NEW YORK, 14/15 NOVEMBRE – Con il radicarsi di “connettività” e “colonialismo” come parole chiave per interpretare l’Età del Ferro, gli spazi in cui si sono svolti questi processi sono stati spesso trascurati a favore delle connessioni, influenze e trasformazioni che ne sono scaturite. Tuttavia, una questione essenziale rimane quasi inascoltata: chi ha effettivamente modellato questi spazi? Nella conferenza inaugurale del Larissa Bonfante Workshop 2024, l’archeologo Peter van Dommelen, Joukowsky Family Professor of Archaeology and Professor of Anthropology alla Brown University, ha affrontato questo tema partendo da una solida base teorica, che ha poi intrecciato con un’analisi dettagliata dei resti archeologici.
Per evidenziare la ricca diversità culturale del Mediterraneo occidentale e dei suoi paesaggi insulari, van Dommelen si e’ spinto oltre le colline toscane e le coste della Maremma, attraversando il Tirreno fino alle sponde dell’Iberia levantina. In questo contesto, ha esplorato ciò che ha definito gli “spazi esterni” del Mediterraneo occidentale, includendo le isole tirreniche di Sardegna e Sicilia. Nel suo intervento l’archeologo di Brown ha evitato un approccio unilaterale: non c’è stato un punto centrale di partenza, ma piuttosto una molteplicità di luoghi e contatti, sia geografici sia temporali, che hanno generato interazioni, adattamenti e persistenze di tradizioni.
Spazio per testare nuove idee
“Questo approccio, che combina direzioni teoriche e concettuali con prove archeologiche concrete, è un elemento che ritroveremo più volte nel corso della giornata”, ha detto John Hopkins, storico dell’arte a NYU e all’Institute of Fine Arts (la scuola post-graduate) aprendo la seconda giornata del convegno dedicato a una delle piu’ influenti etruscologhe del XX secolo, Larissa Bonfante. Napoletana di nascita (il padre, Giuliano Bonfante, fu un illustre linguista alle universita’ di Genova e Torino) e newyorchese di adozione, la professoressa Bonfante ha costruito ponti tra Italia e Stati Uniti e formato decine tra classicisti e archeologi usciti da NYU. E’ morta nel 2019, attiva fino all’ultimo.
Il Workshop of Etruscan and Italic Arts è un incontro annuale a New York che si concentra sulle arti e sull’architettura dell’Italia prima e durante l’affermazione dell’egemonia politica di Roma nella penisola. “La sessione diurna è pensata come uno spazio per testare nuove idee: talvolta questo significa presentare per la prima volta nuove informazioni, altre volte sfidare tradizioni consolidate. È un’opportunità unica, resa possibile anche dal contesto in cui ci troviamo, questa città, New York, dove, fuori dall’Italia, possiamo contare su un gruppo di studiosi che condividono il loro interesse per la cultura italica anno dopo anno”, ha detto Hopkins: “Ogni relatore di oggi ha esplorato dinamiche di comunità silenziate o cancellate dalle pratiche storiche, sia nell’antichità sia nella modernità. La nostra sfida è abbracciare nuovi modi di comprensione che ci permettano di superare le strutture storiografiche predominanti, pur sfruttando al meglio l’abbondanza di evidenze archeologiche a nostra disposizione”.
Il primo di tre interventi incentrati sulla formazione e la pianificazione urbana in Etruria e nell’Italia centrale, e’ stato quello di Elisabetta Govi, ordinaria di Etruscologia all’Università di Bologna, che ha presentato uno studio approfondito su Kainua-Marzabotto, “nodo strategico di collegamento tra l’Etruria e la valle del Reno”, la cui struttura riflette un alto livello di coordinamento e centralizzazione:
Kainua-Marzabotto tra Etruria e Valle del Reno
“Fu un esempio eccezionale di pianificazione urbana monumentale, emblema del potere politico e della capacità organizzativa delle élite del VI-V secolo a.C. La citta’ fu rifondata secondo principi astronomici a cui corrisponde un rito di fondazione che puo’ essere ricostruito nei suoi stadi”, ha detto, parlando di “un cambiamento profondo nella struttura sociale, economica e culturale che coinvolge gran parte dell’Italia antica” con l’adozione di principi religiosi e architettonici innovativi e l’organizzazione degli spazi urbani e funerari per rispecchiare nuovi valori culturali. A Kainua “la dimensione dell’area sacra influenzo’ grandemente l’articolazione della pianificazione urbana. I templi determinarono lo spazio della citta’ condizionandone la sua economia produttiva”.
Vulci, Pyrgi e Tharros
A seguire, Nicola Terrenato, Direttore del Kelsey Museum e Professore presso l’Università del Michigan, ha analizzato le decisioni di “zonizzazione” nell’urbanistica della prima Italia centrale: “Man mano che le città iniziarono a formarsi nell’inizio del primo millennio a.C. in Etruria e nel Lazio, i loro abitanti si trovarono di fronte a un problema che non avevano mai affrontato prima: dove collocare alcuni nuovi elementi fondamentali all’interno dell’insediamento. I cimiteri, le fortificazioni e i luoghi di culto, ad esempio, erano elementi che erano appena diventati comuni a tutto l’insediamento. Si manifestò un’esigenza senza precedenti di decidere come allocare questi spazi”. Maurizio Forte, Professore di Studi Classici presso la Duke University e fellow dell’Italian Academy della Columbia University per l’autunno 2024, ha esaminato il ruolo delle tecnologie spaziali e dell’intelligenza artificiale, combinate con gli scavi archeologici nella reinterpretazione dello spazio urbano, con un focus sul sito di Vulci. Un’iniziativa di studio decennale condotta dalla Duke University ha esaminato l’evoluzione dello spazio urbano (X secolo a.C. – IV secolo d.C.), concentrandosi specificamente sulla regione meridionale del pianoro, dai periodi etruschi a quelli romani
Clemente Marconi, Professore presso la New York University e direttore degli scavi a Selinunte dell’Institute of Fine Arts e dell’Università di Milano, ha guidato la prima discussione, fornendo spunti e riflessioni critiche sulle presentazioni del mattino. Laura Maria Michetti, Ordinaria in Etruscologia e Antichità Italiche a La Sapienza, ha analizzato gli spazi tra la città e il mare, concentrandosi su Caere e Pyrgi e sulle strategie attraverso le quali la città organizzava, modellava e gestiva il suo territorio costiero. Caere e i suoi porti – ha detto Michetti – svolsero un ruolo fondamentale come hub commerciale nel Mar Mediterraneo, grazie a una posizione geografica favorevole lungo le rotte marittime verso le risorse minerarie dell’Italia centrale. Il ruolo internazionale di Caere fu così rilevante che la citta’ fu l’unica nell’area tirrenica a possedere un thesauròs nel santuario panellenico di Delfi.
A seguire, Steven Ellis, Professore all’Università di Cincinnati, ha esplorato la dimensione volumetrica dello spazio urbano, con un caso di studio sulla città punico-romana di Tharros, in Sardegna, dove il suo ateneo ha in corso uno scavo. Francesco Cassini, Docente di Storia dell’Arte e Archeologia alla Columbia University, ha guidato la seconda discussione di approfondimento degli argomenti affrontati nel pomeriggio. Alexandra Carpino, Associate Dean e Professoressa di Comparative Cultural Studies, ha infine presentato un aggiornamento sul fascicolo americano del CSE (Corpus Speculorum Etruscorum) nell’ambito di un ambizioso progetto internazionale il cui obiettivo e’ di pubblicare tutti gli specchi etruschi e prenestini esistenti nelle collezioni di tutto il mondo. (@EtruscanTimes)

