successivo alla Seconda Guerra Mondiale. E sempre sul lavoro di Brown alla Regia hanno parlato Paolo Brocato, Nicola Terrenato, Troy Samuels e Vincenzo Timpano analizzandone l’archivio di scavo.

La Regia romana è attualmente al centro di un progetto archeologico collaborativo in corso tra l’AAR, l’Università di Michigan e l’Università della Calabria. Nel 2015, l’AAR ha tenuto un seminario dal titolo “Regia Revisited”, le cui atti sono stati pubblicati due anni dopo.(@EtruscanTimes)

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