Tornano in Italia oltre 750 reperti trafficati da Robin Symes

ROMA, 30 MAGGIO – Oltre 750 reperti archeologici sono stati rimpatriati in Italia a seguito della conclusione di un lungo negoziato con i liquidatori della Symes Ltd, una società di diritto inglese appartenuta al mercante d’arte Robin Symes rivelatosi un trafficante di beni culturali.

La conferenza stampa a Castel Sant’Angelo

Domani, mercoledì 31 maggio, alle ore 11.00, a Roma, al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo (Cappella dei Condannati – Lungotevere Castello, 50), si svolgerà la conferenza stampa di presentazione del recupero. Interverranno: Mario Turetta, Segretario Generale del Ministero della cultura; Lorenzo d’Ascia, Avvocato dell’Avvocatura Generale dello Stato; il Gen di B. Vincenzo Molinese, Comandante del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale; S.E. Eleni Sourani, Ambasciatore di Grecia in Italia. Concluderà il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. La conferenza stampa potra’ essere seguita anche sul canale YouTube del Ministero al link https://www.youtube.com/watch?v=0bXwr1LymQE

Altri 351 oggetti rimpatriati in Grecia

Nei giorni scorsi centinaia di oggetti finiti in mano a Symes sono stati rimpatriati in Grecia. Il Ministero della cultura ellenico aveva annunciato la restituzione di 351 oggetti datati tra eta’ neolitica all’inizio dell’era Bizantina tra cui una figurina cicladica, la statua danneggiata di una Kore di eta’ arcaica e il torso di bronzo di una statua raffigurante un giovane Alessandro Magno della seconda meta’ del secondo secolo dopo Cristo.

Non e’ chiaro, e si sapra’ domani, se gli oggetti rimpatriati in Italia e in Grecia, sono quelli recuperati in un magazzino a Ginevra nel 2016 in seguito a una operazione congiunta dei carabinieri italiani e delle autorita’ svizzere. Erano venute in luce in quella occasione 45 casse di materiali appartenuti a Symes per un valore di alcune centinaia di milioni di dollari.

Incastrato dopo disputa con eredi socio in affari

Symes fu inizialmente incastrato durante una disputa con la famiglia del suo ex socio in affari Christo Michaelides che e’ morto nel 1999. Quando Symes si rifiuto’ di restituire beni di Michaelides alla famiglia, il nipote di quest’ultimo avvio’ un inchiesta privata a cui fece seguito un’azione legale. Il mercante d’arte perse la causa e fini’ in bancarotta, non prima pero’ che venissero in luce un passato di traffici legati, tra l’altro, alle attivita’ di Giacomo Medici, il noto contrabbandiere che gestiva in Italia reti di tombaroli. Si pensa che le casse recuperate a Ginevra fossero finite in magazzino poco dopo la morte di Michaelides per sottrarle alle mire dei suoi eredi.

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