All’Archeologico di Bologna il Rispostiglio di San Francesco, “capsula del tempo” della Felsina etrusca

BOLOGNA, 11 FEBBRAIO – A Bologna una “capsula del tempo” importantissima perché consente di dare per certa la conoscenza dell’alfabeto etrusco in area padana e’ stato ripresentata al pubblico in un nuovo allestimento al Museo Civico Archeologico.
Una selezione del Ripostiglio di San Francesco – 15 mila oggetti in metallo venuti in luce dopo millenni di oblio alla fine dell’Ottocento – e’ ora esposta accanto al dolio di terracotta che per secoli li ha contenuti in una delle sale della sezione etrusca del museo: sono asce, pani, fibule, falci, ma anche graffiti, sigle o cenni alfabetici forse usati per il conteggio dei materiali, presentati con un nuovo sistema di illuminazione nelle vetrine ottocentesche recuperate e rese più funzionali. Il progetto è stato curato dall’etruscologa Laura Bentini.

Il dolio delle meraviglie

La scoperta di questa testimonianza della Felsina dell’Età del Ferro risale al 1877, quando l’archeologo Antonio Zannoni (Faenza, 1833-Bologna, 1910), nella sua veste di ingegnere del Comune, trovo’ nei pressi della Basilica di San Francesco il grande dolio, contenente 14.841 oggetti metallici tra armi, oggetti ornamentali, utensili, frammenti di vasellame, lamine ritagliate, verghette, pani metallici e scorie per un peso totale di oltre 14 quintali e un arco temporale compreso dalla fine dell’Età del Bronzo agli inizi del VII secolo a.C., data in cui avvenne la deposizione del grande vaso e l’accurata sistemazione del suo contenuto. Numerosi erano in particolare gli strumenti di lavoro, raramente deposti nei corredi funerari bolognesi, e dunque preziosi per ricostruire le attivita’ artigianali e di sussistenza della comunita’ villanoviana. Figura straordinaria di studioso poliedrico, Zannoni adotto’ un sistema di indagine innovativa che fece di lui uno dei primi ad applicare una scrupolosa registrazione dei reperti e un’accurata documentazione dei contesti di ritrovamento.
Archeologico ZannoniIl dolio, con il suo contenuto, rappresenta probabilmente la riserva di metallo per una fonderia occultata all’inizio del VII secolo (cosi’ Zannoni e la maggior parte degli studiosi) per la presenza di oggetti semilavorati o rotti e destinati ad esser fusi di nuovo, pani di metallo cenere e tracce di ossido bronzo. Di recente e’ stata pero’ proposta una diversa lettura che vede nel ripostiglio una specie di tesoro pubblico, forse deposto ritualmente in un’occasione speciale. Come riporta uno studio dell’Università di Bologna del novembre 2020 (“L’élite della metropoli a Felsina-Bologna”), su due pezzi sono riportati testi unici che rimandano a un individuo di origine italica e alla qualità degli oggetti in bronzo.
Nel primo allestimento del Museo Civico, inaugurato a Palazzo Galvani di Via dell’Archiginnasio nel 1881, i materiali del Ripostiglio furono esposti integralmente nella Sala XI. Fu solo all’inizio degli anni Settanta che l’intero complesso fu trasferito nella piu’ piccola sala Xb.

Una convenzione con la Fondazione Rovati

Dal 2022 è attiva una convenzione quinquennale con la Fondazione Luigi Rovati per l’esposizione a Milano di una campionatura di alcune centinaia dei reperti rinvenuti nel dolio. La Fondazione ha anche sovvenzionato la realizzazione di un video di animazione per agevolare la comprensione da parte del pubblico del complesso. Dall’11 febbraio al 6 aprile e’ inoltre in programma una serie di conferenze, “Il Dolio delle Meraviglie”, che ne spieghera’ il valore straordinario, accanto a visite guidate e laboratori per i bambini delle scuole. (@EtruscanTimes)

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