Museo di Marzabotto celebra 90 anni dalla donazione degli Aria allo Stato italiano

MARZABOTTO, 27 MAGGIO – Il Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto e’ in vena di festeggiamenti: cade infatti a giorni il novantesimo anniversario dalla donazione, da parte della famiglia Aria allo Stato Italiano, dell’area archeologica di Kainua e dei suoi reperti. “Un anniversario importante che vogliamo condividere con voi”, scrive il Museo sulla sua pagina Facebook dando appuntamento all’8 giugno.

Intitolato al conte Pompeo Aria, che per primo organizzò la collezione di reperti, il museo sorge al margine dell’area archeologica, proprietà dello Stato italiano in virtu’ dell’atto di donazione dell’8 giugno 1933. L’importanza del sito è dovuta al fatto che, a differenza della quasi totalità delle città etrusche, Kainua (originariamente nota con il nome di Misa) rimase a lungo abbandonata ed emarginata dai successivi insediamenti e è rimasta quindi leggibile nel suo originario tessuto urbano, risalente alla seconda metà del VI secolo a.C. e attivo fino alla metà del IV secolo quando la città fu occupata dai Celti. Solo recentemente si è aggiunta la scoperta, sull’altro versante appenninico, di un altro insediamento simile, Gonfienti, vicino a Prato, che ha permesso di chiarire i rapporti sociali e commerciali della zona.

Il ruolo della famiglia Aria

La famiglia Aria fu cruciale nella storia di Kainua e del museo di Marzabotto. I Conti Giuseppe, Pompeo e Adolfo, appassionati di archeologia, cominciarono a raccogliere i primi ritrovamenti, a studiarli e ad intraprendere nuovi scavi, per poi lasciare l’immenso patrimonio che ne risultò allo Stato. Fu poi lo Stato italiano, soprattutto dopo la guerra, a proseguire gli scavi e gli studi e ad allestire il nuovo museo così come è sostanzialmente giunto fino a noi. Gli Aria erano di nobilta’ recente: Giuseppe, ancora non il primo Conte, pensava che acquisire quello che era stato il feudo di un’altra famiglia, i Barbazza, avrebbe portato prestigio alla famiglia, che all’epoca non era ancora inserita nella buona societa’ bolognese e non godeva di titoli nobiliari.

Gli scavi ottocenteschi

Le primissime notizie sull’antico insediamento etrusco risalgono alla metà del XVI secolo, ma fu solo dopo il 1831 che si ebbero i ritrovamenti più significativi, in occasione dei lavori di realizzazione di un parco adiacente alla villa degli Aria. Dal 1862 si susseguirono una serie di scavi ufficiali diretti da illustri archeologi, come Giovanni Gozzadini, Gaetano Chierici e Edoardo Brizio, a cui si deve anche la prima sistemazione dei reperti nel museo nel frattempo creato all’interno della villa.

L’appuntamento adesso e’ per l’8 maggio presso il Museo di Marzabotto per un pomeriggio-sera all’insegna di musica, gioco e archeologia. Sono in programma laboratori didattici a cura dello staff del museo e di archeologhi e archeologhe dell’Universita’ di Bologna, visite tematiche animate per le strade, acropoli e necropoli di Kainua e una visiuta specialistica sulla storia del museo e degli scavi ottocenteschi: grazie ala disponibilita’ dei proprietari in questa occasione sara’ possibile visitare anche una porzione del parco di Villa Aria. Gran finale musicale a cura della Banda Bignardi di Monzuno, un complesso strumentale versatile dall’aspetto tipicamente bandistico ma un repertorio che spazia dal barocco al musical.

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