Phoebe Segal: la François e i Tetnies, due capolavori, due linguaggi, una sola Vulci

BOSTON, 1 LUGLIO 2026 – “La Tomba François arrivati a Villa Giulia e i sarcofagi dei Tetnies al Museum of Fine Arts di Boston sono due risposte artistiche opposte allo stesso momento di crisi vissuto dall’aristocrazia di Vulci nel IV secolo a.C”: secondo Phoebe Segal, curatrice delle collezioni greco-romane del museo americano, un linguaggio comune avvicina, in un dialogo transatlantico lungo secoli, due importanti monumenti funerari rinvenuti a Vulci nell’Ottocento e accumunati da un motivo a meandri tridimensionale.

I guerrieri della François e i Tetnies

Il ritorno degli affreschi alla fruizione pubblica non rappresenta soltanto una straordinaria operazione museale, ma è soprattutto un evento destinato a cambiare il modo in cui il grande pubblico comprenderà gli Etruschi, afferma Segal che si definisce un’«etruscofila» per il lungo lavoro di ricerca dedicato ai sarcofagi di Ramtha Vishnai e Arnth Tetnies (i genitori) e di Larth Tetnies e Thanchvil Tarnai (figlio e nuora).

Phoebe Segal

La curatrice sta infatti lavorando, insieme ai restauratori del museo, a un volume – The Eternal Embrace, in uscita nell’autunno del 2027 – dedicato alla scoperta, nel 1846, e all’arrivo negli Stati Uniti, quarant’anni più tardi, dei due monumenti funerari in travertino provenienti anch’essi dalla necropoli di Ponte Rotto a Vulci. Per Segal, osservare insieme questi capolavori permette di cogliere la straordinaria complessità della società aristocratica vulcente del IV secolo a.C.

Monumenti sorprendentemente attuali

«Gli affreschi della Tomba François mostrano violenti scontri mitologici e storici; i sarcofagi dei Tetnies, invece, raffigurano coppie di sposi che si abbracciano con straordinaria tenerezza. Sono due risposte artistiche profondamente diverse allo stesso clima di incertezza vissuto dalle élite di Vulci».

Proprio questo contrasto, aggiunge la curatrice, rende i monumenti sorprendentemente attuali.

«Viviamo in un mondo polarizzato e incerto. Sapere che già gli antichi affrontavano ansie simili e che non esisteva una sola risposta possibile mi aiuta a sentirmi parte di una storia umana più ampia e, paradossalmente, mi dà speranza».

I meandri come anello di congiunzione

Museum of Fine Arts (MFA) di Boston
Museum of Fine Arts (MFA) di Boston

Le chiediamo su quale dettaglio si soffermerebbe accompagnando per la prima volta un visitatore davanti agli affreschi.

«Ci sono così tanti momenti straordinari», risponde. Da un lato indica le figure di Vel Saties e Arnza, cariche di speranza, ma anche di malinconia se osservate con il senno di poi; dall’altro invita ad alzare lo sguardo verso le fasce a meandro dipinte sopra le scene di combattimento tra animali. «Quei motivi tridimensionali aumentano la profondità delle immagini e ne rafforzano il senso di realtà: sono quasi degli effetti speciali, come in un cinema tridimensionale».

Phoebe Segal a Vulci

Il riferimento non è casuale. Quel meandro è infatti uno degli elementi più raffinati dell’intero programma decorativo della tomba ed è oggi considerato fondamentale per comprendere il livello di sofisticazione raggiunto dalla pittura etrusca. Motivi analoghi sono emersi anche durante il restauro del sarcofago di Larth Tetnies a Boston. In un ampio articolo pubblicato nel 2013 sulla rivista Apollo, Segal e la restauratrice Mei-An Tsu osservavano che quella scoperta avrebbe aperto nuove prospettive per indagare il rapporto tra la tomba dei Tetnies e la sua “vicina”, la Tomba François.

Con l’arrivo a Villa Giulia cambia il pubblico

Per Segal, il trasferimento degli affreschi a Villa Giulia rappresenta un evento epocale e “un risultato monumentale per l’umanità“. “Non posso sottolineare abbastanza quanto sia importante questo traguardo”, dice: “La notizia mi ha commosso fino alle lacrime. Questi dipinti permetteranno a intere generazioni di scoprire la raffinatezza e la bellezza dell’arte etrusca”.

Gli affreschi erano già ben noti agli specialisti, osserva, ma la loro nuova collocazione al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia cambierà radicalmente il pubblico di riferimento.

“Studiare queste pitture nei libri è una cosa. Vederle dal vivo è completamente diverso. Sono tra i più straordinari esempi di pittura antica esistenti e consentiranno a moltissime persone di conoscere una dimensione dell’arte etrusca – la pittura storica – che finora è rimasta poco familiare”.

L’intera operazione, conclude, si inserisce in una fase particolarmente favorevole per gli studi etruschi. Segal cita la mostra The Etruscans: From the Heart of Ancient Italy, inaugurata a San Francisco, alla quale il Museum of Fine Arts ha contribuito con sette opere, tra cui il prezioso astuccio per specchio in argento dorato della tomba di Fastia Velsi e un balsamario in bronzo raffigurante Afrodite-Turan. “Stiamo entrando in una stagione davvero entusiasmante per l’archeologia etrusca”. (@EtruscanTimes)

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