In mostra a Siena un misterioso (ma non più tanto) graffione etrusco di bronzo

ROMA, 7 GIUGNO – In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia 2024, il Museo di Santa Maria della Scala a Siena espone un curioso graffione di bronzo, appena restaurato. Il Museo ha scelto di presentare al pubblico il restauro di un importante pezzo, un tempo appartenente alla collezione Bonci Casuccini.

Esempio di graffione etrusco (Wikipedia)

Si tratta di un cosiddetto ‘graffione’ etrusco in bronzo, databile tra V e IV sec. a.C., formato da un’immanicatura e una barra orizzontale su cui si impostano dei rebbi o ‘bracci’ uncinati.

Comprendere l‘uso originale dei graffioni non è stato semplice. Nel corso degli anni, varie ipotesi si sono avvicendate tra loro, dividendo gli studiosi. Tra le interpretazioni più curiose, vi era chi sostenesse servissero a ripescare gli oggetti caduti per sbaglio nei pozzi. Oppure come arma da assedio marittimo e terrestre.
Già più verosimile e accreditata è la versione del graffione quale utensile da cucina. Secondo questa linea, si tratterebbe di una sorta di forchettone gigante (alcuni esemplari raggiungono i 40 centimetri di diametro) per muovere le carni da arrostire sul fuoco. Tuttavia, l’ipotesi su cui oggi è bene fare fede è un’altra.
Ci si deve immaginare il graffione come un mezzo di illuminazione: un sostegno per versioni arcaiche delle odierne candele. Al posto della cera, gli Etruschi dovevano utilizzare una corda, arrotolata tra gli uncini, che, imbevuta di olio, era poi incendiata e usata per fare luce.

Il graffione Passerini (Firenze)

A supportare l’ultima interpretazione del graffione come ‘porta-candela’ è uno specchio etrusco in bronzo (oggi conservato al Met di New York) che raffigura l’immagine mitologica di Alcesti e dello sposo Admeto. Accanto alla coppia, un altro personaggio sembra reggere in mano proprio questo oggetto: un manico uncinato, con avvolta una cordicella da cui si liberano le fiamme.

L’esemplare rientra nel tipo individuato da Vittorio Mascelli, che si distingue dal primo (caratterizzato da rebbi disposti attorno ad un anello), proprio per la presenza della barra orizzontale: oltre al pezzo oggetto dell’intervento di restauro, il museo senese conserva un secondo ‘graffione’ della stessa foggia, proveniente dalla collezione Chigi Zondadarco.

Specchio in bronzo con Alcesti (Metropolitan, New York)

Già noto a Ranuccio Bianchi Bandinelli, che nel Clusium (1925) ne dà un’accurata descrizione (Utensile che deve ritenersi, verosimilmente, un candelabro a mano, di uso probabilmente rituale […] di tali istrumenti se ne conservano alcuni altri esemplari, più o meno ben conservati […] l’esemplare Casuccini è il più integro della serie conosciuta, mancando solo un terzo gancio nel mezzo della sbarra.), l’oggetto era ricoperto, prima dell’intervento, da strati di incrostazioni ed era frammentario in uno dei bracci laterali.

L’esposizione in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia 2024 si pone come un momento di documentazione in corso dei lavori di restauro. Le fasi di restauro del graffione, condotte dalla restauratrice Nora Marosi, hanno contemplato la rimozione dalla superficie dei prodotti di degrado dannosi e incoerenti, che impediscono una lettura completa e corretta dell’oggetto. Una volta eseguita un’approfondita pulitura meccanica, è seguito l’incollaggio del rebbio staccato. Al termine dei trattamenti la superficie e’ stata trattata con degli inibitori di corrosione e coperta da strati protettivi per prevenire possibili attacchi futuri. A lavori ultimati, il graffione potrà essere esposto a confronto con l’esemplare Chigi e sarà oggetto di approfondimenti da parte di specialisti.

 

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