Da grande capitale a città invisibile: Bologna etrusca raccontata in un libro

ROMA, 5 GIUGNO – Nei libri di storia si parla di Bologna come di una città etrusca, ma di quell’epoca gloriosa non è rimasto quasi nulla. Nella sua lunga storia Bologna ha infatti avuto un’antica e prestigiosa fase etrusca, forse una delle più importanti visto che è stato l’unico periodo in cui la città, che aveva il nome di Felsina, probabile latinizzazione del suo nome etrusco, è stata capitale di una vasta area padana. Plinio non a caso parla di Felsina princeps Etruriae.

Il libro “Bologna etrusca. La città invisibile” di Giuseppe Sassatelli, – Presidente dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici e esperto della ‘materia’ come  direttore degli scavi dell’Università di Bologna nella città etrusca di Marzabotto – si ripromette di fornire uno strumento conoscitivo che metta insieme tutti i dati disponibili fornendo un quadro complessivo dell’estensione della città, della sua struttura, della sua importanza territoriale e del suo ruolo economico.
Il periodo storico preso in esame va dal X al IV secolo a. C.  e di quei secoli non è rimasto nulla sul terreno, se si eccettua un’isolata tomba in pietra visibile all’interno dei Giardini Margherita. Tutte le altre strutture sono sepolte sotto la città attuale o sono state distrutte dagli insediamenti delle età successive.

Giuseppe Sassatelli

Restano importanti resti mobili, come ceramiche, bronzi e sculture, che facevano parte dei corredi delle sepolture e che sono esposti al Museo Civico Archeologico.
Il libro è in effetti una sintesi su una lunga e importante fase della storia più antica e particolarmente sentita in ragione dei molti scavi, fatti in particole negli ultimi decenni in occasione di diversi interventi urbani, dai quali è emerso un quadro completamente nuovo della città etrusca e del suo ruolo storico.

Secondo Sassatelli l’abitato partiva dalla zona delle Due Torri, dove passa l’Aposa, e arrivava all’area della attuale zona della chiesa di San Paolo in via Andrea Costa, dove scorre il Ravone. A nord il limite si trovava all’altezza di via Riva Reno, a sud a porta Saragozza. Un’area di duecento ettari, attorno alla quale si trovavano i sepolcreti.

“Attorno al nono secolo avanti Cristo abbiamo notizie di una fase aristocratica e quasi principesca – spiega Sassatelli – Poi attorno al sesto secolo si comincia a respirare un’aria più democratica grazie a una classe dirigente ampia e a nuove relazioni culturali. Bologna diventa importante già da allora per due caratteristiche che l’avrebbero accompagnata nel tempo: la capacità di essere snodo commerciale e lo sviluppo dell’agricoltura attraverso bonifiche e rotazione delle culture…Dopo l’Età del Bronzo Bologna diventa città etrusca strutturata e gerarchica e comprende l’importanza strategica della propria area. Tant’è che i Galli, al loro arrivo, non vorranno distruggere ma sostituirsi alla popolazione esistente. Non dobbiamo dimenticare che gli Etruschi hanno imparato dai Greci la scrittura e l’hanno diffusa ad altre popolazioni. Gli stessi Romani accoglieranno, rielaborandole, molte caratteristiche di quella civiltà”.

Sassatelli spiega perchè l’immaginario collettivo sia così attratto dalle antiche civiltà: ”Illustrare aspetti di popolazioni antiche suscita interesse perché offre suggestioni politiche e culturali inimmaginabili. Penso ad esempio all’idea della morte e dell’aldilà che è stata in grado di elaborare appunto una civiltà avanzata come questa”.

 

 

 

 

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