I DeVoti Etruschi da Modena a Roma. Gli ex voto di Veio a Musei Sapienza

ROMA, 3 MAGGIO – Statue, volti, busti, porzioni del corpo dei devoti etruschi: uomini e donne di Veio offrirono parti di sé in dono alle divinità cui si erano affidati. Dal 10 maggio, il Museo delle Antichità etrusche e italiche di Musei Sapienza ospiterà un ricco nucleo di ex-voto in terracotta da una delle città etrusche più importanti sotto il profilo delle testimonianze relative a luoghi di culto. Il deposito era giunto al Museo Civico di Modena nel 1894 nel quadro di uno scambio con il Museo Pigorini di Roma e viene presentato adesso in un allestimento suggestivo che rende vive le pratiche rituali al centro delle azioni votive.
I DeVoti Etruschi da Modena a Roma. Gli ex voto di Veio a Musei SapienzaLa mostra DeVoti Etruschi segna la seconda tappa di un progetto di ricerca condiviso da Musei Sapienza con il Museo Civico di Modena alla riscoperta delle raccolte archeologiche ottocentesche conservate nei depositi. Una pratica antropologicamente sospesa fra religione e superstizione che intercetta archeologia, etnologia, arte popolare e contemporanea, l’ex-voto è un dono dal forte valore simbolico, che accompagna da millenni il rapporto con le entità alle quali viene attribuita la capacità di mutare la sorte.
Le terrecotte votive in mostra, esposte al Civico fino agli anni ‘80 del Novecento, rappresentano figure di devoti, statue, busti, volti di adulti e bambini, parti anatomiche, membra e organi, oltre a raffigurazioni di animali con le quali si chiedeva la prosperità del bestiame domestico. Venivano da un’immensa stipe votiva messa in luce nel 1889 e conosciuta anche come “Stipe Lanciani”, tuttora oggetto di studio (dal dipartimento di Etruscologia e antichità italiche della Sapienza): un deposito riferibile a una possibile area sacra posta sulla collina di Comunità, nel punto più alto del pianoro di Veio, un luogo di culto importante e frequentato con assiduità per molto tempo, tra l’inizio del quinto e la metà del secondo secolo avanti Cristo, anche dopo la conquista della città da parte di Roma. Oltre alla straordinarietà dei monumenti e dei reperti rinvenuti, Veio è nota infatti per la sua decennale resistenza a Roma, che riuscì a espugnarla nel 396 a.C. decretando il definitivo ingresso dei Romani nel territorio etrusco.
L’esposizione, accompagnata da un catalogo scientifico che si avvale dell’esperienza di Laura Maria Michetti e Carla Tullini dell’ Universita’ La Sapienza di Roma con Cristiana Zanasi del Museo Civico modenese, mette in scena dei volti degli offerenti. A Modena erano stati esposti incorniciati nel calco del portale dell’abbazia di Nonantola, quasi a evocare un luogo denso di spiritualità e nello stesso tempo la funzione di accoglienza di ex-voto che le chiese tuttora esercitano. Il video mapping che accompagnava l’installazione faceva rivivere le teste in terracotta illuminandole con i colori originali individuati grazie alle analisi eseguite dal Laboratorio DI.AR con le più avanzate tecniche multispettrali. La suggestione era rafforzata da un’installazione sonora che richiama con lievi sussurri le dediche rivolte alle divinità in lingua etrusca e latina. (@EtruscanTimes)

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