Vulci e i suoi tesori protagonisti a Parigi e alla Fondazione Rovati di Milano con ‘uomini e dei’

ROMA, 29 MARZO – La Fondazione Luigi Rovati, molto attiva nel promuovere la conoscenza della civiltà etrusca, ha inaugurato il ciclo di mostre dedicato alle Metropoli etrusche partendo da Vulci, tra le più dinamiche città dell’Etruria meridionale costiera.
Fino al 4 agosto ‘Produrre per gli uomini. Produrre per gli dèi’ potrà essere visitata a Milano, dopo che due giorni fa gli etruschi avevano ‘fatto tappa’ a Parigi.La Fondazione ha promosso infatti l’incontro dal titolo ‘Gli Etruschi a Parigi: un nuovo dialogo culturale’, che si è tenuto presso il Consolato Generale d’Italia a Parigi, a testimonianza del saldo legame fra Italia e Francia nello studio e nella divulgazione della cultura etrusca.

La civiltà etrusca è fondante per la storia e per la cultura italiana e le testimonianze materiali di questo popolo sono raccolte e studiate non solo in molti musei italiani ma anche in musei internazionali. La sezione delle antichità classiche del Louvre, nota come ‘Dipartimento delle Antichità Greche, Etrusche e Romane’ ha riaperto, dopo i lavori di riallestimento, le sale dedicate alla Civiltà Etrusca. Qui è esposta una della più importanti collezioni romane dell’Ottocento, la collezione del Marchese Campana acquistata da Napoleone III.
Dal 1873, l’École Française de Rome sostiene la ricerca archeologica in Italia centrale: un impegno che vede protagoniste, ancora oggi, anche l‘Ecole Normale Supérieure de Paris e altre università francesi che occupano una posizione di primo piano negli studi e nella ricerca in questo campo.

A Milano, la nuova mostra è invece divisa in sei sezioni, curate da Giuseppe Sassatelli e Laura M. Michetti, che raccontano la metropoli etrusca mettendo in luce la sua produzione artistica e artigianale. La voce narrante è quella dei reperti ritrovati nei corredi funebri delle necropoli vulcenti: ceramiche, bronzi, e persino un rarissimo esemplare di mani d’argento. Lungo il percorso, una serie di opere di Giuseppe Penone – esponente dell’Arte Povera italiana – dialogano tra i secoli con i manufatti antichi.
L’argomento delle città etrusche è ricco di spunti per farne una serie espositiva. Vulci è la prima tappa; ancora non è stato deciso quale sarà il seguito, che per ora preannuncia solo Tarquinia. Come già si accennava, la città sorta sulla riva destra del Fiora è stata scelta tanto per la sua produttività artigianale, quanto per il suo triste passato (recente) di sito archeologico depredato dai tombaroli. Reperti finiti ai quattro angoli del mondo, che rendono ancor più difficile comprendere e apprezzare la storia di Vulci. La mostra in Fondazione Rovati vuole dare il suo contributo alla riunione delle fonti e alla loro diffusione presso il pubblico italiano.

Tra gli straordinari molti pezzi esposti (la coppia di mani d’argento, i buccheri, gli ossuari in terracotta inediti della collezione della Fondazione Rovati; un nucleo di ceramiche attribuite al Pittore delle Rondini per la prima volta esposte insieme; tra i bronzi inediti un candelabro e due colini della Fondazione Rovati, la spada con fodero e l’impone), merita una menzione il Cratere a calice decorato con figure rosse su fondo bianco. Esemplare rarissimo, che raffigura da un lato tre ninfe musicanti, e dall’altro una scena del mito di Ercole. Eroe, quest’ultimo, molto apprezzato dalle élites etrusche, in quanto esempio di uomo che – partito da umili condizioni – divenne eroe di successo.

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