ROMA, 28 AGOSTO – Nuova importante scoperta archeologica riguardante gli etruschi in Corsica, questa volta nel comune di Ghisonaccia (dipartimento dell’Alta Corsica), lungo la costa orientale dell’isola.

Nell’ambito del progetto per la costruzione di una casa unifamiliare, su raccomandazione del Servizio Archeologico Regionale (Drac), da metà ottobre fino all’inizio di dicembre 2023 è stato effettuato uno scavo preventivo su una superficie di 605 metri quadri, che ha portato alla scoperta di un insediamento etrusco del VI-IV secolo a.C., situato a meno di un chilometro dalle rive del mar Tirreno. L’area interessata dallo scavo è situata a 3,5 km a est dell’abitato di Ghisonaccia, in località Chuisevia, al centro della pianura orientale della Corsica delimitata ad est dal Mar Tirreno e ad ovest dalle pendici pedemontane della catena Ercinica. Il sito scoperto a Chiusevia è situato una ventina di metri a nord di un’ansa del torrente Alzetta e a circa 800 m dal mare.
Secondo il giornale Finestre sull’arte si tratta di una scoperta importante perché è una testimonianza significativa della presenza degli etruschi sul territorio della Corsica. Il terreno in cui è stato rinvenuto l’insediamento corrisponde ad un terrazzo alluvionale che è caratterizzato da una leggera pendenza del 3% da nord a sud verso il torrente Alzetta. A nord, su una zona naturale pianeggiante, è stato trovato un edificio costruito su fondamenta realizzate in ciottoli. Il suo sviluppo è preceduto dal livellamento antropico del terreno. Le fondazioni murarie dell’edificio presentano gli stessi principi costruttivi. Sono costituiti da ciottoli di modulo variabile, legati da un sedimento limoso di colore bruno scuro, depositato all’interno di una fossa di fondazione con pareti svasate.

Attorno ai bordi delle costruzioni in ciottoli sono stati individuati diversi fori destinati ad ospitare pali di legno. La loro collocazione stratigrafica e la loro collocazione suggeriscono che potrebbero trattarsi di elementi strutturanti i prospetti e la copertura dell’edificio realizzati con materiali deperibili. All’interno dell’edificio sono stati rinvenuti resti di pannocchie, carbone e, soprattutto, diverse centinaia di frammenti di ceramica che testimoniano la sua frequentazione.
Nel cuore dell’edificio era allestito anche un focolare. Una grande fossa, scavata nel livello di occupazione dell’edificio, accoglieva invece i rifiuti derivanti dall’utilizzo del focolare. Vicino all’edificio, distante una ventina di metri, è stato individuato un ampio fossato, lungo 15 metri e largo 1,70. Collocato in prossimità del torrente Alzetta, probabilmente serviva per rifornire d’acqua l’abitato.
Importanti dati si potrebbero ricavare dallo studio dei frammenti di ceramica. Si tratta di ceramiche e vasi di stoccaggio comuni etruschi. Il corpus, omogeneo, si caratterizza in particolare per l’assenza di modellato ceramico locale ma anche per l’assenza di raffinate produzioni etrusche (buccheri, ceramiche dipinte, ceramiche a figure rosse ecc.) o ellenistiche.
LA SCOPERTA DEL 2019

Già nel marzo 2019, l’Istituto nazionale per la ricerca archeologica preventiva (Inrap) aveva annunciato di aver fatto una scoperta eccezionale a sud di Aleria in Alta Corsica . Effettuando scavi su terra privata sotto una necropoli romana, gli scienziati hanno scoperto una tomba etrusca contenente numerosi oggetti e uno scheletro umano.

Le prime osservazioni rivelarono che l’installazione sotterranea sembrava risalire agli anni dal 300 al 350 a.C. Ma c’era ancora molto da studiare sugli artefatti riesumati e saperne di più sul misterioso defunto. Dopo mesi di ricerche e analisi, la tomba ha iniziato a rivelare i suoi segreti: lo scheletro identificato nel cuore della tomba dell’ipogeo apparteneva a una donna che riposava sulla schiena, con la testa inclinata sul lato sinistro e le braccia lungo il corpo.


