Sigmund Freud collezionista “compulsivo” di arte etrusca, greca e romana

Una mostra al Freud Museum di Londra chiude il 16 luglio

LONDRA, 26 GIUGNO – Un elegante balsamario in bronzo del III secolo a.C. con il volto di un satiro e di una menade. E poi, uno specchio con incisioni, una oinochoe decorata con immagini di guerrieri, una lekythos di bucchero e un bronzetto di un combattente con elmo e lancia. Questi alcuni degli oggetti etruschi comprati da Sigmund Freud nei suoi viaggi in Italia alla fine dell’Ottocento, che arricchivano lo studio viennese del padre della psicanalisi a Berggasse 19 e che poi, quando dovette fuggire dai nazisti, lo seguirono nel suo esilio a Londra. Adesso, sono conservati al Freud museum della capitale londinese e oggetto di una mostra che si chiuderà domenica 16 luglio.

Freud Museum a Londra

Intitolata “Freud’s Antiquity: Object, Idea, Desire” (Un viaggio tra oggetti antichi e psicanalisi), la mostra esplora tutto il percorso dall’acquisto di oggetti d’antiquariato alla formulazione di concetti chiave della psicanalisi. Freud era un collezionista compulsivo di antichità, non solo etrusche, e attingeva da questa passione fonti di ispirazione per il suo lavoro. Gli oggetti erano strettamente legati allo sviluppo delle sue scoperte e dei metodi psicoanalitici; aiutavano a ‘stabilizzare il pensiero effimero’ che era continuamente a rischio di dissoluzione.

Balsamario etrusco comprato da Freud

Eppure, negli studi freudiani, questa ricca e vitale fonte di ispirazione è stata spesso trascurata: “Freud il teorico” è sempre stato visto come una persona diversa da “Freud il collezionista”. La mostra londinese, curata da Miriam Leonard (UCL), Daniel Orrells (Kings College London) e Richard Armstrong (University of Houston), esamina invece questo legame cruciale, mettendo in dialogo la collezione di Freud con le sue teorie, nella speranza che possano illuminarsi a vicenda.

In coincidenza con la mostra al Freud museum, il New Yorker ha pubblicato una  ricostruzione di Elizabeth Wringler sul collezionismo di Freud. La passione di Freud per l’arte classica cominciò nel 1896, poco dopo la morte del padre. L’anno seguente fece il primo dei tre viaggi a Orvieto, ricostruiti nel libro di Guido Barlozzetti, Il viaggio di Freud, comprando alcuni oggetti da piccoli antiquari locali. In quel periodo stava scavando nel suo inconscio in vista della sua opera forse più importante, L’interpretazione dei sogni.

Affascinato dal racconto di Heinrich Schliemann sulla scoperta di Troia, Freud iniziò a pensare alla mente come a un sito archeologico. E finì con il possedere – racconta la Wringler sul New Yorker –”più di duemila statue greco-romane, busti, vasi etruschi, anelli, pietre preziose, utensili neolitici, sigilli sumeri, bende di mummie egiziane, leoni di giada cinesi e amuleti pompeiani a forma di pene. Andava a caccia di tesori nei mercatini di Vienna, Salisburgo, Firenze e Roma. E dopo essere tornato a casa con un nuovo trofeo, lo portava a tavola come “compagno”, e spesso allineava i suoi preferiti sulla sua scrivania. ‘Devo sempre avere un oggetto da amare,’ confessò a Carl Jung.”

Ultime Notizie

Vulci nel Mondo

Il più grande database online di reperti dall' Etruria

Notizie correlate