ROMA, 5 MARZO – Molte iniziative nel campo dell’arte vogliono quest’anno celebrare la festa delle donne: in alcuni casi consentendo l’ingresso gratis a musei e luoghi della cultura, in altri dedicando proprio alla donna visite guidate ed escursioni.
E’ il caso ad esempio del Museo Archeologico Comunale di Cecina che in occasione dell’8 marzo propone una speciale visita guidata dedicata alla figura femminile nel mondo etrusco.
Attraverso il racconto dell’operatore Riccardo Malevolti, i partecipanti potranno approfondire il ruolo della donna etrusca, una figura emancipata, autonoma e libera, esplorando la collezione comunale del museo. Un pomeriggio all’insegna della cultura e dell’arte, dedicato a tutte le donne e ragazze. Al termine della visita, è previsto un laboratorio di acquerello curato dall’artista Emilia Gigliotti, un’opportunità per apprendere questa raffinata tecnica pittorica e sperimentare la propria creatività.

La figura della donna etrusca del resto si distingue per una complessità assolutamente inedita in quel periodo storico. Tutti gli studi concordano nel descrivere la donna etrusca come indipendente, acculturata, raffinata, elegante, libera e spesso molto bella perché dedita alla cura di se stessa.
Secondo l’esperto d’arte Jacopo Veneziani a differenza che nel mondo greco e romano, le donne etrusche trascorrevano gran parte del loro tempo al di fuori delle mura domestiche. ”Le iscrizioni rinvenute – scrive Veneziani – ci hanno tramandato alcuni dei loro nomi: Velelia, Anthaia, Thania, Larthia, Tita, Nuzinai, Ramutha, Velthura, Thesathei. Libere e emancipate, le donne etrusche partecipavano alla vita pubblica, sapevano leggere, potevano essere titolari di attività commerciali e possedere oggetti”.
Come attestano numerose iscrizioni le etrusche avevano nome proprio: a Roma invece le donne venivano identificate esclusivamente con il nome della gens (famiglia) alla quale appartenevano (Tullia, Iulia, Cornelia, e così via). Nel caso in cui ci fossero due donne nella stessa famiglia romana, venivano indicate coi numerali, come prima, secunda, tertia, oppure con gli aggettivi maior e minor se erano due.
Sono sopravvissute molte attestazioni di nomi propri femminili delle donne etrusche
Su un bucchero (piccolo recipiente per alimenti di colore nero) conservato al Museo Gregoriano Etrusco, nei Musei Vaticani, si legge ad esempio: ”Mi ramuthas kansinaia”, ovvero ”io sono di Ramutha Kansinai”. Il proprietario del vaso, una donna, è identificato con nome e cognome. ”Immaginiamo queste donne camminare eleganti per le strade dell’antica Roselle, oggi importante area archeologica del comune di Grosseto – spiega Veneziani – Le immaginiamo discutere tra loro passeggiando dalla fontana lungo la via di accesso alla città fino al foro, centro nevralgico della comunità”.
I vasi e le ampolle trovati in varie tombe – come la Tomba del Leone e quella della Pellegrina, la Tomba della Scimmia o quella del Colle, disposte lungo la strada che conduce al Lago di Chiusi – permettono di capire come si truccavano le grandi signore etrusche. ”Sappiamo infatti che il loro beauty case era ben fornito, con pomate, unguenti, profumi, rossetti e ombretti. Le donne etrusche benestanti preparavano maschere di bellezza molto idratanti con farina d’orzo, lenticchie e bulbi di narciso. Per rendere lucente la pelle, utilizzavano inoltre olio d’oliva sparso sul corpo e poi raccolto con lo strigile. I rossetti di allora erano ricavati da alghe marine o dal gelso e, per gli occhi, esistevano ombretti estratti dai fiori di croco. I capelli, raccolti in lunghe trecce fermate da un anello, potevano essere resi più biondi tramite l’uso di tinture, già documentato all’epoca. Dal VI secolo a.C. in poi, le Etrusche potevano controllare il risultato del loro trucco su specchi di bronzo lucidato”.
Secondo gli studiosi queste caratteristiche della donna etrusca derivano probabilmente dall’alto livello di benessere economico della società etrusca. Già in età arcaica (dal VI secolo a.C.) le donne cominciarono a uscire dalle mura domestiche per partecipare in maniera sempre più attiva alla vita pubblica. Ciò vale soprattutto per l’area dell’Etruria propriamente detta (Toscana, alto Lazio e Umbria) e comunque è limitato al lasso di tempo tra il VI e IV sec a.C. Successivamente l’influsso dei Greci e dei Romani portò a una regressione della condizione sociale della donna.
Nessun altra donna come quella etrusca godette di un grado tanto alto di emancipazione, libertà e autonomia. In merito scrive lo studioso Jean-Paul Thuillier: le donne etrusche, a differenza di Penelope e Andromaca, non si accontentavano di attendere pazientemente a casa il ritorno degli sposi, ma prendevano legittimamente parte a tutti i piaceri della vita.
Premesso che le donne di cui abbiamo notizia – scrive Alessandra Poggi – sono quelle benestanti, che potevano permettersi di commissionare affreschi o sontuosi sarcofagi, i reperti che ci sono giunti ci hanno tramandato l’immagine di una donna orgogliosa, raffinata e gentile. La donna etrusca gradiva i piaceri mondani, amava vestirsi bene e indossare gioielli preziosi e di buona fattura, dedicava molto tempo alla cura del corpo e del proprio aspetto, sperimentava acconciature elaborate, e ricopriva un ruolo importante sia a livello familiare sia a livello sociale.
Si pensi ad esempio a Larthia Seianti, la dama del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, vestita con una lunga tunica stretta in vita decorata con borchie e che porta preziosi gioielli d’oro, come un paio di vistosi orecchini a disco o un’armilla sul bicipite. Oppure consideriamo la giovane Velia, una sposa raffigurata in un affresco che decora la Tomba dell’Orco a Tarquinia, e che porta una ricca collana di ambra, un paio di orecchini a grappolo, e ha i capelli ricci raccolti sulla nuca con una reticella e ornati con una coroncina di alloro. C’è poi la bellissima ragazza conservata al Metropolitan Museum (una delle testimonianze più evolute dell’arte etrusca, una scultura a grandezza naturale), che veste una tunica aderente che evidenzia, senza lasciare molto alla fantasia, le forme del seno, e che porta elaboratissimi e ricchi gioielli con raffigurazioni di divinità.
Insomma immaginiamo una donna estremamente affascinante, una figura luminosa che precorreva i tempi, il cui sguardo ci sembra posarsi oggi con benevolenza e complicità sulle giovani donne che oggi attraversano un tempo difficile.

