Droni protagonisti delle ricognizioni archeologiche nell’area etrusca di Marzabotto

BOLOGNA, 14 MAGGIO – Un progetto messo in campo dal Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna, sta studiando l’utilizzo di droni e nuove tecnologie utilizzati sempre più spesso a supporto delle attività archeologiche che portano a nuovi ritrovamenti etruschi.

L’obiettivo è proprio quello di sfruttare al massimo le potenzialità delle moderne tecnologie a supporto delle classiche attività di scavo. I droni e i laser 3D, infatti, possono aiutare ad identificare eventuali reperti in modo da direzionare le attività di scavo vere e proprie solo in aree specifiche e meglio identificate. Il progetto si rivolge al momento agli scavi nella zona dell’attuale città di Marzabotto. Si tratta di una zona che ormai dal 1988 è oggetto degli studi dell’Università di Bologna per le sue origini etrusche.

Scavi di Marzabotto

Il progetto vuole avvalersi dei droni per rendere più efficienti e meno invasive le attività che portano ai ritrovamenti etruschi. In concreto i droni si rivelano essere degli strumenti realmente utili per le attività che portano ai ritrovamenti etruschi. In particolare quelli utilizzati dall’Università di Bologna sono dotati di sensori multispettrali in grado di registrare la quantità di energia riflessa dagli oggetti.

E’ quindi più semplice intuire in quali aree andare poi ad intervenire con attività più invasive come gli scavi veri e propri. I laser scanner 3D, invece, permettono di acquisire digitalmente l’intera struttura degli oggetti con una precisione elevatissima. Si riescono quindi ad individuare dettagli che ad occhio nudo potrebbero facilmente sfuggire. Come se non bastasse, è anche possibile arrivare alla ricostruzione digitale di parti mancanti o di intere strutture.

Elisabetta Govi – Direttrice della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici e professoressa al Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Unibo – spiega che “di recente il nostro dipartimento ha acquistato droni dotati di sensore multispettrale, in grado di registrare la quantità di energia riflessa dagli oggetti della superficie terrestre. È un sistema che ci mette nelle condizioni di intuire lo sviluppo di strutture murarie, o quello planimetrico degli edifici: in questo modo riusciamo a pianificare al meglio gli interventi”.

Ricostruzione templi di Uni e Tinia

Con le tecnologie 3d si possono acquisire digitalmente gli oggetti, ad altissima risoluzione. ”Abbiamo così maggiori possibilità di trovare dettagli che l’occhio nudo non riesce a percepire (decorazioni o inscrizioni per esempio). Senza contare il fatto che si può arrivare alla ricostruzione digitale”, spiega Govi.

“Abbiamo intrapreso un percorso di ricostruzione virtuale, prendendo parte al progetto nazionale promosso dal Ministero ‘e-archeo’- afferma ancora la docente Grazie alla tecnologia Archaeobim – che verifica la verosimiglianza delle ipotesi ricostruttive – siamo riusciti a ricostruire gli alzati dei due templi di Uni e di Tinia, di cui avevamo solo le fondamenta. La mappa di tutta l’’rea è sul loro sito, è stato un grande lavoro di impatto scientifico e filologico”.

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