“Salvate Venere” di Ilaria Dagnini Brey nella top ten di Robinson

ROMA, 27 APRILE – “Salvate Venere” di Ilaria Dagnini Brey entra nella top ten dei libri di Robinson, la selezione dei migliori libri della settimana dell’inserto culturale del quotidiano la Repubblica. Il saggio edito da Mondadori racconta la storia dei Monument Officers alleati che nel 1943, in un mondo sconvolto dalla guerra, cercarono di impedire che i capolavori dell’arte e dell’architettura europea venissero trafugati, bombardati o irrimediabilmente danneggiati.

Il libro porta in luce l’impresa di storici dell’arte, direttori di musei, architetti e artisti – ma soprannominati ironicamente dalla truppa «Venus Fixers» (aggiustaveneri) – attraverso interviste e documenti di archivi finora inesplorati. Teatro dell’azione e’ l’Italia: protagonista la piccola task force che risali’ la penisola al seguito degli eserciti alleati.

Competenti, appassionati e pieni di entusiastica dedizione per il compito cui erano stati assegnati, i Monuments Officers si trovarono spesso a lavorare sulla linea del fronte, in condizioni rischiose e con scarsa disponibilità di mezzi. Da Palermo a Napoli, da Montecassino alla Toscana e poi al Norditalia, percorsero centinaia di chilometri ispezionando pievi, chiese, ville e edifici storici, musei e gallerie, localizzarono le opere in pericolo e le trasferirono al sicuro, talvolta in modo rocambolesco. Con autentici interventi d’urgenza protessero musei e palazzi rinascimentali sventrati dalle artiglierie per prevenire saccheggi e vandalismi, e ripararono tetti di chiese e di archivi, scoperchiati dalle incursioni aeree, come avvenne, per esempio, nel Camposanto di Pisa.

Nei momenti di inattività, prepararono dettagliate mappe dei monumenti e dei centri storici perché i bombardieri evitassero di colpirli e si potessero scongiurare altri disastri come la distruzione della Cappella Ovetari a Padova. Gli ‘aggiustaveneri’ riuscirono inoltre a sventare il trafugamento di quadri, statue e archivi, bloccando lunghi convogli tedeschi diretti al Nord, e recuperarono intere casse di inestimabili capolavori già «messi in salvo» dai nazisti dietro le loro linee, tra cui alcuni bronzi romani di Pompei ed Ercolano, numerosi dipinti e la famosa Danae di Tiziano, destinata a rallegrare il cinquantesimo compleanno di Hermann Göring.

Talvolta fallirono e, con amarezza, dovettero arrendersi di fronte a distruzioni irrimediabili, mancanza di mezzi, strategie belliche inevitabili o semplice stupidità militare. Ma più spesso ebbero successo. E chiunque oggi ammiri il patrimonio artistico italiano è, in parte, loro debitore.

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