Scavi a Vetulonia, finita la quarta campagna dell’Istituto Germanico

VETULONIA, 13 Giugno- Una preziosa statuetta bronzea, raffigurante un uomo che tiene nella mano destra una coppa per offerte, è emersa durante la quarta campagna di scavi dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma (DAI Roma) a Vetulonia, condotti da Camilla Colombi (DAI) e da Valerj Del Segato.
La campagna di scavi, che si è appena conclusa, è durata tre settimane e si è concentrata su un misterioso edificio etrusco scoperto nel sito di Badia Vecchia. Risalente all’epoca tardo-arcaica e classica (VI-V secolo a.C.), l’edificio si trovava al di sotto di un complesso edilizio ellenistico (IV-II secolo a.C.). I resti murari dell’edificio più antico sono stati rinvenuti sotto le fondazioni ellenistiche e presentano un orientamento diverso.
Gli archeologi ritengono che il complesso potrebbe avere avuto anche una funzione diversa legata alla produzione e al commercio di prodotti, proprio in funzione dell’antico posizionamento di Badia Vecchia su di una laguna, che costituiva un importante snodo per i rapporti commerciali dell’insediamento etrusco di Vetulonia.
Gli archeologi intendono ricostruire l’estensione della laguna, attualmente insabbiata, e indagare le relazioni di Vetulonia con la laguna stessa attraverso gli impianti infrastrutturali presenti sulle sue sponde. Attraverso prospezioni geomagnetiche, l’Istituto Archeologico Germanico di Roma ha individuato un’estesa terrazza lunga 600 metri, su cui sorgono diversi edifici, proprio nella zona di Badia Vecchia. Nelle prime tre campagne di scavo, è stato indagato un tratto della terrazza e un ambiente a nord di essa.
Al progetto hanno partecipato studentesse delle Università di Padova, Siena e Firenze con il supporto dell’Associazione Culturale Archeologica Isidoro Falchi di Vetulonia. Gli scavi si svolgono nell’ambito di una concessione del Ministero della Cultura e in collaborazione con il Comune di Castiglione della Pescaia (GR) e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo, con la partecipazione del MuVet – Museo Civico Archeologico “Isidoro Falchi”.

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