“La prima Vulci”: una mostra inaugurata al Castello della Abbadia

è stata inaugurata giovedì 18 maggio, al Museo archeologico nazionale la mostra “La prima Vulci, una esplorazione delle origini della grande città etrusca anche attraverso i risultati delle ultime campagne di scavo

VULCI, 18 MAGGIO – “La prima Vulci”: una mostra al Castello dell’Abbadia sulle origini della grande città etrusca anche attraverso i risultati delle ultime campagne di scavo, è stata inaugurata al margine del secondo incontro internazionale “Vulci Work in Progress”.

La mostra nasce da una stretta collaborazione tra la Direzione Regionale Musei Lazio, la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale e la Fondazione Vulci, da anni impegnati nella valorizzazione e conoscenza del territorio. A tagliare il nastro, nella suggestiva cornice del Castello nato originariamente come abbazia benedettina, i responsabili di primo piano dell’attività archeologica nella zona: Sara De Angelis, della Direzione regionale dei musei del Lazio; Margherita Eichberg, Soprintendente per l’Archeologia, le Belle Arti e il paesaggio di Viterbo e l’Etruria meridionale; Simona Carosi, della Soprintenza archeologica, Alfonsina Russa, ora direttore del Parco Archeologico del Colosseo; Gianni Bonazzi e Carlo Casi della Fondazione Vulci.

Urna a capanna dopo il restauro

Tra i reperti di maggiore interesse, è in mostra per la prima volta una urna a capanna asportata integralmente dalla tomba 87 di Poggio delle Urne e restaurata nel laboratorio del Parco di Vulci a Montalto di Castro, guidato da Teresa Carta.

Taglio del nastro al Museo della AbbadiaIl catalogo della mostra, pubblicato da Antiqua Res edizioni, offre un panorama delle iniziativa di valorizzazione e restauro degli ultimi anni a Vulci, oltre che una documentazione sui maggiori risultati degli ultimi scavi in parte presentati nell’incontro Work in Progress. Tra questi, l’Università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti-Pescara ha parlato del sito di Poggio delle Urne (progetto Usi funerari preromani) della prima età del ferro e della fase orientalizzante; mentre l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”  ha illustrato le ricognizioni territoriali nella bassa Valle del Fiora e gli scavi nella necropoli villanoviana ed etrusca di Ponte Rotto (All’origine di Vulci). E poi ancora altri progetti: Understanding Urban Identities, a cura del Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Göteborg (Svezia); Vulci 3000, di Maurizio Forte della Duke University (USA); Vulci Cityscape 2022 dell’Università di Friburgo e Magonza; Sustainable Vulci della University College London (Londra). Di Vulci: vecchi scavi, nuove prospettive. Un progetto condiviso hanno parlato Alessandro Conti, della Sapienza Università di Roma, e Cristian Mazet, dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici.

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