Una lamina di Pyrgi torna (in copia) a casa a Santa Severa

SANTA SEVERA, 20 MAGGIO – Una lamina di Pyrgi torna a casa, se non in originale, almeno in copia. La riproduzione di uno dei tre “fogli” d’oro iscritti in lingue non più parlate – due in lingua etrusca, il terzo in fenicio, la lingua della citta’ di Cartagine e delle sue colonie –  e’ parte della mostra Inclusion al Castello di Santa Severa a fianco delle opere dell’artista guatemalteco Christian Escobar, conosciuto con lo pseudonimo di  “Chrispapita”, tra cui un dipinto di sette metri per quasi tre che ha rappresentato il Padiglione Nazionale del Guatemala a Venezia. Ne da’ notizia la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale.
Porta d’Etruria per chi navigava da Sud, Pyrgi è stata per secoli forte polo di attrazione per gli stranieri, grazie anche alla presenza del suo cosmopolita santuario affacciato sul mare. Databili alla fine del VI secolo a.C., le lamine iscritte costituiscono un documento di eccezionale valore storico e archeologico: un documento dei rapporti tra Etruschi e Cartaginesi, confermando la straordinaria multiculturalità di Caere e il suo pieno inserimento nella più vasta realtà mediterranea. Trovate durante gli scavi condotti nel 1964 da Massimo Pallottino nei pressi del tempio B, erano probabilmente in origine affisse sulle porte della cella e sono oggi perfettamente conservate nonostante la ragguardevole eta’ di oltre 2.500 anni. I testi, non perfettamente corrispondenti in estensione e contenuto, sono quasi bilingui. Menzionano la dedica dell’area sacra da parte di Thefarie Velianas, re-tiranno di Caere e promotore del progetto di monumentalizzazione, e ne ricordando la divinità titolare, Uni (in greco Hera), assimilata alla dea fenicia Astarte.
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