Intelligenza artificiale e paesaggi antichi, una mostra alla Duke University

DURHAM (NORTH CAROLINA), 9 MAGGIO – Al Rubenstein Arts Center della Duke University in North Carolina una mostra, la prima al mondo del suo genere, usa l’intelligenza artificiale per simulare e ricostruire paesaggi e ambienti etruschi e romani in un arco di 1300 anni di storia, dal primo millennio a.C. al terzo secolo d.C. Aperta fino al 24 maggio, Rethinking the Past – Antiquity and Artificial Intelligence, si basa su analisi scientifiche e dati paleoambientali ricavati da scavi archeologici in corso e da telerilevamenti.

Vulci e Roselle com’erano

Parliamo di siti archeologici estremamente significativi in Italia, come Roselle in Toscana e Vulci nel Lazio nel periodo pre-romano e romano. La Duke University, l’Università di Siena e le Università di Modena e Reggio Emilia hanno  collaborato a livello internazionale su queste indagini.

Nata in partenza come iniziativa per gli studenti dell’ateneo americano, la mostra ideata da Maurizio Forte, professore di studi classici, storia e arte a Duke, oltre che protagonista del Vulci 3000 Project, e’ stata pensata in realta’ con un vasto pubblico in mente, per spiegare il processo scientifico di ricostruzione del passato utilizzando metodi di indagine altamente sofisticati e una particolare enfasi sull’ambiente come protagonista e non come sfondo delle attività umane.

Dai pollini al paesaggio antico

Schermi montati lungo una parete di Rethinking the Past – Antiquity and Artificial Intelligence, mostrano paesaggi primaverili come avrebbe potuto vederli un suddito della Repubblica Romana ricreati dall’IA sulla base di informazioni dettagliate sulle specie vegetali presenti in ciascun paesaggio. Un paesaggio intitolato “Ciperacee nell’acqua bassa di un efffimero stagno” menziona “alberi radi di ontano (Alnus glutinosa), salice bianco (Salix alba) e pioppo bianco (Populus alba), e poche piante erbacee.” Gli storici sanno quali piante erano presenti in questi paesaggi grazie ai granuli di polline emersi dagli scavi.

Lo studio degli ambienti antichi può rivelare fenomeni estremamente complessi, come le trasformazioni umane e naturali derivanti dai cambiamenti climatici, dall’uso del territorio, dalla deforestazione, dalle coltivazioni, dalle migrazioni, dalle attività degli animali e argomenti correlati. Questa analisi – spiegano gli organizzatori – può essere utilizzata per considerare l’importanza di imparare dal passato al fine di comprendere il futuro.

I risultati non sono sempre completamente autentici. “La citta’ nello sfondo,” dice al Research Blog di Duke Augustus Wendell, che con Forte e’ uno dei progettisti della mostra, “è spesso simile a una cita’ toscana moderna, per nulla antica romana.” “Possiamo usare un’intelligenza artificiale,” dice Felipe Infante de Castro, che ha contribuito a programmare l’IA, “per darci una rappresentazione del passato che sia compatibile con ciò che pensiamo doveva apparire il passato.”

La chatbox con Plinio il Vecchio

In un’altra parte della mostra, è possibile utilizzare un chatbot IA per parlare con Plinio il Vecchio. La base sono i 37 libri della Storia Naturale dell’erudito romano morto sotto le ceneri di Pompei. Secondo Maurizio Forte, “il chatbot IA può parlare in inglese, francese, italiano e anche in latino.”

La cisterna di Vulci

Una installazione touchscreen permette infine al pubblico di esplorare la cisterna recentemente scavata dal team di Forte a Vulci. All’interno del materiale sedimentario rimasto nella cisterna sono stati scoperti pollini, ossa di animali e frammenti di ceramica, reperti la cui analisi fornisce informazioni sul paesaggio e sulle pratiche culturali a Vulci. (@EtruscanTimes)

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