Gino Severini e gli etruschi in mostra alla Fondazione Rovati

MILANO, 9 MAGGIO – Aprira’ il 15 maggio al Museo d’arte della Fondazione Rovati la mostra Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini in collaborazione con l’Accademia Etrusca di Cortona. Il progetto, ispirato da un’idea di Giovanna Forlanelli, è dedicato al tema del dualismo e del doppio, nel rapporto bifronte, fisico e simbolico, di dialettica e contrapposizione. I protagonisti sono due bronzetti etruschi del III sec. a. C. in un confronto con sculture di Severini.

Allestita fino al 15 settembre nello Spazio Bianco al piano Nobile del Museo d’arte, la mostra prende spunto dall’interesse di Severini (1883-1966) per l’archeologia della sua terra d’origine e dal legame con Cortona.

Severini CulsansUn legame profondo univa Severini al mondo etrusco. Cortonese di nascita, l’artista mantenne sempre un forte legame con la propria città natale: nel 1847 rimase talmente colpito dal ritrovamento della statua etrusca del Culsans, da crearne una sua personale e moderna versione in bronzo. Assiduo frequentatore del Museo dell’Accademia Etrusca, nelle proprie opere l’artista toscano morto a Parigi nel 1966 si ispiro’ spesso ai reperti conservati nel museo, a cui poi dono’ alcune delle sue opere più significative. Il primo dei due bronzetti etruschi datati al III sec. a. C raffigura Culsans, la divinità etrusca corrispondente al romano Giano, nume tutelare delle porte e dei passaggi; il secondo è Selvans, dio della foresta e delle attività agresti.

Le due sculture recano sulla coscia una lunga iscrizione votiva in alfabeto etrusco, che ne chiarisce l’identità riportando il nome del dedicante, forse un personaggio che ricopriva una funzione pubblica. Preposti alla sorveglianza del confine tra area urbana e territorio circostante, il loro posizionamento ai lati della porta della città cortonese certifica la natura sacra di questo spazio liminare, già attestata in altri centri dell’Italia antica.

È proprio al Culsans etrusco che Severini si ispira per creare le due sculture esposte: il primo è Giano Bifronte, un bronzo realizzato agli inizi degli anni Sessanta, mentre il secondo, di maggiori dimensioni, è una fusione postuma realizzata per volontà della figlia Romana Severini. Quest’ultima scultura è stata poi donata all’Accademia Etrusca di Cortona.

Alla feconda attività pittorica di Gino Severini appartiene la Natura morta con aringa e compostiera blu, dipinta nel 1946-1947 come rielaborazione – con riferimenti al mondo etrusco – di un genere molto praticato dai pittori d’avanguardia: il quadro raffigura una tavola con aringhe in primo piano, arricchita dalla presenza di due vasi, una brocca e un recipiente, in cui si riconosce l’allusione al vasellame in bucchero che decorava i banchetti degli aristocratici etruschi.

Accompagna la mostra una pubblicazione edita da Fondazione Luigi Rovati, Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini con testi di Paolo Bruschetti, Sergio Angori, Romana Severini Brunori, Giulio Paolucci, Paolo Giulierini, Marco Belpoliti, Luigi Donati. (@EtruscanTimes)

Ultime Notizie

Vulci nel Mondo

Il più grande database online di reperti dall' Etruria

Notizie correlate