Pyrgi, 60 anni fa dallo scavo emersero lucenti lamine d’oro; il ricordo all’Etrusco di Roma

ROMA, 10 LUGLIO – L’8 luglio 1964, negli scavi del santuario di Pyrgi (l’odierna Santa Severa, a pochi km da Roma) avveniva una scoperta eccezionale: in un’area a lato del tempio denominato B, insieme ad altri materiali provenienti dallo stesso tempio, venivano riportate alla luce tre lamine d’oro, insieme con alcuni chiodi d’oro che servivano probabilmente ad affiggerle o a fissarle allo stipite di una porta come dimostra la presenza su di esse di alcuni fori.

Le tre lamine vennero ritrovate in una custodia, ripiegate su se stesse e recavano due testi incisi in etrusco e in fenicio, la lingua della città di Cartagine e delle sue colonie.

Foto d’epoca degli scavi

La portata del rinvenimento fu subito evidente agli scopritori, l’équipe di Etruscologi della Sapienza, l’Università di Roma impegnata nello scavo del santuario di Pyrgi e guidata da Massimo Pallottino e Giovanni Colonna. Si trattava di documenti importantissimi per la storia del Mediterraneo, una scoperta che ha inoltre permesso a Pyrgi di essere il primo, in ordine di tempo, dei ‘Grandi Scavi di Ateneo’.

In occasione dell’anniversario della scoperta, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia ha organizzato un incontro dal titolo ‘Le lamine di Pyrgi 60 anni dopo la scoperta: scavi, ricerche e significato’, dedicato a questi straordinari reperti.
Gli studiosi che hanno partecipato alla rievocazione in occasione dei 60 anni della scoperta, seguita da un folto pubblico, hanno ricordato le tante domande che nel tempo sono state sollevate: cosa veniva dedicato nel santuario? Chi era l’autore di una dedica così preziosa? Si poteva finalmente contare su una traduzione dell’etrusco attraverso il fenicio? Che ruolo avevano i Fenici in luogo sacro nei pressi di Cerveteri?
La dott. Maristella Pandolfini ha ricordato con una certa trepidazione il momento della scoperta, Vincenzo Bellelli ha rievocato Thefarie Velianas, designato come il re di Caere stando al testo delle lamine, mentre Enrico Benelli si è concentrato sulla lingua etrusca e sulla grande importanza per migliorarne la comprensione, Laura Michetti ha fatto il punto sugli scavi della Sapienza in corso sul sito.
Le lamine sono custodite dal Museo Etrusco di Roma e sono in perfette condizioni pur avendo più di 2500 anni perché per proteggerle sono state sepolte con grande cura sotto terra, dopo essere state arrotolate su se stesse.
Per gli studiosi Risalgono alla fine del VI secolo a.C. e, tra le iscrizioni, sono considerate la più antica fonte storica diretta dell’Italia preromana.

Dalla lettura delle lamine risulta che Thefarie Velianas dedica un “luogo sacro” alla dea Astarte, Uni per gli Etruschi.
Sul piano storico la dedica in fenicio da parte di Thefarie costituisce testimonianza diretta della stretta alleanza che legava Etruschi e Cartaginesi dal tempo della battaglia di Aleria (540 a.C. ca.), coincidente con la grande espansione di Cartagine nel Mediterraneo.
Pyrgi era uno dei porti di Caere (l’antica Cerveteri) e tra il VI ed il IV secolo a.C. rappresentava uno dei più importanti scali commerciali del bacino del Mediterraneo.
I due testi più lunghi — una lamina con iscrizioni in etrusco di 16 righe e 36 o 37 parole e l’altra di 10 righe in fenicio — sono quelli con le maggiori somiglianze; il testo in fenicio fornisce le motivazioni della consacrazione (Thefarie Velianas rende omaggio alla dea per la sua posizione di vertice nel governo cittadino), mentre quello etrusco sembra dare maggiore risalto al cerimoniale del culto. La terza lamina – con testo in etrusco di 9 righe – riassume brevemente la dedica.
Sebbene non comparabili – per l’imperfetta corrispondenza di contenuti e per la lunghezza decisamente inferiore – alla famosa stele di Rosetta, che permise la quasi totale decifrazione dei geroglifici egizi, le lamine di Pyrgi hanno comunque permesso agli studiosi un miglioramento della comprensione della lingua etrusca.

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