Studioso italiano: “falsi alcuni reperti restituiti da Usa all’Italia”

PISA, 7 GIUGNO – Secondo un classicista della Normale di Pisa sarebbero falsi alcuni dei circa sessanta reperti archeologici restituiti di recente all’Italia per un valore stimato di 19 milioni di dollari. Il professore di archeologia classica Gianfranco Adornato ha pubblicato un articolo sul Giornale dell’Arte in cui afferma che “una buona percentuale è costituta da falsi, facilmente riconoscibili”.

I pezzi erano stati rimpatriati nel settembre 2022, e in gennaio presentati in una conferenza stampa a Roma. Una ventina, secondo l’ufficio del District Attorney, venivano dalle collezioni del Metropolitan Museum e altri dalla raccolta del finanziere newyorchese Michael Steinhardt, da tempo nel mirino degli investigatori e a cui la magistratura americana ha imposto nel 2021 il divieto a vita di acquistare nuovamente beni archeologici.

Adornato ora sostiene che di questi reperti molti sono sospetti: tra questi un’anfora nicostenica databile intorno al 530-500 a.C., un deinos attico a figure nere con cavalieri di età arcaica, una coppa a occhioni con maschera di Dioniso al centro (500 a.C.) e un chous attico (piccola brocca) a figure rosse con un giovane seduto su un altare, databile intorno alla metà del V secolo a.C.

Lo studioso nota ad esempio che “la coppa a occhioni presenta uno strano motivo degli occhi, privi delle lunghe caruncole lacrimali, caratteristiche di questa tipologia vascolare”, mentre la maschera dionisiaca “è semplificata con graffiti cursori e imprecisi, oltre a un piede non convenzionale attaccato malamente alla vasca”. Anche la coppa attica tipo band-cup con sfingi ai lati della seconda metà del VI secolo a.C. “presenta i due mostri laterali in una posa totalmente sbagliata (quadrupedia) e mai attestata sui vasi greci e nell’arte di età arcaica”. 

Secondo Adornato, che pure condivide i principi etici del rimpatrio del patrimonio culturale sottratto illecitamente, “risulta meno congruo l’investimento di risorse ed energie nel recupero di antichità false acquistate sul mercato nero, soprattutto perché queste supposte opere non verranno mai esposte nei musei italiani (si spera!) e, se conservate nelle istituzioni museali, andranno a costituire un vero e proprio ingombro all’interno dei depositi. Che fine faranno?”

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