L’Arringatore, una statua contesa. A Perugia un convegno sulla scoperta

PERUGIA, 10 GIUGNO – L’uso delle carte di archivio per lo studio del ritrovamento della celebre statua dell’Arringatore e’ stato al centro oggi al Perugia di una conferenza dedicata a una delle più importanti scoperte archeologiche dell’Umbria.

Nel corso dell’incontro all’Archivio di Stato, moderato dalla Direttrice Cinzia Rutili, ha illustrato in dettaglio la storia del ritrovamento dell’Arringatore nelle carte d’archivio dell’Archivio di Stato di Perugia da parte dell’archivista e paleografo Alberto Maria Sartore, scomparso un anno fa, recuperando un un importante documento giuridico: la prova documentaria che portava a Pila, una frazione di Perugia, e non Tuoro sul Trasimeno (dunque nell’ambito di Cortona)  il luogo della scoperta della statua a meta’ Cinquecento.

Sartore aveva esaminato le carte del processo che la nobildonna perugina Mansueta de’ Mansueti e suo figlio Scipione avevano intentato nei confronti di un contadino, Costanzo di Camillo conosciuto come “Barbone di Pila”, durante il quale i giudici, nel corso di un procedimento durato sette anni (dal 1567 al 1574), avevano ricostruito l’intera vicenda. In pratica il contadino, impegnato a lavorare la terra nei terreni della Mansueti, aveva riportato alla luce la statua di bronzo e l’aveva poi venduta all’orafo ed architetto perugino Giulio Danti.

Luca Aquinardi ha approfondito l’importanza delle carte catastali nel rivelare il luogo esatto in cui la statua è stata rinvenuta mentre Anna Rebecca Sartore, dell’Università di Ghent, ha usato le testimonianze di Barbone da Pila, Danti e dei Mansueti, per tornare a raccontare la storia della eccezionale scoperta.

Le considerazioni finali della mattinata sono state affidate al Professor Filippo Coarelli, professore emerito dell’Università degli Studi di Perugia. Nel pomeriggio la conferenza si e’ trasferita nel Salone Umbri ed Etruschi del Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria. La Direttrice Maria Angela Turchetti ha dato il benvenuto ai partecipanti introducendo Adriano Maggiani, Professore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e VicePresidente di Studi Etruschi, che ha affrontato la statua analizzandone l’iscrizione presente e il culto che ruotava attorno ad essa. E’ passata poi la parola a Jacopo Tabolli dell’Università per Stranieri di Siena, Ada Salvi della Soprintendenza ABAP Siena Arezzo e Grosseto e Emanuele Mariotti del Comune di San Casciano dei Bagni: sono gli scopritori delle sculture ritrovate l’anno scorso nella Vasca Grande del Santuario di San Casciano con cui hanno messo a confronto la statua dell’Arringatore.

Una scultura in bronzo alta 170 cm raffigurante un uomo togato, databile tra fine II e inizi del I secolo avanti Cristo, l’Arringatore e’ stato  realizzato con la tecnica della cera perduta in in sette parti distinte a fusione cava, poi unite tra loro. È conservata al Museo archeologico nazionale di Firenze. Prima delle scoperte di san Casciano era l’unica testimonianza integra pervenutaci di una grande scultura in metallo dell’epoca tardo-etrusca.

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