Riflettori internazionali puntati su Vulci, studi integrati delle necropoli e dell’abitato

VULCI, 17 GIUGNO – Riflettori internazionali puntati su Vulci: e’ ai primi giorni la missione Ritorno a Vulci, un progetto condiviso tra Sapienza Università di Roma, l’École Française de Rome e il British Museum con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio Etruria Meridionale e i Musei Nazionali Lazio. L’iniziativa e’ finalizzata a una rilettura integrata delle necropoli sud-orientali di Vulci.

Sono intanto partiti nell’area urbana orientale della città gli scavi per riportare alla luce le antiche strutture cultuali e abitative risalenti al IV secolo a.C. La ricerca e’ condotta dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale con la collaborazione di Fondazione Vulci e l’Università di Göteborg (Svezia).

Riflettori internazionali puntati su Vulci, studi integrati delle necropoli e dell'abitatoRitorno a Vulci rientra in un accordo quadro stipulato l’anno scorso da Antonella Polimeni, rettrice dell’Università Sapienza di Roma, e Brigitte Marin, direttrice dell’École française de Rome. Punto culminante di questa collaborazione riguarda per l’appunto il lavoro archeologico sul sito di Vulci dopo che le due istituzioni avevano collaborato su un seminario e una mostra dedicata alla storia delle scavi di Vulci e delle collezioni sparse.

La collaborazione aveva reso possibile anche una formazione annuale sugli “enduits peints”, gli affreschi di Tivoli, contribuendo alla ripresa dello studio dei resti antichi nel sotterraneo del Palazzo Farnese e alla realizzazione di un modello 3D della Coenatio Rotunda per una mostra a Francoforte. I progetti condivisi spaziano inoltre da laboratori di storia e scienze sociali, come Mediterrapolis (2017-2021) e il network di ricerca HAMéD (2022-2026), a convegni storici, come il Roma X Secolo in programma per giugno 2023, e studi su periodi storici specifici come MONDO500 e SPAZIDENTITA.

FBGli scavi della Soprintendenza nell’area urbana orientale di Vulci gli scavi sono aperti al pubblico e il visitatore ha la possibilità di ammirare gli studi e le tecniche degli archeologi che fino a fine giugno prenderanno parte alle ricerche. Ricerche che sta eseguendo anche La Sapienza di Roma sullo scomparso tumulo Gsell in località Legnesina, sempre all’interno del Parco Naturalistico e Archeologico. Il tumulo prende il nome da Stephane Gsell, archeologo e storico francese, che nel 1891 ha diretto i primi scavi metodici nella necropoli di Vulci.

FB VulciI nuovi scavi sono coordinati dal direttore scientifico di Fondazione Vulci, Carlo Casi “Questo è l’unico parco archeologico – ha detto l’assessore alla cultura Annamaria Fabi – dove si scava ininterrottamente da 30 anni e il turista ha la possibilità di seguire i lavori degli archeologi”.  Ad oggi sono 40 le convenzioni che Fondazione Vulci ha attuato con enti di ricerca nazionali e internazionali. (@EtruscanTimes)

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