Carabinieri Tpc recuperano oltre 300 oggetti di scavo, sculture etrusche

BARI, 4 DICEMBRE – I Carabinieri mettono a segno un nuovo colpo a danno dei  trafficanti di antichita’. Militari del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Bari hanno eseguito in varie località della Puglia e del Lazio, con la collaborazione dei comandi provinciali, un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal gip del Tribunale di Bari su richiesta dalla Procura nei confronti di 4 persone a vario titolo ritenute responsabili di associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione ed esportazione illecita di reperti archeologici e numismatici.

L’inchiesta Art Sharing avviata nel 2000

Sono in tutto 32 le persone indagate. L’ordinanza scaturisce dall’inchiesta, convenzionalmente denominata Art Sharing, avviata nel 2020 dal Nucleo TPC di Bari, che ha portato allo smantellamento di un’organizzazione criminale dedita allo scavo clandestino, operato da tombaroli e trafugatori esperti, per l’impossessamento illecito e furto di beni culturali appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato e alla conseguente ricettazione ed esportazione illecita.

Gli investigatori hanno accusato il gruppo di ricettare i manufatti culturali trafugati utilizzando una “rete logistica ben organizzata” che includeva la falsificazione della documentazione di provenienza per far apparire legittima l’origine dei reperti. Sarebbero stati utilizzati inoltre codici segreti, identità false e corrieri assunti per esportare i reperti dal territorio italiano.

Una fantomatica casa d’aste ad Anversa

In particolare, l’intero traffico di reperti archeologici veniva gestito attraverso una fantomatica casa d’aste denominata “Costa ‘s Gallery”, con sede ad Anversa  in Belgio, riconducibile a due dei destinatari delle misure cautelari, che proponeva la vendita dei beni prevalentemente apuli ed etruschi, illecitamente trafugati da aree archeologiche dell’Italia centro-meridionale, a gallerie e case d’asta in vari paesi europei ed americani.

Il sodalizio criminale aveva basi operative nelle province di Bari, e Foggia e con diramazioni nel Lazio, Emilia Romagna, Repubblica di San Marino, nonché in Belgio e Spagna. Con il coordinamento di Eurojust, l’Agenzia dell’Unione Europea per la Cooperazione Giudiziaria Penale, la polizia italiana ha lavorato in sinergia con le controparti in Belgio, Germania, Spagna, Austria, Svizzera e San Marino per eseguire ordini di perquisizione che hanno portato al sequestro dei reperti. Gli oggetti recuperati sono stati descritti come importanti manufatti archeologici acquistati da una casa d’aste “inesistente”.

Oltre 200 monete e un sarcofago

Tra gli oggetti recuperati (circa trecento) figurano vasi ceramici con decorazioni (in particolare due Hydria a figure rosse, tre Kylix a vernice nera, due Lekanis a figure rosse, una Oinochòe a bocca trilobata), oltre duecento monete in argento e bronzo di varie epoche, molte coniate da zecche dell’antica Puglia, un sarcofago di marmo risalente all’epoca romana imperiale rinvenuto in Belgio e quindici sculture etrusche rinvenute in Spagna, unitamente ad altri reperti ceramici risalenti al V-III sec. a.C. di provenienza italiana. Le autorità hanno anche confiscato vari metal detector, attrezzature per scavi, documenti di provenienza falsi e un computer.

“La fiorente rete commerciale, generando enormi profitti per l’organizzazione, ha causato danni significativi al patrimonio culturale e archeologico nazionale, con la dispersione di testimonianze storiche ormai irrecuperabili,” hanno dichiarato i Carabinieri, suggerendo la possibilità che ci siano oggetti trafficati dal gruppo che non possono essere rintracciati.

La nuova operazione dell’Arma arriva a poche settimane dal sequestro, da parte degli stessi Carabinieri, di un sito di scavo illegale di una necropoli etrusca ubicata tra le città toscane di Chiusi e Città della Pieve. In quella occasione sono stati recuperati diversi oggetti destinati al mercato nero, con un valore stimato di 8,5 milioni di dollari. La polizia non ha fornito una stima del valore dei beni recuperati più recentemente. La precedente indagine, avviata ad aprile, ha portato all’identificazione di due sospetti che ora affrontano accuse di furto e ricettazione di beni culturali. (@EtruscanTimes)

 

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